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	<title>Racconti sinceri Archivi - Aesseresinceri</title>
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		<title>Avere i capelli corti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 16:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cronache semiserie di una donna che ha deciso di avere i capelli cortissimi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/avere-capelli-corti/">Avere i capelli corti</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avere i capelli corti, da donna, non è lo stesso che averli da uomo.</p>
<p>Se decidi di tagliarti i capelli corti, molte persone ti chiederanno infatti: “Come mai hai deciso di tagliarli <em>così</em> corti?”. <strong>Non succede mai il contrario</strong>; non credo abbiate mai sentito qualcuno chiedere a una donna: “Perché hai deciso di avere questa lunghezza media di capelli?”. E di certo agli uomini non viene chiesto perché hanno deciso di avere i capelli corti piuttosto che lunghi. A volte mi è stato persino detto: “Che decisione coraggiosa!”. Improvvisamente, diventi un <strong>baluardo di ribellione</strong>, mentre tu desideravi solo un taglio carino e pratico.</p>
<p>Comunque, quando mi chiedono perché ho deciso di tagliare i capelli <em>così</em> corti, io dico sempre che da anni avevo ormai attuato un <strong>graduale processo di accorciamento</strong>, finché un giorno, guardandomi allo specchio e facendo le solite prove che si fanno per capire come si starebbe con una certa pettinatura (tipo la prova frangetta con la coda di cavallo ribaltata sulla fronte, chi dice di non averlo mai fatto mente), non ho realizzato che sarei stata bene con un taglio cortissimo, che in gergo viene chiamato alla <em>maschietta</em>. Ovviamente. In più, fantasticavo da anni di replicare sulla mia testa il taglio iconico di <strong>Anne Parillaud</strong> nel film <em>Nikita, </em>a cui mi sono ispirata per l&#8217;immagine di copertina.</p>
<p>Dopo essermi tagliata i capelli <em>così</em> corti, anche se ho scoperto con sgomento di non assomigliare affatto ad Anne Parillaud, mi sentivo lo stesso un <strong>essere decisamente superiore</strong>, quasi vicina al nirvana. Addio piastre e arricciacapelli! Addio routine con shampoo+balsamo+maschera per domare i miei strani capelli né ricci né lisci ma certamente stronzi! Addio fon! Apertura momento traumatico: evitare di asciugarsi i capelli con il fon non fa venire la cervicale a lungo andare, è un falso mito propagato dalle mamme italiane. Infatti la mia, che è della Repubblica Ceca, non me l’aveva mai detto, e quando le mie amiche mi avevano messo a parte di questa “verità” durante l’adolescenza mi sono sentita a lungo defraudata di una tappa fondamentale per la mia crescita. Chiuso momento traumatico.</p>
<p>Ritornando a noi, dopo il taglio netto mi sentivo quindi <strong>libera dalle catene del marketing tricologico</strong>. E poi lo ammetto, guardavo alle altre donne con i capelli lunghi e dentro di me gongolavo: “Ah! Io ci metto solo trenta secondi a lavarmi i capelli e poi sono a posto, pappappero!”.</p>
<p>Questo finché non è spuntato Lui (no, non quel lui). <strong>Il Ciuffo Maledetto in cima alla testa</strong>.</p>
<h3>Il Ciuffo Maledetto</h3>
<p>Quando si hanno i capelli corti, succede a uomini e donne, a un certo punto spunta dal nulla un ciuffo piazzato non proprio sul cocuzzolo della testa, ma poco dietro. E non è un ciuffo come gli altri: no, lui ignora la forza di gravità e se ne sta sparato verso l’alto, <strong>rovinando una capigliatura altrimenti perfettamente ordinata</strong>. Dicevo, succede anche a molti uomini con un taglio come il mio. Ma loro sembrano fregarsene. A me, invece, fa impazzire, ma più che altro per una questione ossessivo-compulsiva, o forse perché essendo donna ho interiorizzato talmente bene il dover essere sempre sistemata e in ordine da non rendermene quasi conto.</p>
