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	<title>Recensioni sincere Archivi - Aesseresinceri</title>
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		<title>I libri del 2023: la mia classifica personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2023 11:04:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anno nuovo, libri nuovi: ecco la mia classifica dei migliori romanzi letti nel 2023!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/libri-2023-classifica/">I libri del 2023: la mia classifica personale</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi facciamo due delle mie cose preferite, parlare di libri e stilare classifiche: ecco quindi i libri del 2023 che ho più amato</h2>
<p align="left">È giunto quel momento in cui <strong>si tirano le somme</strong>: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto, riflettendo con attenzione su quelli che ho apprezzato o detestato (così mi distraggo dal pensare a tutti i risultati che non ho raggiunto, ai buoni propositi mancati, ai rimpianti, al tempo che passa, e va bene la smetto). Da questa analisi estremamente ponderata nasce la mia classifica sui <strong>migliori libri del 2023. </strong>Piccolo disclaimer: non sono per forza libri usciti quest’anno!</p>
<h2>Libri al cardiopalma</h2>
<h3>Posto sbagliato, momento sbagliato</h3>
<p>Hai detto viaggi nel tempo? Hai detto thriller psicologico? Eccomi! Se anche voi amate questi temi, non potete perdervi il libro <strong>Posto sbagliato, momento sbagliato di Gillian McAllister</strong>. Come ogni thriller che si rispetti, non si riesce a posare una volta iniziato, in più è ricco di tensione e colpi di scena inaspettati.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-993 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-300x150.webp" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-300x150.webp 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-768x384.webp 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-100x50.webp 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-700x350.webp 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato.webp 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Questi elementi più classici si combinano con una struttura insolita ma che funziona alla grande: il libro inizia subito con un omicidio, e<strong> la protagonista viaggia a ritroso nel tempo</strong> per capire come impedire a suo figlio di commetterlo, scoprendo diversi aspetti che non conosceva della sua famiglia. Grazie a questa tematica, l&#8217;autrice ne approfitta per riflettere anche sulla sindrome dell&#8217;impostore, sulle aspettative nei confronti delle madri lavoratrici nella società e altre cose simpatiche prodotte dal nostro amico patriarcato.</p>
<h3>Il mio omicidio</h3>
<p>Se il libro precedente ha una struttura particolare, <strong>Il mio omicidio di Katie Williams</strong> ne presenta una ancora più inedita: in questo caso abbiamo una protagonista che indaga direttamente sul suo omicidio. Sì, perché Williams immagina un mondo leggermente più futuristico del nostro, con macchine autopilotate e soprattutto la possibilità di <strong>riportare in vita le persone decedute</strong> creando dei cloni che assomigliano loro in tutto e per tutto. Magnifico, no? Insomma, se come la protagonista Lou sei stata vittima di un omicidio efferato e devi farci i conti continuamente. Lou decide infatti di parlare con il suo assassino in carcere per provare a cercare delle risposte, che però saranno piuttosto inaspettate&#8230;</p>
<p>Questo romanzo non è un semplice thriller, sebbene rappresenti un ottimo esempio del genere: rispetto a Posto sbagliato, momento sbagliato, riflette secondo me <strong>in maniera ancora più incisiva e sorprendente</strong> sul ruolo della donna oggi, mostrando grazie alle due Lou (pre e post omicidio) che in una persona possono convivere più aspetti, anche stridenti tra loro, e che dobbiamo rinunciare definitivamente a quest&#8217;idea della Madre senza macchia e senza desideri. Anche nel romanzo i diversi livelli che si creano convivono armoniosamente tra di loro, e Williams riesce nell&#8217;intricato compito di tenere alta la tensione e di fare riflessioni acute senza essere didascalica. Insomma, approvatissimo!</p>
<h3>La vita intima</h3>
<p>Mamma mia questo libro è una lettura da cardiopalma! L’ho finito in due giorni perché DOVEVO sapere cosa sarebbe successo a Maria Cristina, la protagonista de<strong> La vita intima di Niccolò Ammaniti</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-989 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-300x169.jpg" alt="" width="343" height="193" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-300x169.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-1024x576.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-768x432.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-100x56.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-700x394.jpg 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima.jpg 1280w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></p>
<p>Ammaniti ci butta nella vita apparentemente perfetta di Maria Cristina, ex modella e moglie dell’attuale premier, che un giorno riceve un <strong>video compromettente sul suo cellulare</strong>. Da lì, il macello: Maria Cristina si agita, corre, indaga, cambia taglio di capelli, si scarnifica un alluce, tutto per non mandare all’aria una vita che in fondo non la soddisfa pienamente.</p>
<p><strong>Il libro funziona divinamente a livello di narrazione</strong>, è costruito in maniera certosina per non fartelo mettere giù, e anche quando lo metti giù per espletare le tue funzioni vitali non vedi l’ora di riprenderlo in mano. D’altronde<strong> la struttura a “bomba a orologeria”</strong> con lo scandire dei giorni prima del grande disastro funziona sempre benissimo, anche al cinema (infatti non mi stupirei di vedere il libro trasposto sul piccolo o grande schermo). Ma non potrebbe funzionare così bene se non ci fossero quei personaggi sopra le righe ma in qualche modo sorprendentemente verosimili alla Ammaniti.</p>
<h2>Libri sulle famiglie</h2>
<h3>Patria</h3>
<p>Hai detto saga famigliare intrecciata a eventi storici? Con <strong>Patria di Fernando Aramburu</strong> hai tutto questo e molto di più. La storia vede contrapporsi due famiglie, quelle del Joxian e del Txato, le quali vivono in un paesino nei Paesi Baschi e sono legate da una grande amicizia che si rompe quando il Txato rimane vittima di un attentato dell’ETA, di cui fa parte uno dei figli di Joxian.</p>
<p>Il libro è una strana commistione di <strong>elementi esotici e famigliari</strong>: molti termini utilizzati dall’autore appartengono all’euskera, una delle lingue parlate nei Paesi Baschi, e danno quasi la sensazione di sentir parlare di avvenimenti accaduti in un altro mondo. A questo mood ha contribuito anche la mia scarsa conoscenza delle vicende legate all’ETA, lo ammetto.</p>
<p>Aramburu mi ha riportata coi piedi per terra collegando la Storia, quella solenne e da Wikipedia, con quelle piccole nefandezze che compiono le persone nella vita di tutti i giorni, quelle che pensiamo facciano solo gli altri: Aramburu invece ci sgama di brutto e sa di parlare a chiunque con alcuni dei temi che tocca (come il rapporto con il denaro, l’invidia sociale). Ogni grande azione viene indagata a ritroso fino a ritrovarne la radice più misera, ma arrivati a quel punto hai osservato tutti i personaggi da <strong>una posizione privilegiata</strong> e li comprendi, anche se a volte vorresti picchiarli. Un po’ come succede a volte con la propria famiglia, no?</p>
<h3>Domani a quest’ora</h3>
<p>Noi <strong>rimuginers</strong> passiamo ore e ore a immaginare come avremmo potuto agire diversamente. “E se…?” è il nostro incipit preferito. Figuriamoci quindi se non avrei potuto amare Domani a quest’ora di Emma Straub, libro incentrato sugli “E se…?”.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-990 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-300x93.jpg" alt="" width="377" height="117" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-300x93.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-768x238.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-100x31.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-700x216.jpg 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora.jpg 970w" sizes="(max-width: 377px) 100vw, 377px" /></p>
<p><strong>Alice è una 40enne newyorkese</strong> con una vita tutto sommato ok, che però sta per diventare molto meno ok per via di suo padre Leonard, bloccato in un letto di ospedale da settimane. Alice si chiede se tornando indietro nel tempo non potrebbe cambiare le cose, aiutare suo padre ad avere una vita più sana, e perché no, modificare anche alcune cose della propria, di vita. Presto detto: dopo una notte decisamente alcolica, <strong>Alice si risveglia nel 1996</strong> con un corpo da adolescente e un padre in forma smagliante. È ancora tutto possibile.</p>
<p>A me Domani a quest’ora ha fatto venire un magone terribile, perché queste storie con un genitore da salvare e di viaggi nel tempo sono il mio <strong>Roman Empire</strong>. E poi è ambientata a New York, che <strong>è raccontata in maniera davvero speciale</strong>, tra quartieri che sembrano borghi incantati e posti iconici dove mangiare hot dog untissimi. L’unica nota un po’ negativa per me riguarda la protagonista: mi è sembrato che avesse poco carattere, che fosse quasi indefinita. Forse si perde un po’ troppo nella coolness della New York descritta nel libro e nella natura fantascientifica del libro.</p>
<h3>Dove non mi hai portata: mia madre, un caso di cronaca</h3>
<p>Accidenti a Maria Grazia Calandrone, autrice di questo libro che ogni volta mi faceva piangere in metro. <strong>Dove non mi hai portata</strong> racconta<strong> la storia vera dei genitori di Calandrone</strong>, Lucia e Giuseppe, morti suicidi e costretti ad abbandonarla loro malgrado. L&#8217;autrice scava nella loro scelta fino a ricostruirla nei minimi dettagli, con una comprensione dei gesti compiuti da ogni protagonista della vicenda che mi ha lasciata senza fiato. Penso che non tutt* sarebbero in grado di scarnificare il proprio passato e offrirlo con una tale generosità a chi legge come Calandrone, <strong>ed è questo a rendere il libro speciale</strong>. Lo sarebbe stato ancora di più, a mio avviso, se Calandrone avesse rinunciato alla sua deformazione professionale da poetessa, tratto che a volte appesantisce la storia che è già perfettamente potente di suo.</p>
<h2>Libri che inizialmente avrei snobbato e per fortuna che non l&#8217;ho fatto</h2>
<h3>Le vite nascoste dei colori + L’isola dei battiti del cuore</h3>
<p>Grazie alla mia amica Simona quest&#8217;anno ho letto ben due libri di <strong>Laura Imai Messina</strong>, scrittrice italiana che vive in Giappone da diversi anni. Devo dire che se non fosse stato per Simona, difficilmente avrei letto dei libri con dei titoli del genere: li avrei trovati troppo sdolcinati, e me ne sarei andata allegramente per la mia strada. Per fortuna però, di fronte alle sue <strong>recensioni entusiastiche,</strong> sono andata oltre l&#8217;aspetto e devo dire che ho trovato un contenuto suggestivo e in grado di catturare l&#8217;attenzione (anche se qualche nota un po&#8217; troppo mielosa l&#8217;avrei comunque evitata, scusa Simo non me ne volere).</p>
<p>Il Giappone di Laura Imai Messina non è il Giappone kawaii, e non è nemmeno il Giappone misterioso e a tratti crudo di Murakami. Si tratta di un Giappone quasi incantato, che racconta la tradizione dei kimono in <strong>Le vite nascoste dei colori</strong>, o isole lontane ma realmente esistenti in cui ascoltare i battiti del cuore registrati da varie persone nel mondo, come ne <strong>L&#8217;isola dei battiti del cuore</strong>. Allo stesso tempo i due libri riescono a essere<strong> molto concreti</strong>, perché raccontano di piccole e grandi tristezze che potrebbero essere quelle di chiunque. In questo modo si riesce ad &#8220;abbattere&#8221; la distanza relativa all&#8217;esotismo del Giappone, perché arrivi a pensare che in fondo tutto il mondo è paese, signora mia.</p>
