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		<title>Avere i capelli corti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 16:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cronache semiserie di una donna che ha deciso di avere i capelli cortissimi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/avere-capelli-corti/">Avere i capelli corti</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avere i capelli corti, da donna, non è lo stesso che averli da uomo.</p>
<p>Se decidi di tagliarti i capelli corti, molte persone ti chiederanno infatti: “Come mai hai deciso di tagliarli <em>così</em> corti?”. <strong>Non succede mai il contrario</strong>; non credo abbiate mai sentito qualcuno chiedere a una donna: “Perché hai deciso di avere questa lunghezza media di capelli?”. E di certo agli uomini non viene chiesto perché hanno deciso di avere i capelli corti piuttosto che lunghi. A volte mi è stato persino detto: “Che decisione coraggiosa!”. Improvvisamente, diventi un <strong>baluardo di ribellione</strong>, mentre tu desideravi solo un taglio carino e pratico.</p>
<p>Comunque, quando mi chiedono perché ho deciso di tagliare i capelli <em>così</em> corti, io dico sempre che da anni avevo ormai attuato un <strong>graduale processo di accorciamento</strong>, finché un giorno, guardandomi allo specchio e facendo le solite prove che si fanno per capire come si starebbe con una certa pettinatura (tipo la prova frangetta con la coda di cavallo ribaltata sulla fronte, chi dice di non averlo mai fatto mente), non ho realizzato che sarei stata bene con un taglio cortissimo, che in gergo viene chiamato alla <em>maschietta</em>. Ovviamente. In più, fantasticavo da anni di replicare sulla mia testa il taglio iconico di <strong>Anne Parillaud</strong> nel film <em>Nikita, </em>a cui mi sono ispirata per l&#8217;immagine di copertina.</p>
<p>Dopo essermi tagliata i capelli <em>così</em> corti, anche se ho scoperto con sgomento di non assomigliare affatto ad Anne Parillaud, mi sentivo lo stesso un <strong>essere decisamente superiore</strong>, quasi vicina al nirvana. Addio piastre e arricciacapelli! Addio routine con shampoo+balsamo+maschera per domare i miei strani capelli né ricci né lisci ma certamente stronzi! Addio fon! Apertura momento traumatico: evitare di asciugarsi i capelli con il fon non fa venire la cervicale a lungo andare, è un falso mito propagato dalle mamme italiane. Infatti la mia, che è della Repubblica Ceca, non me l’aveva mai detto, e quando le mie amiche mi avevano messo a parte di questa “verità” durante l’adolescenza mi sono sentita a lungo defraudata di una tappa fondamentale per la mia crescita. Chiuso momento traumatico.</p>
<p>Ritornando a noi, dopo il taglio netto mi sentivo quindi <strong>libera dalle catene del marketing tricologico</strong>. E poi lo ammetto, guardavo alle altre donne con i capelli lunghi e dentro di me gongolavo: “Ah! Io ci metto solo trenta secondi a lavarmi i capelli e poi sono a posto, pappappero!”.</p>
<p>Questo finché non è spuntato Lui (no, non quel lui). <strong>Il Ciuffo Maledetto in cima alla testa</strong>.</p>
<h3>Il Ciuffo Maledetto</h3>
<p>Quando si hanno i capelli corti, succede a uomini e donne, a un certo punto spunta dal nulla un ciuffo piazzato non proprio sul cocuzzolo della testa, ma poco dietro. E non è un ciuffo come gli altri: no, lui ignora la forza di gravità e se ne sta sparato verso l’alto, <strong>rovinando una capigliatura altrimenti perfettamente ordinata</strong>. Dicevo, succede anche a molti uomini con un taglio come il mio. Ma loro sembrano fregarsene. A me, invece, fa impazzire, ma più che altro per una questione ossessivo-compulsiva, o forse perché essendo donna ho interiorizzato talmente bene il dover essere sempre sistemata e in ordine da non rendermene quasi conto.</p>
<p>Diverse donne mi hanno raccomandato con foga i seguenti rimedi per ovviare all’annoso problema: gel e cere varie, addirittura una cuffia di cotone o lana da indossare la notte per appianare i ciuffetti ribelli. Io ho risolto schiaffandomi un po’ di acqua sul Ciuffo per poi schiacciarlo con vigore; <strong>perché io il cappello per dormire non me lo metto</strong>, deve essere di una scomodità unica. E non mi risulta che a nessun uomo sia mai stato detto di mettersi un cappellino per dormire altrimenti il suo Ciuffo sarebbe risultato antiestetico l’indomani mattina.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-1015 size-full aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti.jpg" alt="Monica Vitti" width="760" height="500" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti.jpg 760w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti-300x197.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti-100x66.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2025/08/Monica-Vitti-684x450.jpg 684w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></p>