<p>Diverse donne mi hanno raccomandato con foga i seguenti rimedi per ovviare all’annoso problema: gel e cere varie, addirittura una cuffia di cotone o lana da indossare la notte per appianare i ciuffetti ribelli. Io ho risolto schiaffandomi un po’ di acqua sul Ciuffo per poi schiacciarlo con vigore; <strong>perché io il cappello per dormire non me lo metto</strong>, deve essere di una scomodità unica. E non mi risulta che a nessun uomo sia mai stato detto di mettersi un cappellino per dormire altrimenti il suo Ciuffo sarebbe risultato antiestetico l’indomani mattina.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-1015 size-full aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti.jpg" alt="Monica Vitti" width="760" height="500" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti.jpg 760w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti-300x197.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti-100x66.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti-684x450.jpg 684w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></p>
<h3>E io pago</h3>
<p>Oltre al Ciuffo, anche il fattore soldi ha contribuito a minare la mia aura di superiorità di <strong>Donna con i Capelli Corti</strong>. Quando avevo una chioma più lunga, andavo dal parrucchiere giusto due volte all’anno, ben contenta di evitarmi le attese, le spese e le chiacchiere forzate. Adesso devo andarci ogni due mesi, e pagare TRENTADUE EURO ogni volta. Sapete quanto paga mio marito per un taglio similissimo al mio? Sui quindici-diciotto euro. E non deve lottare con la parrucchiera per impedirle di cospargergli la testa con olietti unti o cere appiccicose che faranno sembrare sporchi i suoi capelli appena lavati. <strong>La prossima volta che mio marito va dal barbiere a farsi tagliare i capelli, mi accodo</strong>.</p>
<h3>Freak show</h3>
<p>Da quando mi sono tagliata i capelli <em>così </em>corti, mi sono accorta del verificarsi di un interessante fenomeno. Da un lato, diventi più “rilevante”, perché la gente si ricorda di te: sei la donna con i capelli molto corti. <strong>Fatto alquanto inusuale</strong>. Dall’altro lato, agli occhi degli uomini diventi pressoché invisibile come oggetto sessuale.</p>
<p>Precisiamo: quando portavo i capelli lunghi non è che avessi ai miei piedi folte schiere di uomini, però ricevevo più complimenti o sguardi, solitamente non richiesti. Adesso, invece, ho notato che la qualità dello sguardo maschile che si posa su di me è decisamente diversa,<strong> il che non mi dispiace</strong>: mi fa sentire più libera, ma allo stesso tempo mi ha fatto capire quanto i capelli lunghi rappresentino, per gli uomini e non solo, un simbolo fin troppo circoscritto di femminilità e seduzione. Per esempio, mi è capitato di sentir dire da un collega che a lui piacciono solo ed esclusivamente le donne con i capelli lunghi, le altre non le considera nemmeno. Probabilmente noi donne con il taglio corto siamo ai suoi occhi delle freak da guardare con un po’ di curiosità, un po&#8217; come i delfini che fanno le capriole in aria nei parchi acquatici.</p>
<h3>Gender reveal</h3>
<p>Per altri uomini, noi creature femminili con i capelli corti rappresentiamo talmente un’anomalia da non poter essere classificate come donne, perché nella loro testa regna sovrana <strong>l’equazione capelli corti = maschio</strong>. Mi è successo con lo stewart del traghetto Napoli-Palermo che continuava a chiamarmi “ragazzo” nonostante la mia faccia fosse ad appena dieci centimetri dalla sua. Non ci sono rimasta male, però: anzi, mi sono esaltata. Perché mi è subito venuto in mente che se era possibile scambiarmi per ragazzo, in alcune occasioni lo avrei potuto usare a mio vantaggio! Nella mia testa hanno iniziato quindi a manifestarsi folli visioni in cui, pensate, camminavo senza paura in una strada buia e isolata di notte. Oppure ero la protagonista di uno scenario post-apocalittico in cui mi spostavo di città vuota in città vuota insieme ai miei amici sopravvissuti, senza temere di essere violentata da qualsivoglia predone avessimo incrociato lungo il nostro cammino.</p>
<p>E questo, signori e signore, è il flusso di pensiero tipo che si verifica nella mente di una donna. Anzi: di una donna con i capelli <em>così</em> corti.</p>
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		<title>Cosa ho imparato andando in terapia: i miei two cents</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/cosa-ho-imparato-in-terapia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Nov 2023 11:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto quello che ho imparato sulla terapia grazie ai Soprano, Mad Men e alla terapia stessa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Tutto quello che ho imparato sulla terapia grazie ai Soprano, Mad Men e alla terapia stessa</h2>