<h3>Tomorrow, tomorrow and tomorrow</h3>
<p>Questo romanzo di Gabrielle Zevin per me vince a mani basse il titolo di <strong>libro più bello letto nel 2023</strong>. Anche in questo caso mi veniva un po&#8217; da snobbarlo perché era diventato un<strong> fenomeno virale su TikTok</strong> (boomeeeeeeer) ma invece mi sono dovuta ricredere: in metro ero così immersa nella lettura che riuscivo a ignorare con facilità anche chi ascoltava musica balcanica a tutto volume senza cuffie. E una volta ho quasi perso la mia fermata!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-991 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-300x156.jpg" alt="" width="356" height="185" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-300x156.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-1024x533.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-768x400.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-1536x800.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-100x52.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-700x365.jpg 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-1600x833.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 356px) 100vw, 356px" /></p>
<p>Il libro mi è piaciuto così tanto perché Zevin è riuscita a fare una cosa che non riesce a tutt*: <strong>creare un mondo</strong>, e per di più un mondo verosimile e tridimensionale. Anche i suoi protagonisti per lavoro creano mondi: Sam e Sadie sono amici, un po&#8217; si amano o forse no, ma soprattutto realizzano insieme videogiochi amatissimi in tutto il mondo.</p>
<p>Non aspettatevi una storia d&#8217;amore, perché <strong>Tomorrow, tomorrow and tomorrow</strong> è più un dietro le quinte sul lavoro di un team che crea qualcosa di bello e duraturo, e su come funziona quel processo che viene dopo la frase &#8220;Ehi, ho avuto un&#8217;idea&#8221;. Questa parte mi ha raccontato tantissimo <strong>la stupenda serie TV</strong> <a href="https://www.aesseresinceri.it/recensione-halt-and-catch-fire/">Halt and catch fire</a>, la quale si basa sulle stesse dinamiche.</p>
<p>In conclusione, devo dire solo che se avessi scritto io il libro avrei lasciato da parte qualche <strong>nota troppo melodrammatica</strong>. Però non l&#8217;ho scritto io e Zevin si sta probabilmente godendo la sua ricchezza a bordo di uno yacht, quindi chi ha ragione?</p>
<h3>Dio di illusioni</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Con </span><b>Dio di Illusioni</b><b> di Donna Tartt</b><span style="font-weight: 400;"> ho finalmente fatto pace con l&#8217;autrice dopo aver letto </span><b>Il Cardellino</b><span style="font-weight: 400;">. Sì, perché il Cardellino è scritto squisitamente e quello che volete, ma non posso leggere 800 pagine fine a sé stesse. I protagonisti di Tartt sono spesso individui che vagano, sbevazzano, passano la giornata in maniera inconcludente, e dopo un po&#8217; ti senti la loro frustrazione addosso, ma almeno in </span>Dio di Illusioni<span style="font-weight: 400;"> la condizione allucinata del narratore è sorretta dalle<strong> venature thriller della trama</strong>. Infatti c&#8217;è di mezzo un omicidio, un gruppo di studenti del college e un professore di greco antico che esercita su di loro un fascino magnetico. Tutte le testoline dei protagonisti vengono magistralmente vivisezionate da Tartt, scoperchiando verità nient&#8217;affatto confortevoli.</span></p>
<h3>L&#8217;arte di saper fallire</h3>
<p>Di solito diffido dai libri di self-help, dato che spendo già abbastanza soldi per <a href="https://www.aesseresinceri.it/cosa-ho-imparato-in-terapia/">andare in terapia</a>. Però questo libro di <strong>Elizabeth Day </strong>(tratto da un suo podcast famosissimo) mi è piaciuto perché non ti offre soluzioni spicciole e non promette grandi miracoli. Ti invita invece a guardare al fallimento da un&#8217;altra prospettiva, e ti offre dei racconti di altre persone che in molti casi hanno sperimentato le tue stesse vicissitudini. E questo ti fa sentire decisamente <strong>meno sola e cretina</strong>.</p>
<h2>Libri con protagoniste pazzesche</h2>
<h3>Appunti sulla tua scomparsa improvvisa</h3>
<p>Anche il <strong>libro di Alison Espach</strong>, come molti di quelli che ho letto quest&#8217;anno, ha tutte le carte in regola per non essere mai posato mentre lo si legge, grazie alla madre di tutte le formule per non posare mai un libro, ovvero <strong>La Storia d&#8217;Amore Tormentata</strong>. In questo caso, si svolge tra Sally e Bill, rispettivamente sorella ed ex fidanzato di Kathy, morta in un incidente di macchina.</p>
<p>Il romanzo mi è piaciuto particolarmente anche per la<strong> figura di Sally</strong>, super credibile, impresa non facile da compiere dato che la conosciamo da piccola, da adolescente e da donna adulta. La sua è una storia di formazione atipica, dato che passa attraverso il lutto per la sorella, ma rispecchia tutti <strong>i canoni del genere</strong> se non per un dettaglio: finalmente vediamo una ragazza arrapata! Oh, ed era ora! Sembra che nei libri o nei film sia un privilegio solo dei maschi, mentre le ragazze dovrebbero essere delle ancelle virginali. Per fortuna Espach ha avuto una grande intelligenza e un grande intuito nel trattare questo tema, daje Alison.</p>
<h3>Poverina</h3>
<p><b>Poverina </b>di<b> Chiara Galeazzi</b> n<span style="font-weight: 400;">on è solo la storia vera di una donna di 34 anni che viene colpita da un ictus, ma è anche la storia di una persona che parte da una base già traballante: lavori complicati, colleghi del cazzo, antiacidi e attacchi di panico. Cose di cui noi millennial non sappiamo nulla, vero? A-ha.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-992 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-300x200.webp" alt="" width="344" height="229" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-300x200.webp 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-1024x683.webp 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-768x512.webp 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-100x67.webp 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-675x450.webp 675w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 344px) 100vw, 344px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello di cui non sapevo molto, invece, è </span><b>come reagire quando qualcuno ha un ictus</b><span style="font-weight: 400;"> (o una malattia altrettanto invalidante), che sarebbe il perno su cui si regge il libro: non bisogna dare della poverina/o! Ossia, ho capito che sarebbe fantastico saper scindere la malattia dalla persona, senza sguazzare nel pietismo. Un po&#8217; intricato per me: a volte quando interagisco con chi ha passato un guaio fisico, anche se l* conosco poco, sento di dover mostrare la mia solidarietà, che magari può venir scambiata per compassione. Poverina però mi ha insegnato, tra una risata e l&#8217;altra, a farmi qualche domanda in più in merito a queste tematiche.</span></p>
<h3>Daisy Jones and the six + I 7 mariti di Evelyn Hugo</h3>
<p>Sempre per la serie &#8220;libri impossibili da posare una volta iniziati&#8221;, non posso non citare <strong>questi due libri di Taylor Jenkins Reid</strong>. Il primo racconta la storia di una band alla Fleetwood Mac: un sacco di componenti, un sacco di casini, un sacco di alcol e droga. Il secondo racconta invece la storia di un&#8217;attrice della Vecchia Hollywood, con un sacco di casini e alcol anche in questo caso. E un sacco di mariti, ovvero i 7 del titolo.</p>
<p>Entrambi i romanzi mi sono piaciuti tantissimo perché l&#8217;autrice è riuscita a rendere delle storie inventate di sana pianta del tutto credibili. Ad esempio <strong>Daisy Jones and the six</strong>, da cui hanno tratto anche una serie TV abbastanza mediocre, risulta verosimile e interessante anche grazie al largo spazio dedicato al processo creativo di un brano musicale, cosa di cui non sapevo molto dato che so suonare solo l&#8217;inizio de L&#8217;inno alla gioia su tastiera.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-994 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-300x225.png" alt="" width="344" height="258" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-300x225.png 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-1024x768.png 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-768x576.png 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-100x75.png 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-600x450.png 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 344px) 100vw, 344px" /></p>
<p>Però mi piace il cinema, e lo conosco bene: infatti <strong>I 7 mariti di Evelyn Hugo</strong> rappresenta per me la vera chicca di Jenkins Reid, dato che si inventa decine di film che potrebbero essere esistiti tranquillamente e all&#8217;interno dei quali recita la finta Evelyn Hugo, basata su un mix di attrici dell&#8217;epoca d&#8217;oro di Hollywood. Questo &#8220;Frankenstein&#8221; funziona alla perfezione, e non puoi fare a meno di fare il tifo per lei durante tutti i problemi che si ritrova ad affrontare.</p>
<h2>Libri strani forte</h2>
<h3>Sirene + I terrestri</h3>
<p>Senza dubbio, <strong>Sirene di Laura Pugno</strong> e <strong>I terrestri di Sayaka Murata</strong> sono tra i libri più strani che abbia mai letto. Strani e anche parecchio disturbanti, infatti consiglio la lettura a chi ha lo stomaco forte. Io non ce l&#8217;ho, e infatti non so nemmeno perché li abbia letti, ma nonostante tutto li ho apprezzati.</p>
<p><strong>I terrestri</strong> perché presenta una protagonista irresistibile che ritiene di essere un&#8217;aliena, convinzione che ovviamente le causa non pochi problemi. In pratica, il libro rappresenta l&#8217;estensione di un esercizio che si fa spesso nei corsi di scrittura, che consiste nell&#8217;immaginare <strong>l&#8217;arrivo di un alieno sulla Terra</strong> a cui sembrano giustamente assurde le nostre abitudini e a cui bisogna spiegare quindi come funzionino. Solo che l&#8217;autrice porta quest&#8217;esercizio in territori davvero inaspettati e un po&#8217; schifosetti. A me ha ricordato anche <strong>The Dreamers</strong>, in alcuni punti&#8230; un The Dreamers cannibale, non dico altro. Gesù, che strano libro.</p>
<p>Anche<strong> Sirene</strong> non scherza, però: non aspettatevi che le sirene del libro siano quelle creature melodiose e luccicanti alla Disney, direi che sono come quelle di Ulisse, ma decisamente più selvatiche e aggressive. D&#8217;altronde fanno bene a esserlo: gli umani le hanno ridotte in cattività, e le sfruttano per farne carne da sushi e per utilizzarle nei bordelli, il tutto mentre vivono sottoterra a causa di un sole diventato ormai cancerogeno ai massimi livelli. E se vi aspettate una redenzione dei protagonisti, beh, non arriverà. <strong>Anche se c&#8217;è qualcosa che assomiglia a un lieto fine</strong>, e meno male direte voi, sennò questo libro sembrava veramente un elenco di cose brutte e basta.</p>
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		<title>Documentari da vedere: storie vere incredibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 23:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film e Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madonna, politici molesti e atleti dopati: 3 storie da scoprire in questi documentari Netflix</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Non perderti questi documentari da vedere almeno una volta nella vita!</h2>
<p align="left">Oggi sproloquio sui documentari che raccontano una storia ovviamente vera ma che non stonerebbe in un film. Genere conosciuto anche come <strong>“documentari che mi fanno raggiungere il Nirvana”</strong>.</p>
<h3 style="text-align: center;">Strike a pose</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/documentari-da-vedere-1.png" /></p>