<h3>E io pago</h3>
<p>Oltre al Ciuffo, anche il fattore soldi ha contribuito a minare la mia aura di superiorità di <strong>Donna con i Capelli Corti</strong>. Quando avevo una chioma più lunga, andavo dal parrucchiere giusto due volte all’anno, ben contenta di evitarmi le attese, le spese e le chiacchiere forzate. Adesso devo andarci ogni due mesi, e pagare TRENTADUE EURO ogni volta. Sapete quanto paga mio marito per un taglio similissimo al mio? Sui quindici-diciotto euro. E non deve lottare con la parrucchiera per impedirle di cospargergli la testa con olietti unti o cere appiccicose che faranno sembrare sporchi i suoi capelli appena lavati. <strong>La prossima volta che mio marito va dal barbiere a farsi tagliare i capelli, mi accodo</strong>.</p>
<h3>Freak show</h3>
<p>Da quando mi sono tagliata i capelli <em>così </em>corti, mi sono accorta del verificarsi di un interessante fenomeno. Da un lato, diventi più “rilevante”, perché la gente si ricorda di te: sei la donna con i capelli molto corti. <strong>Fatto alquanto inusuale</strong>. Dall’altro lato, agli occhi degli uomini diventi pressoché invisibile come oggetto sessuale.</p>
<p>Precisiamo: quando portavo i capelli lunghi non è che avessi ai miei piedi folte schiere di uomini, però ricevevo più complimenti o sguardi, solitamente non richiesti. Adesso, invece, ho notato che la qualità dello sguardo maschile che si posa su di me è decisamente diversa,<strong> il che non mi dispiace</strong>: mi fa sentire più libera, ma allo stesso tempo mi ha fatto capire quanto i capelli lunghi rappresentino, per gli uomini e non solo, un simbolo fin troppo circoscritto di femminilità e seduzione. Per esempio, mi è capitato di sentir dire da un collega che a lui piacciono solo ed esclusivamente le donne con i capelli lunghi, le altre non le considera nemmeno. Probabilmente noi donne con il taglio corto siamo ai suoi occhi delle freak da guardare con un po’ di curiosità, un po&#8217; come i delfini che fanno le capriole in aria nei parchi acquatici.</p>
<h3>Gender reveal</h3>
<p>Per altri uomini, noi creature femminili con i capelli corti rappresentiamo talmente un’anomalia da non poter essere classificate come donne, perché nella loro testa regna sovrana <strong>l’equazione capelli corti = maschio</strong>. Mi è successo con lo stewart del traghetto Napoli-Palermo che continuava a chiamarmi “ragazzo” nonostante la mia faccia fosse ad appena dieci centimetri dalla sua. Non ci sono rimasta male, però: anzi, mi sono esaltata. Perché mi è subito venuto in mente che se era possibile scambiarmi per ragazzo, in alcune occasioni lo avrei potuto usare a mio vantaggio! Nella mia testa hanno iniziato quindi a manifestarsi folli visioni in cui, pensate, camminavo senza paura in una strada buia e isolata di notte. Oppure ero la protagonista di uno scenario post-apocalittico in cui mi spostavo di città vuota in città vuota insieme ai miei amici sopravvissuti, senza temere di essere violentata da qualsivoglia predone avessimo incrociato lungo il nostro cammino.</p>
<p>E questo, signori e signore, è il flusso di pensiero tipo che si verifica nella mente di una donna. Anzi: di una donna con i capelli <em>così</em> corti.</p>
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		<title>Cosa fare gratis a Parigi? Consigli per un weekend lungo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Aug 2024 12:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giri sinceri]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parigi e gratis: queste due parole possono esistere nella stessa frase? Scopriamolo insieme!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, sono tornata per l&#8217;ennesima volta a <a href="https://www.aesseresinceri.it/parigi-insolita/">Parigi</a>! Che ci posso fare, insieme a <a href="https://www.aesseresinceri.it/cose-da-fare-berlino-4-giorni/">Berlino</a> è una delle città <strong>europee</strong> che preferisco e in cui mi trovo particolarmente a mio agio. Tanto a mio agio che stavolta ho deciso di andarci da sola: avevo voglia di mettermi alla prova ma senza esagerare che qui soffriamo comunque di ansietta e bruciori di stomaco, quindi per <strong>il mio primo viaggio in solitaria</strong> ho un po&#8217; barato scegliendo una città che conoscevo abbastanza bene.</p>