<p>Vado in terapia da diverso tempo. Non so se mi ha reso una persona migliore, ma sicuramente mi ha dato modo di ragionare molto sulla <strong>terapia in sé</strong>, fino a generare 5 teorie al riguardo che Unobravo non vi direbbe mai:</p>
<h4>1) In my Tony Soprano era</h4>
<p>Incazzarsi con il/la terapeuta che vi segue <strong>è normalissimo</strong>. D&#8217;altronde, ci incazziamo con perfetti sconosciuti che ci mettono un secondo di troppo per uscire dal parcheggio che stiamo bramando, figuriamoci se non possiamo prendercela con la persona a cui raccontiamo i fatti nostri una o più volte a settimana.</p>
<p>Io di solito mi incazzo perché non coglie il contesto. Magari sto insultando qualcuno che ritengo mi abbia fatto un torto, e la mia psicologa ha la <strong>fastidiosa abitudine</strong> di cercare di mostrarmi la vicenda da un&#8217;altra prospettiva. Ehi, ma da che parte stai, mi viene da dirle? Chi è che ti scrive per spostare le sedute mille volte a causa del lavoro, della vita, del gatto, e poi piange in seduta perché è troppo che non ti vede e nelle ultime due settimane ne ha subite/combinate di cotte e di crude? Io o quell&#8217;altro spregevole individ&#8230; ah, ok posso capire che stia dalla parte dell&#8217;altra persona.</p>
<p>A parte gli scherzi, per essere sicura che abbia il quadro generale di tutta la situazione, mi sforzo tantissimo di dipingere alla mia terapeuta tutto quello che è successo con dovizia di particolari (forse troppi). E a volte sento che mi capisce in pieno, mentre altre volte sento che ha travisato qualcosa. <strong>È un processo di riallineamento continuo, a volte un po&#8217; snervante</strong>: sto cercando di dire, con questo, che quando andate in terapia non dovete aspettarvi un guru illuminato che ogni cosa trascende. Da parte vostra, non basta solo lanciare un amo sperando che il pesce abbocchi: it takes two to make a tango, ma pure la terapia.</p>
<h4>2) Silenzio stampa</h4>
<p>Il punto numero uno mi porta dritto al punto numero due: poco prima della terapia, puntuale come il ricordo della ceretta all&#8217;inguine 5 minuti prima di stendersi sul lettino dell&#8217;estetista e la mia voglia di involtini primavera in preciclo, nella mia testa appare un pensiero luminoso come un&#8217;insegna al neon: <strong>&#8220;Non mi va di parlare dei miei problemi&#8221;</strong> Non mi, non mi va, non mi va. Soprattutto se ho passato una giornata particolarmente stancante al lavoro: già ho parlato tutto il giorno, ora vorrei solo spararmi una birretta, ma che ho fatto di male nella vita, eh Gesù? E poi dover ripercorrere, ad alta voce, tutte le piccole e grandi storture che mi danno filo da torcere nel quotidiano? Oh no, il mio povero cervelletto non ne può più. E pago anche per questa tortura! Che loca!</p>
<p>Sì, ma poi mi basta solo entrare in quella<strong> maledetta stanza ovattata e confortevole</strong> per rovesciare senza tanti complimenti tutto quello che ho in mente addosso a quella santa donna che mi ascolta con calore ed empatia. Questo miscuglio di emozioni mi ricorda quando, prima di cominciare una allenamento, sento di dover predisporre la mia mente pensando che il magnifico rilascio di endorfine post allenamento <strong>vale la pena di tutta la fatica</strong>. Idem per la terapia: dopo mi sento sempre come se avessi spurgato una ferita, e sapendo che mi farà sentire meglio evoco questa sensazione prima della seduta cercando di combattere la pigrizia mentale.</p>
<p>E faccio il parallelismo con l&#8217;allenamento non a caso: durante le sedute mi sento come se stessi rinvigorendo la mia mente, <strong>allenandola a essere il più chiara e obiettiva possibile</strong> per esporre alla mia psicologa uno scenario oggettivo. E mentre le consegno le mie parole, sentendomi più leggera, ci pongo allo stesso tempo particolare attenzione, per capire se e come affinare ciò che le dico. Forse è deformazione professionale, dato che lavoro con le parole, ma sono fermamente convinta che andare in terapia serva anche a imparare <strong>come organizzare i propri pensieri</strong>, come selezionarli e illustrarli. Con il risultato di avere la mente più sgombra, almeno per un po&#8217;.</p>
<h4>3) La durata della terapia</h4>