<p align="left">Questo documentario apprezzatissimo dalla critica ritrova sei dei sette ballerini che nel 1990 comparvero nel <strong>Blonde Ambition Tour di Madonna</strong>. Nonostante mostri i ballerini come sono ora (e perlopiù sono disincantati e malinconici), attraverso i loro ricordi e le immagini di repertorio è facile rintracciare il fermento di quegli anni: la maggior parte dei ragazzi proveniva infatti dalla scena del <strong>Vogueing (il ballo portato al successo da Madonna nel videoclip di Vogue)</strong> e insomma, ci sarebbe da fare un film anche solo su quel sottobosco di slip dress, brulichio culturale e sostanze non proprio legali. O una serie TV, come ha fatto <strong>Ryan Murphy con Pose</strong>.</p>
<p align="left">Ma Strike a pose sottolinea anche un altro aspetto rappresentativo dei primi anni ’90, ovvero la crescente libertà d’espressione sul sesso sicuro e il coming out: in questo discorso Madonna ha avuto un ruolo di spicco, anche grazie ai suoi 7 samurai-ballerini, i quali erano tutti gay meno uno (sebbene emerga che li abbia un po’ strumentalizzati). Non vivo certo in una caverna, ma è tramite questo documentario che mi sono resa pienamente conto di quanto la schiettezza di Madonna sia stata illuminante per molte persone, all’epoca. Risultato: alla fine avevo <strong>nostalgia di un tempo che non ho mai vissuto</strong>. Se un documentario riesce a darti quest’effetto, significa che schifo non fa.</p>
<h3 style="text-align: center;">Weiner</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/documentari-da-vedere-2.png" /></p>
<p align="left">Ecco, a proposito di schiettezza, il documentario sul <strong>politico Anthony Weiner</strong> cade proprio a fagiolo. All’inizio del film vengono mostrati alcuni interventi fatti da Weiner in TV o al Congresso, e sebbene si tratti solo di pochi minuti sono rimasta impressionata: parlava in un modo che non ho mai visto fare a nessun altro politico. Era estremamente persuasivo, sardonico ma allo stesso tempo appassionato. E schietto, appunto. Peccato che lo sia stato eccessivamente, come quando ha preso la bella abitudine di mandare delle dick pic a svariate donne (su questo argomento poi ci sarebbe da fare un altro documentario. Perché alcuni uomini sentono il bisogno di inviare dick pic non richieste?). Weiner cade in disgrazia, ma come spesso accade – soprattutto negli USA – risorge come una fenice dalle ceneri e <strong>si candida a sindaco di New York</strong>, forte dei sondaggi e del sostegno di sempre più persone. Ah, il sogno americano non delude mai.</p>
<p align="left">Gli uomini invece sì. Perché proprio quando Weiner sembra andare alla grande, i rigurgiti del suo scandalo riescono fuori, travolgendo nuovamente lui e la sua famiglia. Questa è grosse righe la storia su cui si concentra il documentario, ma io aggiungo un succosissimo extra avvenuto in seguito: se volete prendervela con una persona specifica per via di Trump presidente – oltre a Trump, ovvio -, allora vi fornisco un capro espiatorio. Prima delle elezioni presidenziali venne aperta un’inchiesta federale su Weiner, perché aveva indirizzato del sexting anche a una 15enne. Fu sequestrato il suo pc, su cui si trovavano <strong>le famigerate email di Hillary Clinton inoltrate a Huma Abedin</strong>, suo braccio destro nonché moglie di Weiner, perché quest’ultimo le stampasse a casa. Il resto è storia; e ditemi se non è una storia da film.</p>
<h3 style="text-align: center;">Icarus</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/documentari-da-vedere-3.png" /></p>
<p align="left">Vedere Icarus, premiato come <strong>miglior documentario agli Oscar 2018</strong>, è come provare un costante déjà vu e allo stesso tempo un jamais vu, ossia l’incapacità di riconoscere una situazione familiare: perché sebbene il documentario presenti molti cliché da film di spionaggio, è quasi difficile credere a quello che si dipana sullo schermo, cioè che la Russia ha sempre e sistematicamente dopato i propri atleti. In qualsiasi disciplina. E in qualsiasi manifestazione. Da molti, molti decenni.</p>
<p align="left">Il documentario, scritto, diretto e interpretato da <strong>Bryan Fogel</strong> inizialmente doveva dimostrare come fosse facile doparsi e barare in alcune gare sportive. Ma quando Fogel ha contattato <strong>Grigory Rodchenkov</strong>, ormai ex direttore del laboratorio nazionale Russo anti-doping, la storia ha preso tutt’altra direzione grazie alle rivelazioni dello scienziato. Da lì è iniziato un carosello di aerei presi di nascosto, Fbi e Fsb appostati fuori dalle porte, minacce, sparizioni, accuse e tante altre cosette che mi facevano quasi saltare sul divano.</p>
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		<title>I libri del 2022: la mia classifica personale</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/libri-2022-classifica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Dec 2021 11:41:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Classifica dei libri del 2022 che ho più amato in assoluto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi facciamo due delle mie cose preferite, parlare di libri e stilare classifiche: ecco quindi i libri del 2022 che ho più amato</h2>
<p align="left">È giunto quel momento in cui <strong>si tirano le somme</strong>: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto, riflettendo con attenzione su quelli che ho apprezzato o detestato (così mi distraggo dal pensare a tutti i risultati che non ho raggiunto, ai buoni propositi mancati, ai rimpianti, al tempo che passa, e va bene la smetto). Da questa analisi estremamente ponderata nasce la mia classifica sui <strong>migliori libri del 2022. </strong>Piccolo disclaimer: non sono per forza libri usciti quest&#8217;anno!</p>
<h3 style="text-align: left;">Steve Jobs non abita più qui</h3>
<p align="left">Se come me amate i <strong>reportage ammmeriggani di Francesco Costa</strong> ma siete in cerca di uno stile più &#8220;pop&#8221;, scanzonato, meno lineare e saggistico, potete orientarvi sulla raccolta di impressioni californiane di Michele Masneri. Con <em>Steve Jobs non abita più qui</em>, descrive, con pennellate discontinue e un tono apparentemente distaccato, perché la California di O.C. non esiste più e perché ce ne siamo disamorati.</p>
<h3 style="text-align: left;">Notte americana</h3>
<p align="left">Lo dico? Lo dico: <em>Notte americana</em> di Marisha Pessl è <strong>uno dei libri più belli che abbia mai letto</strong>. E lo è nonostante parta da un cliché piuttosto abusato: un giornalista ha perso tutto dopo aver accusato un uomo potente di crimini efferati (in questo caso Stanislas Cordova, un regista ispirato secondo me a Dario Argento e Stanley Kubrick). Forse però c&#8217;è una seconda occasione per portare alla luce tutta l&#8217;oscurità di quest&#8217;uomo ineffabile&#8230;</p>
<p align="left">Marisha Pessl, l&#8217;autrice, dimostra di sapere egregiamente il fatto suo per quanto riguarda i classici meccanismi della costruzione di una storia: sì, la trama sembra partire da terreni noti, ma più procede più ti avvolge in <strong>una spirale inquietante e magnetica</strong>, soprattutto quando Pessl descrive &#8211; nei minimi dettagli, dimostrando di avere grande conoscenza della materia cinematografica &#8211; i film immaginari girati da Cordova. Non riuscivo davvero a mettere giù questo romanzo, e ancora adesso, a distanza di più di un anno dalla lettura, ricordo vividamente il mondo costruito dall&#8217;autrice. In sintesi, un <strong>thriller magnifico consigliato particolarmente ai cinefili</strong>.</p>
<h3 style="text-align: left;">Un lavoro perfetto</h3>
<p align="left">Di libri con atmosfere giapponesi non riesco a leggerne tantissimi, mi sembra che abbiano spesso uno stile troppo piatto che non riesce a coinvolgermi.<em> Un lavoro perfetto</em> di Tsumura Kikuko si allontana un po&#8217; da questa linea e si dirige con decisione verso il realismo magico alla <em>Kafka sulla spiaggia</em> di Murakami, ma in maniera decisamente meno angosciante. D&#8217;altronde di angosciante c&#8217;è già <strong>la concezione giapponese del lavoro</strong>, dato che la protagonista ha mollato il suo impiego sicuro a causa di un burnout.</p>
<p align="left">Il libro mi è piaciuto particolarmente perché<strong> descrive vari lavori bizzarri</strong> ma che potrebbero davvero esistere nella realtà, come la stesura di consigli per una rubrica presente sulla confezione di una nota marca di cracker giapponesi: e io ho sempre desiderato fare un lavoro così! Mi sembra eccentrico quanto basta da renderti interessante, ma allo stesso tempo rassicurante e svuotapensieri.</p>
<h3 style="text-align: left;">Ciclo delle Fondazioni</h3>
<p align="left">Il mio prossimo ospite non ha bisogno di presentazioni (cit. David Letterman): il <em>Ciclo delle Fondazioni</em> di Isaac Asimov, solo la trilogia più importante nel <strong>panorama della letteratura fantascientifica</strong>. Che dire più di quanto è stato detto negli anni al riguardo? Solo che è meglio leggere la trilogia originale degli anni &#8217;50 ed evitare tutti i sequel e prequel arrivati dopo su spinta dell&#8217;editore.</p>
<p align="left">E poi che vorrei solo leggere libri così, in cui viene inventato <strong>un intero mondo credibile e immersivo</strong>, in cui tuffarsi per scordarsi tutti i problemi della vita quotidiana, che qui purtroppo non abbiamo nessuna psicostoria che ci aiuti a prevedere i casini futuri, nessun Hari Seldon che la pratichi e nessuna Arcadia Darrell in gambissima (un&#8217;eroina attiva! Negli anni &#8217;50! In un libro fantascientifico!). E niente, mi sono dilungata comunque.</p>
<h3 style="text-align: left;">Realismo capitalista</h3>
<p align="left">C&#8217;era un tempo, lo ammetto, in cui dicevo che al capitalismo non c&#8217;era soluzione e quindi bisognava cercare quantomeno un modo per migliorarlo dall&#8217;interno. Poi ho iniziato a seguire <a href="https://www.instagram.com/alessandro_sahebi/" target="_blank" rel="noopener">Alessandro Sahebi su Instagram</a> e ho letto <em>Realismo capitalista</em> di Mark Fisher. In pratica Fisher, sebbene non dia una soluzione al problema del capitalismo, ci invita a non arrenderci. Anche solo riconoscere che esista, insieme alle sue conseguenze, ci permette di non abbassare la guardia e di provare a cercare <strong>un modo alternativo di vivere</strong>.</p>
<h3 style="text-align: left;">Verso Betlemme</h3>
<p align="left">Per caso, dopo aver letto <em>Steve Jobs non abita più qui</em> mi sono imbattuta anche in un&#8217;altra raccolta di saggi sull&#8217;America, stavolta a opera della<strong> famosa giornalista e scrittrice Joan Didion</strong>. Sebbene sia stata pubblicata nel 1968 e quindi preceda di molto il libro di Masneri, Didion aveva già colto quello spirito che andava corrodendo il sogno americano e in particolare quello californiano. Sotto il Flower Power, sotto il sole cocente di L.A., sotto le spiagge da cartolina, c&#8217;erano ragazzi smarriti, c&#8217;erano gli incendi, c&#8217;era il deserto impietoso: <strong>Didion cattura tutto questo e molto di più</strong>, smonta pezzo per pezzo la sua America e a volte anche i suoi pensieri interiori con grazia, acume, disincanto e precisione.</p>
<h3 style="text-align: left;">Tutto quello che so sull&#8217;amore</h3>
<p align="left"><em>Tutto quello che so sull&#8217;amore</em> di Dolly Alderton si infila in <strong>quel filone inaugurato da <em>Fleabag</em></strong> sulle ragazze casiniste e incasinate che cercano con forza un proprio posto in un mondo altrettanto incasinato. Il libro di Alderton si distingue in particolar modo perché autobiografico: forse è per questo che mi è arrivato parecchio, perché è impossibile resistere alle avventure divertentissime della Dolly più giovane e non rispecchiarsi nella lotta per diventare una persona risolta da parte della Dolly più matura. Ma soprattutto, è un libro luminoso sul <strong>potere dell&#8217;amicizia</strong> e sui legami indissolubili che sa creare. Alla fine mi ero fatta diversi piantini!</p>