<p>So che molt* decidono di non intraprendere un percorso di terapia perché ne temono la durata: tuttavia percorsi del genere hanno tempistiche davvero variabili. Ad esempio, una persona a me vicina ha fatto un <strong>percorso di pochi mesi</strong> per risolvere una problematica specifica, mentre io sto in terapia da più anni. Cosa che per lungo tempo mi ha fatto sentire come un fallimento: pensavo che <strong>non sarei mai stata una persona risolta</strong>, ovvero la mia più grande ambizione, ma che avrei fatto sempre fatica a vivere come gli altri, almeno finché non sarei uscita dal limbo della terapia.</p>
<p>Il fatto è che come essere umani siamo sempre abituati a guardare avanti, e <strong>iniziamo qualcosa con l&#8217;obiettivo di finirlo</strong>, soprattutto se riguarda la terapia: ci sentiamo rott* e non vediamo l&#8217;ora di essere aggiustat*. La terapia, però, è refrattaria come un animale selvatico a questa nostra tensione verso il domani, dato che per definizione ci fa accartocciare su noi stessi facendoci scavare di brutto nel nostro passato (perché ricorda: è sempre colpa dei tuoi genitori).</p>
<p>Inoltre, la mia psicologa mi dice spesso di fermarmi per contemplare tutte le cose che sono riuscita a migliorare, invece di concentrarmi sugli ostacoli rimasti; tuttavia, la<strong> verità nient&#8217;affatto consolatoria</strong> che vi posso offrire oggi è che su questi ostacoli che mi bloccano continuerò a lavorarci chissà per quanto ancora. E forse non li aggirerò mai, ma dovrò semplicemente imparare a conviverci: perché quello che mi hanno insegnato la mia psicologa e quel <strong>capolavoro di Mad Men</strong> è che l&#8217;obiettivo della terapia non è diventare dei prodotti da supermercato perfettamente lustrati, ma accettare di essere un po&#8217; ammaccati e di poter finire su Too good to go: ma questo vuol dire che siamo comunque meritevoli di essere scelti. E pensate che&#8230; potremmo persino arrivare ad amare le nostre ammaccature!!! Assurdo!</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-976 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-300x300.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-1024x1024.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-150x150.jpg 150w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-768x769.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-100x100.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-450x450.jpg 450w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-120x120.jpg 120w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2.jpg 1170w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h4>4) Terapia non fa rima con epifania</h4>
<p><strong>Non esistono epifanie nella terapia</strong>. Mi dispiace, ma è così: non c&#8217;è un momento da film, in cui il/la terapeuta dice qualcosa di saggio e all&#8217;improvviso tutta la nebbia si dirada per far spazio alla luce della conoscenza suprema di noi stessi. Si tratta, invece, di un lavoro faticoso e certosino, in cui lo scalpello che utilizziamo può far volar via al massimo qualche scheggia di luce. Queste poi si possono ricomporre per dar vita a un quadro del nostro passato (perché ripeto: tanto è sempre colpa dei nostri genitori) e del nostro presente, ma bisogna star lì, chinati insieme al/alla terapeuta che vi tiene la torcia e vi dice &#8220;Uè, ma parlami della tua infanzia!&#8221;.</p>
<h4>5) Change is good</h4>
<p>Questo è un punto più doloroso, perché lo sto vivendo io stessa. A volte, anche se so che può essere ok stare in terapia per più tempo, e che non si tratta di una sconfitta, mi chiedo se magari non sia arrivato il momento di <strong>cambiare psicologa</strong>. Se forse, ormai, con la mia terapeuta non ci conosciamo troppo bene e non c&#8217;è più nulla che possa fare, nonostante senta che ho ancora alcuni nodi da sciogliere.</p>
<p>Anche in questo caso una persona che conosco bene ha vissuto questa situazione, scegliendo di cambiare il proprio psicologo perché ormai sentiva che non c&#8217;era più nulla che potessero fare insieme, nonostante ci fosse rispetto e stima da entrambe le parti. Può succedere: a diversi momenti può corrispondere una persona diversa che che getti nuova luce su problemi invecchiati male come i pinocchietti di jeans. <strong>La vita evolve, noi evolviamo, e la terapia che seguiamo lo fa insieme a noi. </strong></p>