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		<title>I libri del 2021: la mia classifica personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 11:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È giunto quel momento in cui si tirano le somme: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi facciamo due delle mie cose preferite, parlare di libri e stilare classifiche: ecco quindi i libri del 2020 che ho più amato</h2>
<p align="left">È giunto quel momento in cui <strong>si tirano le somme</strong>: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto, riflettendo con attenzione su quelli che ho apprezzato o detestato (così mi distraggo dal pensare a tutti i risultati che non ho raggiunto, ai buoni propositi mancati, ai rimpianti, al tempo che passa, e va bene la smetto). Da questa analisi estremamente ponderata nasce la mia classifica sui <strong>migliori libri del 2021</strong> (piccolo disclaimer: non sono per forza libri usciti quest&#8217;anno)!</p>
<h3 style="text-align: left;">Una storia americana</h3>
<p align="left"><strong>Francesco Costa did it again</strong>: è riuscito nuovamente a rendere avvincente quanto un romanzo un saggio su due figure attualmente centrali della politica internazionale: <strong>Joe Biden e Kamala Harris</strong>. Certo, le loro storie, ricche di fortune e sfortune (in particolare quella di Biden, che non manca mai di lasciarmi senza fiato ogni volta che ci penso) si prestano in maniera particolare a essere raccontate in maniera appassionante e coinvolgente, soprattutto se si pensa a che ruoli hanno raggiunto oggi. Ma la parte più interessante del libro&#8230; sono i loro errori.</p>
<p align="left">Costa ce li spiega a puntino, ci mostra perché li rendono così interessanti, cosa hanno imparato i due dopo averli commessi e perché grazie a questi errori <strong>è possibile immaginare le pieghe</strong> che prenderanno le carriere presidenziali di Biden e Harris. E poi, voglio dire, se anche il presidente e la vicepresidente USA hanno commesso degli errori in passato e nonostante tutto sono arrivati dove sono oggi, c&#8217;è speranza anche per noi, vero? Sì? Sì, siamo d&#8217;accordo, ho deciso così.</p>
<h3 style="text-align: left;">I re della truffa</h3>
<p align="left">Se amate True Detective, le atmosfere noir, se pensate che Humphrey Bogart ne <em>Il grande sonno</em> sia il massimo ma sia superato costantemente da Lauren Bacall, allora <em>I re della truffa</em> fa per voi. Pensate, si tratta di un <strong>poliziesco uscito negli anni &#8217;80</strong> con protagonista una donna, V.I. Warshawski (che nome pazzesco, no?), irresistibile, in gamba, concreta e intuitiva: ovviamente si districa con grazia nel pacchetto completo dei polizieschi, sopravvivendo a un&#8217;estate appiccicosa e a gangster un tantino irritabili.</p>
<h3 style="text-align: left;">Gli uomini mi spiegano le cose</h3>
<p align="left">È sempre bello leggere libri come <em>Gli uomini mi spiegano le cose</em>, perché così puoi renderti conto che non sei pazza e non sei l&#8217;unica a pensare certe cose, e anzi ci sono una pluralità di dati, casistiche e testimonianze a supportare il fatto che alcuni uomini, spesso, abbiano un atteggiamento paternalistico nei confronti delle donne.</p>
<p align="left"><strong>La raccolta di saggi di Rebecca Solnit</strong> non si ferma qui, ma parte dalle azioni maschili volte a sminuire la credibilità delle donne per fare un discorso più ampio sulle cause dei femminicidi (spoiler: non è colpa delle donne che si mettono le minigonne o scelgono uomini &#8220;sbagliati&#8221;) o sull&#8217;idea tradizionale di matrimonio. Per me un libro fondamentale per dare una struttura ai pensieri femministi.</p>
<h3 style="text-align: left;">Calypso</h3>
<p align="left">Come dicevo in <a href="https://www.aesseresinceri.it/libri-2020-classifica/" target="_blank" rel="noopener">questo post</a>, David Sedaris è subdolo: prima ti fa ridere a crepapelle, e un minuto dopo riflette sui rapporti famigliari e ti dà delle <strong>mazzate così veritiere</strong> che devi prenderti un attimo per chiamare i tuoi genitori. Con <em>Calypso</em> non si smentisce, anche perché dedica parecchio spazio al rapporto con la sorella Tiffany, morta suicida, e su quello con gli altri fratelli e il padre.</p>
<p align="left">Sedaris mi piace perché non si risparmia e spiattella tutti quei lati ridicoli e struggenti della sua vita, che possono essere benissimo anche i nostri, e li scrive per dirci che siamo tutt* sulla stessa barca, e un po&#8217; per fare da &#8220;purgante umano&#8221; (scusa David, ma secondo me apprezzeresti questa definizione) e<strong> permetterci di liberarci con una risata o un bel pianto</strong> dei fardelli di cui ci carica la vita.</p>
<h3 style="text-align: left;">Lessico famigliare</h3>
<p align="left">Probabilmente il libro più famoso di <strong>Natalia Ginzburg</strong>: cos&#8217;altro posso aggiungere io di nuovo? Al massimo posso dire che l&#8217;idea di prendere il <strong>linguaggio della sua famiglia</strong> e costruirci su un libro che rispecchia alla perfezione l&#8217;identità di ogni figura presente è semplicemente geniale e ha fatto scuola. Chapeau.</p>
<h3 style="text-align: left;">Le solite sospette</h3>
<p align="left">In cerca di una lettura da ombrellone ma dignitosa? E magari anche spassosa? Eh a trovarle&#8230; ah no aspettate: c&#8217;è<em> Le solite sospette</em> di John Niven: dopo aver letto <em>A volte ritorno</em> avevo grandi aspettative sulla comicità irriverente e fuori dagli schemi di Niven, e con <em>Le solite sospette</em> non mi ha deluso: Susan rimane vedova e con la casa pignorata grazie al passato &#8220;particolare&#8221; del marito. Che fare? <strong>Organizzare una rapina con le proprie amiche, ovvio</strong>! Mi aspetto di vederne la trasposizione cinematografica, prima o poi.</p>
<h3 style="text-align: left;">Circe</h3>
<p align="left"><strong>Madeline Miller</strong> è stata proprio una furbetta: ti prende una figura nota come Circe ma le dà un background che spiega il suo essere eccentrica, vulnerabile, a volte egoista, indipendente ma allo stesso tempo in cerca di un contatto vero. Chi ci ricorda?<strong> Fleabag, esatto</strong>. A parte gli scherzi, Circe si inserisce perfettamente in un contesto, letterario, seriale e cinematografico che racconta di donne molto simili a lei, pur essendo delle millennial.</p>
<p align="left">Miller ha cavalcato l&#8217;onda, e lo fa con un romanzo magnetico che non riuscivo a mettere giù: d&#8217;altronde, quando ero piccola adoravo farmi raccontare le vicissitudini di Ulisse, più che le favole. Sarebbe stato bello, però, avere sottomano già all&#8217;epoca una storia diversa, <strong>una storia come quella di Circe</strong>.</p>
<h3 style="text-align: left;">Scrittori e amanti</h3>
<p align="left"><em>Scrittori e amanti</em> non è solo uno dei miei libri preferiti, no: è il romanzo che vorrei scrivere se fossi capace di scrivere dei romanzi. <strong>Lily King</strong> ci ha messo dentro tanti elementi che mi parlano: Casey cerca di scrivere un grande libro e di trovare il suo posto nel mondo (o per trovare il suo posto nel mondo?). Nel frattempo, deve elaborare il lutto per la morte della madre, a cui era legatissima, sopravvivere a un lavoro scrauso e alla scelta tra due uomini molto diversi tra loro.</p>
<p align="left"><strong>Si tratta di una piccola, grande storia</strong>. Casey non deve affrontare eventi epocali, ma situazioni che potrebbero riguardare chiunque. Deve sopravvivere alla giornata: ma quanto spesso durante le nostre giornata ci sembra di dover passare in mezzo a fila di fuochi incrociati, soprattutto nella selva di pensieri che ci affollano la testa? Casey è una di noi: non è una protagonista perfetta, e meno male, ma non puoi non fare il tifo per lei, perché vuole soltanto delle piccole vittorie semplici, come un po&#8217; di serenità, un po&#8217; di stabilità.</p>
<p align="left">Sai che le otterrà perché hai letto migliaia di libri o visto migliaia di film con una protagonista che passa dalle stelle alle stalle, conosci i meccanismi. Ma Lily King se ne appropria e ci gioca con <strong>una leggerezza e un minimalismo invidiabili</strong>, lasciandoti alla fine con la sensazione di aver letto un libro speciale, tenero e confortante come una coperta.</p>
<h3 style="text-align: left;">L&#8217;anima della festa</h3>
<p align="left">Io adoro <strong>Tea Hacic-Vlahovic</strong>: la seguo dai tempi in cui aveva una rubrica irriverente su Vice, e il suo primo libro <em>L&#8217;anima della festa</em> prosegue su questa scia. A volte faticavo un po&#8217; a seguirla, perché il mood della ragazza punk glamour che vive a Milano negli anni 2000 non è il mio mood: <strong>però è, appunto, un mood</strong>. In quant* possono dire di essere riuscit* a evocare e/o creare un mood, con il loro libro di esordio? Ecco, Tea invece ci è riuscita, e ci riesce costantemente anche con il suo <a href="https://www.instagram.com/teahacic/" target="_blank" rel="noopener">profilo IG</a> e il suo <a href="https://open.spotify.com/show/4B9nNotyUeAhLaNGhBQgGY" target="_blank" rel="noopener">podcast</a>: vi consiglio di seguire entrambi!</p>
<h3 style="text-align: left;">Biglietto blu</h3>
<p align="left">Un libro distopico all&#8217;anno non può mancare nella mia lista! <em>Biglietto blu</em> di Sophie Mackintosh è particolarmente riuscito: ambientato in un&#8217;epoca imprecisata e in una località imprecisata, ciò che al contrario è fin troppo preciso riguarda<strong> il futuro delle giovani donne presenti nel libro</strong>. All&#8217;arrivo del primo ciclo mestruale, ognuna di loro è costretta a pescare un biglietto che segna il proprio futuro: con il bianco, saranno destinate a essere madri e mogli. A chi pesca il blu invece, come succede alla protagonista Calla, i figli sono preclusi. Per sempre?</p>
<p align="left"><em>Biglietto blu</em> ha il ritmo del thriller, incalza, non lascia scampo, è <strong>un&#8217;avventura al cardiopalma</strong> con il pericolo dietro l&#8217;angolo, costantemente. Allo stesso tempo, è molto essenziale e asciutto (forse un po&#8217; troppo), nella migliore tradizione orwelliana.</p>
<h3 style="text-align: left;">Complotto contro l&#8217;America</h3>
<p align="left">Dopo la distopia, abbiamo pure l&#8217;ucronia (si capisce che sono tra i miei generi preferiti?). I <strong>libri ucronici</strong> sono quelli in cui si immagina che il corso della storia sia diverso da quello realmente accaduto: infatti in <em>Complotto contro l&#8217;America</em>, del mio amato <strong>Philip Roth</strong>, gli ebrei americani devono fare i conti con un presidente filonazista, l&#8217;ex aviatore Charles Lindbergh.</p>
<p align="left">La storia raccontata in <em>Complotto contro l&#8217;America</em> è ancora più inquietante perché <strong>presenta seriamente un fondo di verità</strong>, dato che negli anni &#8217;40 l&#8217;ascesa al potere di Lindbergh è stata evitata solo per una serie di fortunati eventi. Pertanto Roth svela quanto l&#8217;innocenza americana sia stata a rischio: e non è l&#8217;unica innocenza a esserlo, nel libro.</p>
<p align="left">Infatti <em>Complotto contro l&#8217;America</em> rappresenta soprattutto una scusa per raccontare quel <strong>passaggio ingrato tra infanzia e adolescenza</strong>, mischiato con la scoperta scioccante che i tuoi genitori sono essere umani come te: e per di più sono esseri umani particolarmente fallibili. Il tutto raccontato con lo stile superbo di Roth, che ti mette di fronte a verità inconfutabili che sono sempre state di fronte a te, solo che ci voleva lui per illuminarle a giorno con il neon.</p>