<p>Ma sapete, vero, cosa non cambierà mai, nei secoli dei secoli amen? Che la colpa è SEMPRE dei nostri genitori ❤ Scherzo vvb anche se mi fate spendere un sacco di soldi.</p>
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		<title>L’Effetto Rachel Green: i danni delle romcom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 09:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rachel Green, commedie romantiche e altre cose importantissime</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;Effetto Rachel Green è un fenomeno scientifico che ho individuato in molte commedie romantiche: ecco in cosa consiste</h2>
<p align="left">Tutti ti mettono in guardia dai <strong>pericoli dei film Disney</strong>. “Non funziona così nella vita vera, te la devi cavare da sola senza nessun principe azzurro che venga a salvarti!”. Ti mettono in guardia dagli effetti nefasti di certe commedie romantiche. “Non funziona così nella vita vera, te la devi cavare da sola senza nessun principe azzurro che venga a salvarti!”. Ti mettono in guardia persino dai porno. “Il sesso non funziona così nella vita vera!”.</p>
<p align="left">E guardate che <strong>io sono d’accordo</strong>: queste convinzioni sono figlie di una matrice contemporanea e femminista che mi appartiene. Mi sta più che bene non essere salvata da principi azzurri e non dover sottostare a estenuanti sessioni amorose in posizioni che alla lunga sembrano alquanto scomode (senza parlare di quei porno che degradano il ruolo della donna, ma ne parleremo un’altra volta), non è questo il problema.</p>
<p align="left">Il punto è che c’è un altro messaggio subliminale e persistente da cui in pochi ti mettono in guardia e che è strisciato dai film e i libri fino a germogliare rigoglioso nella mia povera testolina, ossia che ognuno in fondo è speciale e talentuoso, anche se non lo sa… <strong>anzi, soprattutto se non lo sa!</strong> Più il mondo gli dice il contrario, più lo sventurato protagonista vedrà riconosciuti i suoi meriti semi-nascosti, alla fine della storia. Per comodità lo chiamo <strong>l’Effetto Rachel Green</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/rachel-green.webp" /></p>
<p align="left">Sì, parlo della Rachel Green di Friends, quella interpretata da <strong>Jennifer Aniston</strong>. Le voglio bene ed è diventata il mio personaggio preferito a una seconda visione della serie TV, spodestando Monica dal trono; ma questo non significa che non sia arrabbiata con lei. Pensateci su: all’inizio di Friends Rachel è davvero messa male in arnese. Ha appena lasciato il suo promesso sposo all’altare, è viziata e inconcludente, finisce a fare la cameriera ma è un totale disastro.</p>
<p align="left">Eppure da un giorno all’altro, grazie a un incontro fortuito, quella gran culo di Rachel inizia a lavorare da Ralph Lauren dove intraprende una fulgida carriera basata sul suo occhio naturalmente visionario per la moda. E negli ultimi tempi ho visto questo meccanismo anche in molti altri film, come <strong>Non è romantico?, Come far perdere la testa al capo (di cui parlo anche <a href="https://www.aesseresinceri.it/ornella-vanoni-e-orietta-berti/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>), Gente que viene y bah</strong>, le cui trame mescolano sapientemente il genere rosa con percorsi di realizzazione personale della protagonista.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Come-far-perdere-la-testa-al-capo.webp" /></p>
<p align="left">Perché adesso l<strong>a strada per la felicità è ostacolata anche da un lavoro</strong> all’interno dell’ambito che la nostra eroina ha sempre agognato ma che non la soddisfa pienamente, vuoi perché il capo è uno stronzo, vuoi perché si trova in un’azienda obsoleta rispetto alla sua visione innovativa, vuoi perché è bloccata in un ruolo che non rende giustizia al suo potenziale che perciò rimane inespresso (potenziale enorme ma di cui lei non è pienamente conscia, a differenza del suo migliore amico/sorella che la sprona sempre).</p>
<p align="left">Ovviamente il film si conclude con la protagonista che, dopo varie peripezie, angosce e delusioni, a) si fidanza, b) grazie a un’idea che le è piovuta in testa per puro caso mentre si destreggiava tra gli affari di cuore ottiene un nuovo lavoro, nel quale manco a dirlo è finalmente apprezzata per <strong>il suo genio ormai visibile agli occhi di tutti </strong>(variazione sul tema: rimane nell’ufficio dove stava prima ma il suo capo stronzo è stato licenziato in quanto tale e lei prende il suo posto, dando l’avvio a un applaudito processo di rimodernamento).</p>