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		<title>I libri del 2020: la mia classifica personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 10:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco la mia personalissima classifica dei libri più belli letti nel 2020</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi facciamo due delle mie cose preferite, parlare di libri e stilare classifiche: ecco quindi i libri del 2020 che ho più amato</h2>
<p align="left">È giunto quel momento in cui <strong>si tirano le somme</strong>: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto, riflettendo con attenzione su quelli che ho apprezzato o detestato (così mi distraggo dal pensare a tutti i risultati che non ho raggiunto, ai buoni propositi mancati, ai rimpianti, al tempo che passa, e va bene la smetto). Da questa analisi estremamente ponderata nasce la mia classifica sui <strong>migliori libri del 2020</strong> (piccolo disclaimer: non sono per forza libri usciti quest&#8217;anno)!</p>
<h3 style="text-align: left;">Trilogia Queste oscure materie</h3>
<p align="left">Una trilogia con protagonista una ragazzina furba e intelligente, una feroce critica al mondo clericale e un <strong>world building</strong> da far invidia a quello di Harry Potter? Yes please!</p>
<p align="left">Questa è stata la mia reazione quando la mia amica Chiara mi ha parlato per la prima volta, e in termini a dir poco entusiastici, della trilogia di Philip Pullman <em>Queste Oscure Materie</em>. Mi sono bevuta nel giro di poche settimane tutti e tre i libri, <strong>alla veneranda età di 29 anni</strong>. D&#8217;altronde non è la prima volta che mi capita di arrivare con ritardo a successi mainstream: confesso di aver letto per la prima volta i libri di Harry Potter a 24 anni.</p>
<p align="left">Se ho rimpianto di non essermi gustata quest&#8217;ultimi da piccola (forse alle elementari vivevo in una bolla, non so spiegarmi perché non lo feci), sono contenta invece di aver letto la trilogia di Pullman da grande: ha davvero<strong> tante chiavi di lettura</strong> che forse non avrei colto da piccola. Anche se sarebbe stato divertente sviluppare già alle elementari un animo anticlericale, dato che andavo a scuola dalle suore.</p>
<p align="left">La trilogia <em>Queste Oscure Materie</em> è stata recentemente trasposta anche in una <strong>serie TV</strong>, arrivata anni dopo il flop del film. A differenza di Harry Potter, ha conosciuto infatti una storia travagliata: probabilmente è tutta colpa della Chiesa, come nel libro. Un peccato, perché è davvero cento volte più <strong>coinvolgente e caleidoscopico</strong> di Harry Potter (ora mi ritroverò i potteriani sotto casa), per quanto anche questa saga mi sia piaciuta (forse me la scampo).</p>
<h3 style="text-align: left;">Confidenza</h3>
<p align="left">Un libro in cui si scandagliano con la precisione del tubo della colonscopia i rapporti umani e soprattutto quelli di coppia? Yes please!</p>
<p align="left"><em>Confidenza</em> è il primo libro che leggo di <strong>Domenico Starnone</strong> e mi ha colpito in positivo. Di solito me ne sto alla larga da questi romanzi in cui un Uomo di Cultura riflette con Ironia e Malinconia sulla vita di coppia, di solito perché è sposato con una donna che non lo capisce, mentre il suo Primo Amore eccome se lo capiva. Eppure in questa lista, oltre a <em>Confidenza</em>, troverete anche un altro libro simile: <strong>la coerenza prima di tutto</strong>.</p>
<p align="left">Tuttavia Starnone non si prende troppo sul serio e non ha paura di mostrare gli spigoli più vergognosi del suo protagonista, che poi non fa nulla di particolarmente malevolo: è solo uno che a volte è un po&#8217; coglione, come tutt* noi. Però continuo a pensare che vorrei leggere dei libri simili ma dal punto di vista femminile.</p>
<h3 style="text-align: left;">Il professore di desiderio e Lamento di Portnoy</h3>
<p align="left">Amo alla follia <strong>Philip Roth</strong>, nonostante i suoi tratti misogini accidenti a lui, infatti almeno una volta all&#8217;anno devo leggere uno o due dei suoi libri, cercando di arrivare a capo della sua prolifica attività scrittoria.</p>
<p align="left">Il primo libro di Roth letto nel 2020 è <em>Il professore di desiderio</em>, che mi ha ricordato per certi versi <em>Confidenza</em> di Starnone, come anticipavo nel paragrafo precedente. <strong>Devo ammettere che ho preferito Roth</strong>, perché riesco sempre di più a immedesimarmi nei suoi protagonisti, sebbene siano solitamente maschili: spesso, infatti, riesce a dar loro dei tratti così universali da farmi sobbalzare e pensare &#8220;Gesù, come fa a sapere questo di me?&#8221;. <strong>Roth prende la realtà e te la mostra davvero</strong>, con delle parole semplicissime che usi tutti i giorni: solo che non avevi mai pensato a metterle in fila, una dietro l&#8217;altra, proprio in quella maniera così chirurgica ed evocativa.</p>
<p align="left">In <em>Lamento di Portnoy</em> mi è stato decisamente più difficile immedesimarmi col protagonista, dato che, in parole povere, è un segaiolo con centomila turbe; però <strong>fa ridere in maniera talmente sguaiata</strong> da farti dimenticare ogni velleità di immedesimazione.</p>
<h3 style="text-align: left;">Esploriamo il diabete con i gufi</h3>
<p align="left"><strong>Dua Lipa e David Sedaris</strong> mi hanno salvato la vita nel lockdown del 2020: grazie alla prima prendevo il sole il giardino ascoltando le canzoni svuota-mente (ma non per queste idiote) dell&#8217;album <strong>Future Nostalgia</strong>, e col secondo ridevo talmente di cuore da scordarmi il motivo per cui stavamo rinchius* dentro casa.</p>
<p align="left">Attenzione però, perché a volte David Sedaris è piuttosto subdolo. Un attimo prima stai lì a dirti che <strong>non avresti mai pensato di poter trovare la colonscopia divertente</strong> (ne fa un resoconto dettagliato in uno dei capitoli di <em>Esploriamo il diabete con i gufi</em>) e l&#8217;attimo dopo ti ritrovi annichilita dalle sue parole, singhiozzando per il rapporto che Sedaris ha con il padre, e non sai nemmento tu come ti sei ritrovata a quel punto. Però in fondo sei contenta, perché tra le lacrime e le risate arriva netta la consapevolezza di stare di fronte a un <strong>giocoliere eccelso delle parole</strong>.</p>
<h3 style="text-align: left;">Anna Karenina</h3>
<p align="left">Dopo aver letto il libro di Sedaris mi sono detta &#8220;Perché no, ora frantumiamoci il cuore leggendo la storia di una donna che si è gettata sotto un treno perché non aveva più ragioni di vita&#8221;. Non penso di fare spoiler perché <em>Anna Karenina</em> è uscito nel <strong>1877</strong>.</p>
<p align="left">D&#8217;altronde, con gli impegni della vita normale e non coviddata e lockdownata, quando mai avrei avuto il tempo di leggere <strong>1000 pagine e passa di mattone russo</strong>? Forse giusto se finissi in carcere: credo che sia anche l&#8217;unico modo per leggere finalmente <em>Infinite Jest</em> di David Foster Wallace. Ci farò un pensierino.</p>
<p align="left">Comunque: <strong>Anna Karenina è IL romanzo definitivo su tutto, l&#8217;amore, la società, la famiglia e soprattutto le madri</strong>. Ultimamente, e per fortuna, nei film e nelle serie TV si sono viste diverse madri (penso ad esempio a Mrs Maisel) che non ricoprono la figura dell&#8217;angelo del focolare ma che decidono di vivere la propria vita nonostante i figli: beh, la nostra Anna fu una delle prime. Complessa, analitica, coraggiosa e anche fragile, è <strong>un personaggio molto molto moderno</strong>.</p>
<p align="left">Oltre a lei, però, c&#8217;è tutta una schiera di personaggi interessantissimi di cui si analizza soprattutto la vita con il coniuge. <strong>Il mio preferito è Lèvin</strong>, in cui mi sono immedesimata profondamente (mi immedesimo molto più spesso in personaggi maschili che femminili, devo parlarne con la mia psicologa?).</p>
<p align="left">Goffo, rimugina sempre, a volte è scontrosetto ma in fondo di buon cuore; per Lèvin solo tanto affetto, <strong>anche nell&#8217;infinito episodio in cui falcia l&#8217;erba</strong>. Ne avevo sentito parlare con orrore da diverse persone che denunciavano l&#8217;inutilità e la lunghezza spropositata di questa sottotrama e mi ero preparata psicologicamente ad affrontarla, ma poi quando mi ci sono ritrovata in mezzo ci ho  fatto caso dopo un po&#8217; e l&#8217;ho persino apprezzata.</p>
<h3 style="text-align: left;">Guida il tuo carro sulle ossa dei morti</h3>
<p align="left">Questo romanzo della<strong> premio Nobel Olga Tokarczuk</strong> lo definirei uno strano thriller animalista e astronomico. Fossi in voi e leggessi questa definizione lo comprerei subito, suvvia. Quello che mi ha colpito di più è l&#8217;inedito miscuglio di tenerezza e antipatia che mi ha suscitato la protagonista, un&#8217;anziana donna a cui uccidono i cani e che vive nel mezzo di una foresta innevata in Polonia. <strong>Ve l&#8217;ho detto che era bizzarro!</strong></p>
<h3 style="text-align: left;">Wolf Hall</h3>
<p align="left">Intrighi a corte! Anna Bolena! La peste! Se amate i <strong>drammoni storici</strong> molto, molto, dettagliati e personagg* carismatic* e psicanalizzat* a 360 gradi, allora <em>Wolf Hall</em> fa per voi. La pazzia e la corte di Enrico VIII sono raccontate dal punto di vista di <strong>Thomas Cromwell</strong>, uomo dai mille talenti, nonché dalle molte fortune e altrettante sfortune. Si tratta del primo libro di una trilogia dalle tante, tantissime, pagine che probabilmente finirò di leggere in caso finissi in carcere.</p>
<h3 style="text-align: left;">Questa è l&#8217;America</h3>
<p align="left">Dopo l&#8217;Inghilterra, passiamo ai loro cugini americani: <em>Questa è l&#8217;America</em> di <strong>Francesco Costa</strong> te li spiega come nessuno ha fatto mai, e infatti sfata un sacco di miti. Un esempio? Non è vero che tutti gli americani hanno delle armi in casa: in realtà solo una piccola percentuale di essi ha questa mania, solo che ne possiede in gran quantità. <strong>Questa è la parte migliore del libro</strong>: intendo, non solo scoprire delle verità sconosciute sull&#8217;America da sfoggiare come aneddoto alle cene, ma allenare la mente a guardare alla realtà in maniera diversa, o da più prospettive.</p>
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		<title>True Detective 3, la recensione</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/true-detective-3-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 10:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film e Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di detective tristi e maledetti, di casi intricati e famiglie incasinate: in breve, True Detective 3</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Di detective tristi e maledetti, di casi intricati e famiglie incasinate: in breve, ecco a voi True Detective 3</h2>
<p align="left">Era da tempo che non attendevo con ansia la nuova puntata di una serie TV, complice il fatto che su <strong>Netflix e company</strong> tutti gli episodi sono lì già belli e pronti che ti aspettano (vi ricordate quando guardavamo le serie in streaming, ignorando il termine binge-watching? Polizia, se mi leggi: uso il pluralis maiestatis solo per esigenze narrative).</p>
<p align="left">Perciò guardando True Detective 3 ho fatto un salto nel passato, dato che Sky ne rilasciava <strong>un paio di episodi a settimana</strong>, lasciandomi a smaniare per giorni nell’attesa delle puntate seguenti. Già, l’autore storico di True Detective Nic Pizzolatto è riuscito a ripetere il piccolo miracolo della prima stagione: ha dato vita a una serie decisamente coinvolgente che viaggia di nuovo dal particolare al generale, partendo da un crimine commesso in una zona periferica e dimenticata da Dio per arrivare a ragionare sulla società intera… ma altrettanto dimenticata da Dio.</p>
<p align="left">In effetti il promo per la seconda stagione di True Detective era “<em>We get the world we deserve</em>” e sicuramente we deserve un mondo orrendo secondo la visione del caro Nic (questo è l’unico riferimento che farò riguardo a quella brutta, brutta stagione).</p>
<p align="left">Nella terza stagione <strong>i due detective Wayne Hays e Roland West</strong> (interpretati rispettivamente da Mahershala Ali e Stephen Dorff) indagano sulla sparizione di Julie e Will Purcell, avvenuta negli anni ’80 in una cittadina desolante dell’Arkansas.</p>
<p align="left">La narrazione si snoda in seguito su tre piani temporali diversi, ma ci mostra sostanzialmente come i due detective non riescano ad andare avanti negli anni, gravitando sempre attorno a quel caso in apparenza irrisolvibile: Pizzolatto sfrutta quindi lo stereotipo del <strong>“Vero Detective”</strong> (figura di cui avevo parlato brevemente in <a href="https://www.aesseresinceri.it/recensione-halt-and-catch-fire/" target="_blank" rel="noopener">questo post</a>) che diventa ossessionato da un’indagine, ma lo fa per innalzarlo a rappresentante della natura umana. Perché sì, tutti noi ci evolviamo nel corso della vita, eppure gli episodi più significativi del nostro passato continuano a plasmare chi siamo oggi, influenzando anche il nostro rapporto con gli altri.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/True-detective-recensione-1.jpg" /></p>
<p align="left">Di fatto anche le persone vicine a Hays e West vengono colpite dalla loro ossessione. E così ritorniamo di nuovo <strong>all’utilizzo e al superamento di un altro cliché</strong>: di solito in questi racconti vediamo la famiglia del detective tormentato che subisce le conseguenze del suo tormento, e siamo già pronti a rassegnarci sapendo che lui e la moglie – relegata sullo sfondo e utile ai fini della storia solo per rimbrottare il compagno – divorzieranno e i suoi figli lo detesteranno per questo.</p>
<p align="left">In realtà questo accade solo a Roland West (tranne la parte sui figli, dato che non ne ha avuti), mentre Wayne Hays e la sua consorte <strong>Amelia</strong> (Carmen Ejogo) riescono infine a trovare un modo per salvare il proprio matrimonio.</p>
<p align="left">Inoltre, Amelia non è affatto la classica figura femminile che ci viene propinata in queste situazioni, anzi. Finalmente vediamo una <strong>“Moglie del detective”</strong> che oltre a rimbrottarlo è parte attiva del caso; Amelia scriverà infatti un libro sul caso Purcell, arrivando spesso per conto suo a conclusioni importanti riguardo l’indagine.</p>
<p align="left">Questo causerà delle lotte accese tra lei e Wayne, che nel frattempo è stato allontanato dal caso: potete quindi immaginare la tempesta d’inadeguatezza e invidia che lo pervade, tempesta che si rivela essere tra le parti meglio scritte della serie. In generale ho apprezzato moltissimo il modo ricco di sfumature con cui viene tratteggiato<strong> il rapporto ambiguo tra Amelia e Wayne</strong>, e del resto non poteva che essere così, in quanto la loro storia d’amore è strettamente legata al caso Purcell.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/True-detective-recensione-2.jpg" /></p>
<p align="left">Ovviamente anche <strong>Tom e Lucy Purcell</strong> (interpretati da Scott McNairy e Mamie Gummer), genitori dei bambini scomparsi, subiscono le conseguenze nefaste del caso, ma non nella maniera che ci saremmo potuti aspettare. Di solito le famiglie in questo genere di serie crime rimangono un po’ in disparte, andando a rappresentare simbolicamente il Dolore, o lo spettro dell’indagine che il Vero Detective non riesce a portare a termine.</p>
<p align="left">Invece in True Detective 3 i genitori Purcell, come Amelia, risultano <strong>un meccanismo dinamico della storia</strong>. Tramite le loro figure nello specifico Pizzolatto sembra voler dimostrare una verità molto amata dagli psicanalisti: siamo ciò che siamo a causa delle nostre famiglie. E nella serie questo principio acquista un significato particolarmente letterale.</p>
<p align="left">Dal generale al particolare, stavolta: durante la visione della terza stagione crediamo di seguire un’indagine che si spande a macchia d’olio, arrivando a diventare un complotto vastissimo. In realtà, alla fine scopriamo che la verità era molto più ridotta e vicina di quel che credevamo; non bisognava guardare a una fitta rete criminale, bensì a un ginepraio famigliare.</p>
<p align="left">Perciò il colpo di scena dell’ultima puntata funziona, sebbene soffra di un’eccessiva frettolosità e di un carattere posticcio nella messa in scena, sensazione che a volte ho provato guardando anche altri episodi di True Detective 3. Del resto si tratta di una cifra stilistica comune un po’ a tutte le stagioni della serie ideata da <strong>Nic Pizzolatto</strong>, soprattutto per quanto riguarda i suoi investigatori un tantinello esagerati e in possesso di un’allure epica che dice allo spettatore: “ehi, sto portando sulle mie spalle tutto il peso del mondo, forse lo avrai notato dal mio alcolismo. O dal mio sguardo perennemente corrucciato. O dal fatto che sono un lupo solitario, baby”. Allego qui sotto esempio di sguardo corrucciato.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/True-detective-recensione-3.jpg" /></p>
<p align="left">Però, se la serie TV si chiama True Detective un motivo ci sarà, e risiede nell’omaggio a <strong>quel filone letterario e poi cinematografico chiamato hard-boiled</strong>, dove un detective duro e puro rimane invischiato più del necessario nel crimine su cui sta investigando, il quale di solito ha a che fare con mondi patinati al cui interno avvengono fatti dall’indicibile morbosità.</p>
<p align="left">Esattamente come nel film <strong>Il grande sonno con Humphrey Bogart</strong>, caposaldo del genere, o in True Detective 3. Ed essendo io molto affascinata da questa tipologia di narrazione, perdono facilmente l’amore per l’artificiosità da parte di Pizzolatto.</p>
<p align="left">Inoltre, come dicevo sopra, non è che l’autore si limita a utilizzare i cliché del genere, ma spesso ci gioca per portare oltre gli stilemi delle tipica serie crime. E per me questo è il mix ideale, perché mi piace riconoscere <strong>le citazioni di film</strong> del passato in lavori contemporanei, mi fa sentire parte di una grande famiglia cinefila; al contempo, però, ho anche voglia di vedere <strong>nuove sperimentazioni</strong>.</p>
<p align="left">Sarà per questo che la terza annata di True Detective mi è piaciuta così tanto. O<strong>k, e anche perché c’era Mahershala Ali</strong>: lo trovo un attore pazzesco. Mahershala, se mi leggi come la polizia di cui sopra, sappi che ti amo. So persino scrivere il tuo nome senza googlarlo.</p>
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		<title>I libri del 2019: la mia classifica personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2018 21:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco la mia personalissima classifica sui migliori libri letti quest'anno</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi facciamo due delle mie cose preferite, parlare di libri e stilare classifiche: ecco quindi i libri del 2019 che ho più amato</h2>
<p align="left">È giunto quel momento in cui <strong>si tirano le somme</strong>: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto, riflettendo con attenzione su quelli che ho apprezzato o detestato (così mi distraggo dal pensare a tutti i risultati che non ho raggiunto, ai buoni propositi mancati, ai rimpianti, al tempo che passa, e va bene la smetto). Da questa analisi estremamente ponderata nasce la mia classifica sui <strong>migliori libri del 2019</strong> (piccolo disclaimer: non sono per forza libri usciti quest&#8217;anno)!</p>
<h3 style="text-align: center;">Libri 2019: libri sulle donne</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/libri-2019-1.png" /></p>
<h4 class="articoli-h4">Gilgi, una di noi</h4>
<p align="left">Il primissimo libro che ho letto quest’anno è stato Gilgi, una di noi. Perché ‘sta Gilgi sarebbe una di noi? Perché poverina si fa intortare da un Cretino, e non ditemi che non vi è mai capitato nella vita <strong>perché non ci credo</strong>. E tu stai lì per tutto il libro a dire “Gilgi, che cazzo fai?”, come se lo dicessi a una tua amica a cui vuoi bene, e infatti impari a voler bene anche a Gilgi e a immedesimarti in lei, nonostante sia <strong>una ragazza tedesca degli anni ’30</strong>. E il bello, o il brutto, è che lei, prima del Cretino, è una ragazza così indipendente, attiva, una formica proprio come quella della favola di Esopo. E poi arriva il Cretino e succede un patatrac.</p>
<p align="left">Che poi sembra una metafora di quello che sarebbe accaduto alla Germania di lì a qualche anno: <strong>Gilgi, una di noi esce nel 1931</strong>, e descrive tutti questi tedeschi e tedesche che saltano sui tram e si sforzano di essere operosi e concreti, andare al lavoro la mattina e godersi la vita la sera. Solo che c’era una miccia pronta a esplodere, forse lo sentivano nell’aria, fatto sta non hanno evitato di farla esplodere. E Gilgi, riesce a evitare di far esplodere la sua, di miccia? Non vi resta che leggere il libro per scoprirlo. Che, per inciso, è proprio bello. <strong>Triste, ma bello</strong>.</p>
<h4 class="articoli-h4">Manuale per ragazze rivoluzionarie</h4>
<p align="left">Per non cadere negli errori di Gilgi, vi consiglio di leggere Manuale per ragazze rivoluzionarie, di cui avevo già parlato qui. <strong>È un libro di e sul femminismo</strong>, indicato anche per chi è alle prime armi e vuole avvicinarcisi. Io invece l’ho letto da femminista veterana (ma sentitemi, parlo come se avessi 60 anni), ma ho trovato comunque utile confrontarmi con qualcuno che ha sperimentato delle vicende simili alle mie e a cui magari faticavo a dare un nome.</p>
<p align="left">Mi è servito quindi a ripassare, a mettere a fuoco, <strong>il che non fa mai male</strong>. Il femminismo, dopotutto, non è un dogma fisso e immutabile, e bisogna essere aggiornate perché il patriarcato non va preso sottogamba, quello muta forme, è infido, camaleontico, difficile da inquadrare ma sempre viscido, un po’ come i Mollicci in Harry Potter.</p>
<h4>Manhattan Beach</h4>
<p align="left">Un altro libro che parla di donne, ma in particolare di una sola, è Manhattan Beach. L’autrice si chiama <strong>Jennifer Egan</strong> e la amo alla follia, anche se Manhattan Beach non è all’altezza degli altri suoi libri precedenti. Tuttavia la Egan possiede sempre uno stile di scrittura magnetico, e stavolta lo usa per parlare di Anna, <strong>una ragazza che vuole fare la palombara negli anni ’40 a New York</strong>. Ci credete che mi è venuta voglia di fare la palombara, leggendo le descrizioni di quella filibustiera della Egan? E se un romanzo ti fa nascere lo schiribizzo di fare un mestiere assurdo, direi che si può inserire tra i migliori libri del 2019.</p>
<h4>L’inconfondibile tristezza della torta al limone</h4>
<p align="left">Con un titolo così bizzarro, non si può non dare una chance al libro. Ti fa venire subito voglia di leggerlo e scoprire perché mai la torta al limone dovrebbe essere così triste: <strong>sarà mica una di quelle torte con troppa frolla e poca crema?</strong> No, è che la protagonista del romanzo assaggia i piatti e ci avverte le emozioni di chi l’ha cucinato. E, manco a dirlo, spesso non si tratta di emozioni positive.</p>
<p align="left">È un elemento narrativo piuttosto fantasioso, ma non solo: si tratta soprattutto di un’espediente che serve a parlare brillantemente di cose normalissime e che fanno parte della vita di tutti i giorni, ovvero le famiglie disfunzionali. Grazie alla versatilità della sua scrittura, <strong>questo libro di Aimee Bender</strong> ci ricorda che a volte bisogna alzare il tiro per vedere certi scenari consueti da un’angolazione diversa.</p>
<h4>Maria Antonietta e lo scandalo della collana</h4>