<p align="left">È palese ormai che sempre più commedie romantiche, in ordine di sopravvivere, abbiano continuato sulla strada tracciata da Friends <strong>andando oltre i propri cliché amorosi</strong>, pur conservando la natura illusoria per la quale hanno raggiunto il successo: se prima infatti si concludevano con “e vissero tutti felici e contenti”, ora recitano “e vissero tutti felici e contenti e con un ottimo lavoro”. Prima non è che le protagoniste delle rom-com non avessero un lavoro, solo che era una sfera marginale della trama, un accessorio che non diventava parte delle barriere che dovevano superare per poter essere pienamente realizzate.</p>
<p align="left">Con tutta probabilità si è deciso che questo genere di film doveva essere al passo coi tempi e quindi accompagnare l’evoluzione della <strong>giovane donna millennial</strong> (che odio questa parola, ma ci scommetto le chiappe che in qualche ufficio losangelino hanno presentato così il panel dedicato a questo nuovo corso cinematografico), dando maggiore spazio alla sua autodeterminazione nel campo lavorativo; non è politicamente corretto né moderno dar vita a una protagonista femminile che per tutto il film cerca solo di coronare il proprio sogno d’amore.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Il-matrimonio-del-mio-migliore-amico.jpg" /></p>
<p align="left">Immagino quindi gli sceneggiatori dietro a queste storie darsi delle pacche sulle spalle e dirsi <strong>“uè ma come siamo verosimili e femministi”</strong>, beh no, non lo siete. Avete solo costruito un altro oggetto di desiderio tanto facile da bramare quanto difficile da raggiungere nella vita reale, brutti idioti. Ci chiedono infatti di identificarci con la protagonista del film, suggerendo che ognuno di noi è un fiocco di neve speciale e talentuoso in una maniera assolutamente spontanea, e altrettanto spontaneamente ci verranno riconosciuti i meriti per questo.</p>
<p align="left">Peccato che si possa anche nascere con un talento incorporato, solo che nella stragrande maggioranza dei casi <strong>va assistito, e curato, e nutrito</strong>. Proprio come l’ispirazione; sì, è tanto romantico pensare di sedersi davanti al computer, che so, per poi scrivere dal nulla e in breve tempo il grande capolavoro del 21esimo secolo… ma la verità, temo, è che i capolavori richiedono anche grande fatica, e non solo una predisposizione naturale venata di genialità.</p>
<p align="left">Però nei momenti difficili, quando penso di essere una povera scema incapace, allora mi trastullo sognando di essere anche io come le ragazze dei film descritti. Magari anche io ho del talento in procinto di sbocciare ma non ne sono ben consapevole, così come non lo sono gli altri che mi circondano, e che magari devo solo aspettare e avrò dei grandi riconoscimenti fortuiti, <strong>e poi arriverà anche Tom Cruise</strong> a dirmi “Stasera, per il nostro progetto, per la nostra società è stata una serata molto importante. Ma non era completa. Perché non potevo condividerla con te. Non sentivo la tua voce e non potevo ridere insieme a te. Mi manca mia moglie. Viviamo in un mondo cinico. E lavoriamo in un ambiente di persone fortemente competitive. Io ti amo. Tu, tu mi completi”.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Jerry-Maguire.jpg" /></p>
<p align="left">Ah! Maledette commedie romantiche, i danni che ci avete fatto. Eppure starò sempre lì, pronta a vedermene una su Netflix col gelato davanti, <strong>come nei cliché più spudorati sul tema</strong> (e sempre capace di separare la realtà dalla fantasia e di incazzarmi con Rachel Green pur vedendola come somma arbiter elegantiae, ça va? E poi Tom Cruise nemmeno mi piace, è un fanatico di Scientology).</p>
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		<title>Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 09:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti": lo so, che razza di titolo eh? Nel post mi spiego meglio, promesso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/ornella-vanoni-e-orietta-berti/">Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>&#8220;Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti&#8221;: lo so, che razza di titolo eh? Super SEO-friendly, oltretutto. Ora mi spiego, promesso</h2>