<p align="left">Maria Antonietta ebbe un sacco di casini nella sua vita, quindi alcuni passano un po’ in sordina: è il caso dello scandalo della collana, in cui fu coinvolta suo malgrado ma che contribuì a portarla alla morte. Ne parla magistralmente <strong>Benedetta Craveri</strong> nel suo libro, che da fuori può sembrare un po’ gossipparo, ma che in realtà è un piccolo trattato storico che inquadra alla perfezione la personalità di Maria Antonietta e l’epoca in cui è vissuta. <strong>E non risulta mai noioso, anzi:</strong> magari avessi potuto studiare storia in questa maniera, al liceo.</p>
<h4 class="articoli-h4">Divino amore</h4>
<p align="left">Altro anno, altro romanzo di <strong>Stefania Bertola</strong>. Di fatto l’anno scorso sul blog ho parlato di suoi due libri divertentissimi, e Divino amore non è da meno, dato che fa letteralmente sganasciare. Questa volta la Bertola prende di mira il mondo del wedding planning e non risparmia nessuno: usa sempre la stessa formula, tanti personaggi eccentrici e un’ironia implacabile, ma non so come faccia ogni volta a creare comunque una storia freschissima. So solo che vorrei scrivere come lei, quindi quando leggo i suoi libri rosico sempre un po’, ma poi mi scordo tutto perché scoppio a ridere come un’idiota ogni tre per due.</p>
<h4 class="articoli-h4">La ferrovia sotterranea</h4>
<p align="left">La ferrovia sotterranea finisce sul podio dei libri migliori letti quest’anno. È ambientato nell’Ottocento in Georgia, ed è un racconto molto, molto vivido su cosa significava essere uno schiavo di colore a quei tempi. E peggio ancora se eri una donna come Cora, la protagonista del romanzo: talmente peggio che Cora decide di scappare dalla piantagione di cotone in cui è prigioniera, usufruendo della famosa ferrovia sotterranea.</p>
<p align="left">A questo punto sto immaginando le vostre facce: ah sì? È famosa? In realtà si tratta di un’invenzione letteraria da parte dell’autore del libro, Colson Whitehead, che oltre a quello fantastico utilizza anche altri generi. Perché La ferrovia sotterranea è un romanzo allo stesso tempo realistico, politico e d’avventura. Dopo averlo letto, ci penserete a lungo.</p>
<h3 style="text-align: center;">Libri 2019: libri sugli uomini</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/libri-2019-2.png" /></p>
<h4>Ho sposato un comunista</h4>
<p align="left">E io sto continuando a pensare anche a Ho sposato un comunista di Philip Roth, sebbene l’abbia letto lo scorso febbraio. Il fatto è che Roth riesce a descrivere le cose ridicole e importanti che caratterizzano l’umanità così bene, madonna così bene, che leggi i suoi libri e pensi quasi tutto il tempo “Ma come diamine fa a sapere tutte queste cose di me?”.</p>
<p align="left">E si tratta di un libro che in teoria avrebbe poco a che fare con me, o con voi, perché parla di un attore radiofonico pubblicamente accusato di essere comunista nientepopodimeno che da sua moglie, in un’epoca in cui era meglio non ricevere accuse del genere, dato che siamo negli anni del maccartismo. O meglio, questa è la trama “superficiale” del libro, dato che al di sotto di essa serpeggiano delle correnti sotterranee tutte da scoprire.</p>
<h4 class="articoli-h4">Benevolenza cosmica</h4>
<p align="left">Il protagonista di Benevolenza cosmica è afflitto da una tremenda sciagura: è eccessivamente fortunato. Direte voi, mica è una tragedia! Leggete il libro e poi ne riparliamo. Che tra l’altro non sembra nemmeno un libro scritto da un autore italiano (ovvero Fabio Bacà), non solo perché è ambientato a Londra, ma perché è una girandola surrealista e picaresca che sembra partorita da un Kafka o un Pennac.</p>
<p align="left">Il finale, però, presenta una risoluzione degli eventi tanto semplice quanto sorprendente. Lo consiglio a tutti gli appassionati di assurdità ma anche di cose razionali, come la statistica: quest’ultima, infatti, risulta tra le tematiche principali del romanzo.</p>
<h4 class="articoli-h4">La manutenzione dei sensi + Il guardiano della collina dei ciliegi</h4>
<p align="left">Se Benevolenza cosmica non lascia tregua durante la lettura, di tutt’altra pasta sono i libri di Franco Faggiani. Il suo è uno stile calmo come le montagne di cui parla ne La manutenzione dei sensi, ma non per questo manca di descrivere con precisione gli sconvolgimenti che possono marcare le nostre esistenze.</p>
<p align="left">I protagonisti del libro, ovvero Leonardo, vedovo 50enne, e Martino, adolescente con la sindrome di Asperger, decidono di mettervi rimedio andando a vivere in un paesino montano. Invece nel secondo libro di Faggiani abbiamo Shizo, ex maratoneta che diventa il guardiano di una collina di ciliegi.</p>
<p align="left">Quello che mi è piaciuto dei due romanzi è che Faggiani dosa con attenzione il potere salvifico del ritirarsi in luoghi lontani dalla civiltà: a volte questo genere letterario può diventare stucchevole nel suo descrivere la natura come cura a tutti i mali. Invece Faggiani ci dice sì, magari il contatto con la natura può aiutare a superare dei momenti difficili, ma tu bello ci devi mettere il tuo, e a volte può bastare e a volte no. Insomma, i suoi sono romanzi un po’ lirici e un po’ concreti: si tratta di un binomio davvero efficace.</p>
<h3 style="text-align: center;">E infine tre libri che non sapevo dove inserire</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/libri-2019-3.png" /></p>
<h4 class="articoli-h4">Di cosa parliamo quando parliamo d’amore</h4>
<p align="left">Se me lo aveste chiesto un anno fa, avrei risposto sdegnata che io non amo i racconti, proprio no. Poi ho letto Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver e ho cambiato idea. Certo, non è che abbia scoperto l’acqua calda, dato che Carver è tra gli autori di racconti più celebri al mondo, ma dopotutto non avevo neanche mai letto Harry Potter fino a un paio di anni fa (però non l’avreste mai detto da come ho usato accuratamente il paragone coi Mollicci più sopra, nevvero?).</p>
<p align="left">Comunque sia, nemmeno Raymond Carver sa bene di cosa parliamo quando parliamo d’amore, non fatevi fregare dal titolo. Però è proprio questo il suo bello: il non descrivere la realtà, a volte. Far dire ai suoi personaggi che sentono sensazioni a cui non sanno dare un nome, o forse sì, o forse no. E tuttavia anche questo è essere realistici: alzi la mano chi non si sente confuso sulla sua vita almeno per un’ora al giorno. Se Roth, come scrivevo sopra, ti spiega le tue sensazioni per benino, ed è fantastico, Carver invece evoca, allude, dice e non dice, ma tu capisci comunque tutto quello che c’è da capire… e lo capisci velocemente. Insomma, grazie a lui ho fatto pace con la forma del racconto.</p>
<h4 class="articoli-h4">Il trucco c’è e si vede</h4>
<p align="left">Dopo averlo letto, non avrete altro libro sulla cosmesi al di fuori di questo. Scritto dalla divulgatrice scientifica Beatrice Mautino, questo saggio sfata falsi miti su creme e trucchi, dando utili suggerimenti per valutare consapevolmente l’efficacia o meno di dati prodotti. Certo, poi ho comprato comunque un correttore che conteneva alga marina (wooow) e cera d’api (wooow) perché la commessa è stata persuasiva, ma ehi sto imparando.</p>
<h4 class="articoli-h4">I russi sono matti</h4>
<p align="left">Un divertissement che parla di cultura e libri russi, scritto da un russofilo per eccellenza come Paolo Nori. L’ho trovato curioso, buffo e intelligente. Vi dico solo che mi ha fatto venire ancora più voglia di andare a Mosca e San Pietroburgo, dove eviterò però lo zapoj, o forse no (si tratta di un termine russo che indica lo stato di ubriachezza e il relativo hangover – ma della durata di 2 o 3 giorni, non un normale hangover all’italiana).</p>
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		<title>Il vero miracolo è che mi è piaciuto Il Miracolo: recensione della serie TV</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/il-miracolo-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 09:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film e Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come mai mi è piaciuta la serie TV Il Miracolo nonostante la mia scarsa simpatia per le madonne piangenti sangue</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi vi spiego perché mi sia piaciuta la serie TV Il Miracolo nonostante la mia scarsa simpatia per Ammaniti e le madonne piangenti sangue</h2>
<p align="left"><strong>3 motivi</strong> per cui pensavo che Il Miracolo, la nuova serie Sky ideata dallo scrittore Niccolò Ammaniti, non mi avrebbe fatto gridare al miracolo:</p>
<p align="left">1) A me lo stile di Ammaniti proprio non piace, di solito. Ho letto <strong>Ti prendo e ti porto via, Come Dio comanda e Io e te</strong>, dunque posso dire con cognizione di causa che salvo solo l’ultimo perché mi è sembrato il meno forzato e artefatto. Ma in giro ho iniziato a leggere pareri sempre più positivi su Il Miracolo, perciò spinta dalla curiosità mi sono buttata. Anche se il pensiero di una serie scritta da Ammaniti, incentrata per di più su una statua della Madonna che lacrima sangue, mi faceva alzare gli occhi al cielo ancor prima di iniziarla…</p>
<p align="left">2)… e mi faceva anche un po’ paura. Avevo letto infatti che Il Miracolo era ascrivibile al<strong> genere horror</strong> (e te credo, c’è una Madonna che piange litri di sangue), e io già sono una pavida, in più avevo in mente questo racconto di mio padre: quando era piccolo, nel suo paese si era sparsa la convinzione che una statua della Madonna muovesse gli occhi e LUI NE ERA TERRORIZZATO E HA TERRORIZZATO ANCHE ME DA PICCOLA CON QUESTA STORIA.</p>
<p align="left">3) Infine, ultimamente le serie TV non mi entusiasmano, perché con loro mi sta capitando quello che mi capita quando entravo da <strong>Zara a Via del Corso</strong>: 4 piani di roba sono troppi, mi confondono e mi fanno allontanare in preda alla frustrazione. Senza contare che l’offerta eccessiva serve un po’ a nascondere i difetti dei singoli capi – in questo caso, vestiti tagliati male e serie prevedibilissime -.</p>
<p align="left">3 motivi che invece mi hanno fatto ricredere su Il Miracolo facendomelo financo apprezzare:</p>
<p align="left">1) Nella serie si ritrova il gusto grottesco e artificioso di Ammaniti, tuttavia risulta “addomesticato”. Sì, nonostante la presenza della Madonna sanguinante: infatti il mistero della statuetta è <strong>intrigante ma non preponderante </strong>(quindi, pavidi come me all’ascolto: SI – PUÒ – FARE, anzi, VEDERE), dato che in fondo si tratta di un pretesto per analizzare le persone e le loro reazioni a questa scoperta.</p>
<p align="left">2) Anche i personaggi che non vengono messi a parte del segreto (perché la statua è in mano all’esercito, che inizialmente ne riferisce l’esistenza solo al premier Fabrizio Pietromarchi) ne subiscono comunque le conseguenze, spesso in maniera imprevedibile. Ed è qui la chiave: <strong>insieme alla recente serie Killing Eve</strong>, Il Miracolo per me è stata una piacevole sorpresa, nel vero senso della parola. Una volta tanto non sapevo bene cosa aspettarmi, sia dai dialoghi che dalle azioni.</p>
<p align="left">3) Complice di quest’imprevedibilità è in particolare <strong>il personaggio di Sole Pietromarchi</strong> (Elena Lietti), a cui va la mia personale menzione d’onore: Sole tvb. All’inizio sembra solo l’algida moglie di un primo ministro sotto pressione (oltre al mistero della statua Pietromarchi deve affrontare anche un referendum sull’uscita dell’Italia dalla UE), e insomma, se fosse rimasta così… che noia, non ci serviva mica un’altra<strong> Claire Underwood</strong>. Ma basta poco per ricredersi, perché Sole è tutt’altro che fredda: ex pilota di rally, è piena di verve, dice e fa tutto il contrario di quello che non solo ci si aspetta da una first lady, ma in generale da chiunque. È pazza col botto, l’ho adorata. E poi il suo discorso nella sesta puntata su come l’istinto materno non sia innato ma sia una costruzione sociale è da applausi.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Il-miracolo-1.jpg" /></p>
<p align="left">In conclusione c’è da dire che alcune scene e alcuni dialoghi ne Il Miracolo erano un tantinello enfatici e talvolta si aveva l’impressione che i personaggi, più che seguire un arco evolutivo, sbattessero contro il vetro come una mosca intrappolata in un barattolo. Tuttavia il finale, pur lasciandoci con parecchie domande (troppe domande, accidenti ad Ammaniti), è al tempo stesso portatore di implicazioni narrative affascinanti; in tal modo non solo non delude lo spettatore, ma riesce anche a rimanere aperto in vista di <strong>una possibile seconda stagione</strong>. Insomma Ammaniti e gli altri sceneggiatori hanno preso – come si suol dire in gergo tecnico cinematografico – due piccioni con una fava. Abbravi.</p>
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		<title>Recensione di Halt and Catch Fire: una serie TV sul fallimento</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/recensione-halt-and-catch-fire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2018 09:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film e Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Halt and Catch Fire, il period drama che racconta le evoluzioni tech degli anni ’80 e ’90</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Ecco la mia recensione di Halt and Catch Fire, il period drama che racconta le evoluzioni tech degli anni ’80 e ’90</h2>
<p align="left">Halt and catch fire è una serie TV sul fallimento. Detta così non sembra molto allettante, lo so; del resto, se in un film o una serie guardiamo pazientemente il protagonista fallire più volte, è perché siamo piuttosto sicuri che <strong>alla fine trionferà</strong>.</p>
<p align="left">Ce l’hanno insegnato centinaia di film su pugili che vincono il match della loro vita nonostante tutti gli dicessero “Fai schifo! Mia nonna sfodera un destro migliore del tuo!”, mentre centinaia di serie TV ci hanno insegnato che per quanto <strong>un detective sia tanto, estremamente triste</strong> perché gli hanno decimato tutto il parentado, il portiere del palazzo, il coniglio da compagnia, lui riuscirà comunque a risolvere quel caso che lo ossessiona.</p>
<p align="left">Il sito Vulture ha scritto <a href="https://www.vulture.com/2018/03/tv-detectives-why-are-they-always-so-sad.html" target="_blank" rel="noopener">un articolo interessante</a> su quest’ultima figura, spiegando che i “detective tristi” esistono affinché noi spettatori possiamo sentirli <strong>più vicini e umani</strong>. È difficile empatizzare con qualcuno che risolve sempre brillantemente i casi e per di più se ne va in giro felice come una Pasqua. Andiamo, non puoi avere tutto caro detective.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Halt-and-catch-fire-1.jpg" /></p>
<p align="left">Anche Halt and Catch Fire presenta un meccanismo simile, dato che i protagonisti <strong>Donna</strong> (Kerry Bishé), <strong>Cameron</strong> (Mackenzie Davis), <strong>Gordon</strong> (Scoot McNairy) e <strong>Joe</strong> (Lee Pace) sono tutti piuttosto geniali. In quel periodo di fermento tecnologico tra gli anni ’80 e ’90, i quattro intuiscono e talvolta anticipano l’avvento di diverse innovazioni come <strong>il primo computer, le community su Internet, il World Wide Web</strong>. Messa così, pare che sappiano o abbiano inventato tutto loro.</p>
<p align="left">In realtà, sebbene i protagonisti si ritrovino nel giro giusto, spesso e volentieri ne vengono spinti ai margini, a causa della massima “il pesce grande mangia il pesce piccolo” o perché semplicemente hanno fatto qualche casino. Del resto, seppur il personaggio di Joe lo ricordi parecchio, <strong>non tutti possiamo essere Steve Jobs</strong> e inventarci imperi mondiali dal garage di casa nostra: ok, magari siamo intelligenti e in gamba, ma siamo anche fallibili, esattamente come Joe, Gordon, Cameron e Donna. E certo questo lato contribuisce ad avvicinarli allo spettatore.</p>
<p align="left">Tranquill@, non sono qui per dispensare banalità sulla vita come “tutti sbagliano, nessuno è perfetto” e dimostrarvi come sono zen per averle accettate con candore serafico. Col cavolo, a noi <strong>“rimuginers”</strong> piace sguazzare nella vergogna e nel rimpianto per errori commessi anni fa. Infatti se avessi sperimentato metà dei fallimenti che capitano a Cameron o Gordon in Halt and Catch Fire, probabilmente sarei andata a vivere in mezzo ai boschi (in effetti Cameron a un certo punto ci va più o meno a vivere).</p>
<p align="left">Anche loro riguardo ad alcuni errori si rodono dalla bile per anni eh, strepitano, battono i piedi, compiono azioni davvero stupide, ma poi, in qualche modo, si tirano su e tornano a una situazione certo non uguale alla precedente, ma perlomeno accettabile. Si adattano al nuovo contesto, cercano di ricalibrare le loro prospettive.<strong> Shock: dimostrano che si può sopravvivere ai fallimenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Halt-and-catch-fire-2.jpg" /></p>
<p align="left">Tra un fallimento e l’altro, comunque, Donna e gli altri hanno una fracca di lampi geniali, e anche se noi spettatori siamo ormai abituati a tutte le invenzioni per le quali loro si entusiasmano, risulta lo stesso interessante vedere <strong>il mondo geek</strong> che nasce e prende forma.</p>
<p align="left">Ma questo spaccato, per quanto coinvolgente a livello narrativo ed estetico, passa in secondo piano rispetto alle interazioni tra i protagonisti: nel corso delle 4 stagioni (sì, è durato poco: amato dalla critica ma meno apprezzato dal pubblico) i rapporti tra Gordon e Donna, Joe e Cameron, si sono deteriorati e riaggiustati più volte.</p>
<p align="left">Queste dinamiche sono normali in ogni serie TV, bisogna aggiungere un po’ di pepe o la vicenda si spegne, eppure in Halt and Catch Fire si sentiva che i legami tra i personaggi cambiavano <strong>in maniera ragionata e naturale</strong>, non solo per movimentare forzatamente la trama. E se gli autori avessero avuto più stagioni a disposizione, gli archi evolutivi si sarebbero svolti con ancora più calma.</p>
<p align="left">Nonostante ciò, il finale è stato comunque degno dell’intera serie: infatti ha dimostrato ancora una volta che in Halt and Catch Fire non conta tanto l’idea in sé quanto il processo precedente e successivo a quell’idea, e soprattutto come si comporteranno le persone coinvolte nel processo. Perché sì, i computer sono affascinanti, ma, come Terminator insegna,<strong> le persone lo sono di più</strong>. O come dice Joe nella serie, “<em>Computers are not the thing, they are the thing that gets us to the thing</em>”.</p>
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		<title>Chiamami col tuo nome: recensione del film</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/chiamami-col-tuo-nome-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2018 09:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film e Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo pesche: ecco a voi la mia recensione di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Non solo pesche: ecco a voi la mia recensione di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino</h2>
<p align="left">Non ho urlato al capolavoro dopo aver visto Chiamami col tuo nome. Però, nonostante siano passati alcuni giorni, continuo a pensarci, a ragionarci sopra. A fare collegamenti. E quando un film ti fa quest’effetto, è sicuramente valido. Anzi, è proprio bello, via.</p>
<p align="left">Perché il pregio principale di Chiamami col tuo nome, secondo me, sta nel suo essere <strong>multisfaccettato</strong>, caratteristica che lo porta a toccare diverse corde. E fa tutto questo adottando allo stesso tempo un registro minimale e pacato, aggettivo usato dallo stesso regista Guadagnino per descrivere la campagna promozionale che ha portato il film fino agli Oscar. Ma anche se è candidato nella categoria Miglior film, non penso vincerà (ma pazienza, Guadagnino ha già vinto nella vita dirigendo il videoclip di quel capolavoro assoluto che è <strong>Vamos a bailar </strong>di Paola e Chiara).</p>
<p align="left">Quest’anno il messaggio politico degli Oscar è incentrato infatti sui <strong>diritti delle donne</strong>. L’anno scorso invece la battaglia era contro la discriminazione razziale, e infatti vinse Moonlight, che sulla carta sembra simile al film di Guadagnino. Entrambi presentano un racconto di formazione e un amore gay, nonché un tono narrativamente asciutto. Ma secondo me Moonlight ha adottato tale tono per ragioni ruffiane. “Oh guardatemi sono un film lentissimo e di poca sostanza, ma spacciamo tutto questo per delicatezza narrativa”.</p>
<p align="left">Invece Chiamami col tuo nome non mi ha dato l’impressione di essere una persona FALZA, anzi. Il suo mood “sussurrato” mi è sembrato il prodotto spontaneo dello stile di Guadagnino (quello presente in Io sono l’amore, piuttosto che in A bigger splash), aiutato in questo da due bravi protagonisti, in primis <strong>Timothée Chalamet</strong> che ha sfruttato il suo fascino languido e i suoi occhioni acquosi. No, a parte gli scherzi l&#8217;ho trovato davvero strepitoso, pur lavorando di sottrazione ti fa arrivare tutto il suo struggimento da primo amore.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/Chiamami-col-tuo-nome-recensione-1.jpg" /></p>
<p align="left">Anche il resto dell’apparato scenico contribuisce alla bellezza delicata del film: di fatto bastano pochi accenni per catapultarci in <strong>una ricostruzione degli anni ’80</strong> decisamente accurata ma mai appesantita da continui riferimenti all’epoca, o da un’atmosfera forzatamente plastica farcita di frequenti luci al neon e successi musicali del tempo (anche Christopher Nolan ha lodato quest’aspetto del film, dunque sono nel giusto).</p>
<p align="left">E lo stesso trattamento è applicato al racconto dell’amore estivo, perno della trama. Le cicale che friniscono, quel languido abbiocco estivo che ti coglie nel pomeriggio, vedere la tua cotta estiva e sentire il cuore che ti batte forte inesorabile come cantavano le Lollipop. Insomma dai, sono concetti universali che inoltre sembra di toccare per mano, per quanto sono resi bene visivamente. Anche la campagna della bassa cremasca in cui è ambientato il film sembra trascendere lo schermo, così come la tensione sessuale tra Elio e Oliver.</p>
<p align="left">Per quest’ultima caratteristica mi ha ricordato molto <strong>The Handmaiden di Park Chan-wook</strong>, anch’esso magistrale nel rendere plastica la dinamica del desiderio attraverso elementi come i movimenti di camera, il fruscio dei vestiti, la carta da parati e tante altre cose che non avrei mai pensato potessero esprimere efficacemente l’eros.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/The-handmaiden.jpg" /></p>
<p align="left">Insomma, se paragono il film di Chan-wook, che ho amato parecchio, a Chiamami col tuo nome, vuol dire che alla fin fine quest’ultimo mi è piaciuto davvero. Non ho avvertito quella fitta allo stomaco che in molti hanno sentito durante la visione, né una specifica affinità spirituale con le tematiche trattate, ma ho apprezzato la parte che forse può sembrare più superficiale ma che in realtà non lo è (sicuramente non lo è per Guadagnino), ovvero quella riguardante La Cotta Estiva e <strong>la sua componente nostalgica “happy-sad”</strong>. Avete presente no, quando finisce qualcosa e si è tristi, ma meno male che è successo questo qualcosa, nonostante tutto: miscuglio di sensazioni espresso magnificamente dal monologo del padre di Elio, che vale quasi da solo il prezzo del biglietto.</p>
<p align="left">Chiamami col tuo nome è a sua volta un miscuglio ben amalgamato, di lingue (nella versione originale si parlano inglese, francese e italiano), di stili (perché in alcuni momenti la pacatezza lascia lo spazio a una morbosità Viscontiana), e di chiavi di lettura, come dicevo all’inizio. Penso che sia piaciuto e stia piacendo a molti essenzialmente per questo motivo:<strong> ognuno di noi può trovare facilmente uno spunto</strong>, una vicinanza al racconto del film. E non è certo una ragione di poco conto per apprezzarlo.</p>
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