<p align="left">Anche se mi ronzava in testa già da un po’, l’idea per questo post ha preso davvero forma grazie a due visioni differenti ma rivelatesi complementari.</p>
<p align="left">La prima è una <strong>puntata di Techetechetè</strong> incentrata su Orietta Berti, in cui ho scoperto che Orietta ha sfornato diverse hit oltre a Finché la barca va, e che è stata spesso derisa dalla stampa per il suo aspetto salubre da contadina romagnola. Si facevano, inoltre, continui paragoni tra lei e le colleghe considerate più cool e attraenti, come Mina od Ornella Vanoni: ad esempio nella puntata hanno fatto vedere uno spezzone sgradevole dove un giornalista incalzava Orietta, chiedendole perché, secondo lei, gli uomini le preferissero Ornella Vanoni (nel mentre immaginatemi seduta sul divano a strepitare “Orietta ma sputagli in un occhio a questo!!!”).</p>
<p align="left"><strong>Conclusione:</strong> avvenenza &gt; semplicità</p>
<p align="left">La seconda visione invece è quella del film <strong>Come far perdere la testa al capo</strong>, di cui parlo anche in <a href="https://www.aesseresinceri.it/effetto-rachel-green/" target="_blank" rel="noopener">questo post</a>. Qui il protagonista maschile sta con una modella dipinta come noiosa e insipida. La porta a un ristorante esclusivo, gesto di cui la modella è super felice, ma il tizio non fa che sognare il momento in cui ha mangiato una pizza seduto per terra con l’altra protagonista del film, una ragazza goffa ma carina e alla mano. Ovviamente nel finale il nostro si fidanza con quest’ultima.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Come-far-perdere-la-testa-al-capo.webp" /></p>
<p align="left"><strong>Conclusione:</strong> semplicità &gt; avvenenza</p>
<p align="left">Allora, io mi sono rotta. Perché in entrambi i case study (madonna se me la sento calda) secondo me c’è un’immagine della donna di come deve essere. E non solo: di come deve essere per risultare giusta, e finanche per piacere agli uomini. <strong>L’ideale supremo, ovviamente, sarebbe di coniugare i due aspetti</strong> (semplicità e avvenenza) ed essere quindi una modella che però posta le foto del cheeseburger che si è appena mangiata, magari mettendo anche come didascalia “Vegano stammi lontano!”. Jackpot.</p>
<p align="left">E mica lo dico solo io. C’è un discorso simile anche nel libro e nel film <strong>Gone Girl</strong>: “Gli uomini dicono sempre così no? Il complimento assoluto: è una strafica! La strafica è sexy. La strafica è divertente […] se lui vuole, lei sarà una sciacquetta che parla di football e mangia ali di pollo al fast food.”.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/gone-girl-lamore-bugiardo-film.png" /></p>
<p align="left">Idea che poi è perpetrata dalle donne stesse. Basta pensare a pagine Facebook come <strong>Alpha Woman</strong>, i cui meme dileggiano le attività considerate femminili (mettersi lo smalto, fare shopping) per esaltare invece il ruttare, il mangiare tanto e soprattutto grasso, eccetera eccetera. Nei meme di Alpha Woman si rintraccia la convinzione che queste qualità, essendo ritenute maschili, <strong>sono intransitivamente più apprezzabili</strong>. Dunque se una donna se ne appropria verrà stimata. “Mangi quanto me! Sei una grande! Non sei come le altre ragazze che ho conosciuto!”. Quello che dico io è: se rutti o ami le costolette non c’è niente di cui vantarsi; ma nemmeno niente di cui vergognarsi. È una cosa normale. Ci vantiamo forse di respirare? Non mi sembra.</p>
<p align="left">E soprattutto, se rutti, se imprechi, non dovresti farlo perché è “da maschi”. Lo fai perché ti va, <strong>perché è un tratto della tua personalità</strong>. Così come se mi va parlo di trucchi o magari sto attenta a quello che mangio, senza che per questo debba essere considerata noiosa o una mammoletta. Se mi va posso essere la ragazza che mangia pizza seduta per terra, e al tempo stesso essere felice di andare in un ristorante chic. Se mi va un giorno voglio poter essere Ornella Vanoni, e quello dopo essere Orietta Berti (magari senza la sua predilezione per <a href="https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/orietta_berti_pd_luigi_di_maio-3481721.html" target="_blank" rel="noopener">una certa persona</a>).</p>
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