<p>Com&#8217;è andata? Ho dei consigli da dare per chi vuole approcciarsi a un viaggio da sol*? Assolutamente no. Io sono stata bene durante il giorno, ma la sera a letto mi fioccavano in mente pensieri del genere: &#8220;E se ora mi viene un attacco di appendicite e sto male in un paese straniero? Non so nemmeno il francese! Cazzo! Ma perché ho deciso di partire da sola?&#8221;. Tutto nella norma, insomma. Per fortuna durante il giorno mi distraevo con <strong>dosi massicce di pain au chocolat</strong> e con<strong> il mio programma serrato di cose da vedere</strong>&#8230; per giunta tutte gratuite. Qui sotto ve ne parlo approfonditamente, che di sicuro mi viene meglio che dare consigli sui viaggi in solitaria!</p>
<h2>Cosa fare gratis a Parigi? 1° giorno</h2>
<p>Appena arrivata a Parigi mi sono buttata immediatamente al <strong>Musée de la Vie romantique</strong>, il quale fa parte dei numerosi <strong>musei gratis di Parigi</strong>. A proposito: ho scoperto che esiste un accordo di reciprocità tra Roma e la capitale francese, il quale consente a noi romani di visitare gratuitamente i musei della municipalità parigina presentando un documento d&#8217;identità (e viceversa i parigini possono visitare gratis diversi musei romani).</p>
<p>Torniamo al Musée de la Vie romantique: si trova nel cuore di Montmartre ed è quanto di più parigino si possa immaginare. Contiene infatti diverse opere e cimeli risalenti al <strong>periodo Romantico</strong>; in particolare, ospita molti ricordi di <strong>George Sand</strong> e del pittore <strong>Ary Scheffer</strong> (il quale visse proprio nella sede del museo) nonché un calco della mano destra di<strong> Chopin</strong>. Non voglio fare la bestia senza cultura, però devo dire che mi è piaciuto più l&#8217;esterno del museo piuttosto che il suo interno: è che si tratta di un edificio adorabile immerso nel verde, con una <strong>sala da tè</strong> ancora più adorabile. <strong>Ci possono perdere ore e ore a leggere, senza nessuno che ti rompa le scatole. </strong></p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1002 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-300x297.jpg" alt="museo vita romantica" width="300" height="297" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-300x297.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-1024x1013.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-150x150.jpg 150w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-768x760.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-1536x1520.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-100x100.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-455x450.jpg 455w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-120x120.jpg 120w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica-1213x1200.jpg 1213w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/museo-vita-romantica.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>A proposito di luoghi in cui nessuno ti rompe le scatole: sempre a Montmartre è possibile imboccare in una stradina nascosta e senza uscita, conosciuta come <strong>Villa Léandre</strong>, piena di villette dal tetto a punta con particolari affascinanti come battenti a forma di mano e giardini rigogliosi. Questo almeno da una parte della strada, perché dall&#8217;altro lato si trovano piccoli condomini più moderni ma altrettanto eleganti.</p>
<p>E a proposito di posti dove passare ore a leggere senza rotture: nel pomeriggio del mio primo giorno a Parigi ho fatto un salto anche nella magnifica, gloriosa <strong>BNF Richelieu</strong>, ossia la Biblioteca Nazionale di Francia. L&#8217;ingresso è gratuito e aperto a tutt* solo per quanto riguarda la <strong>Sala Ovale</strong>, ma fidatevi che basta e avanza: contiene libri e divani comodissimi a perdita d&#8217;occhio, il tutto sotto un soffitto che sembra provenire direttamente dall&#8217;Opéra Garnier o da Versailles.</p>
<p>Proprio di fronte alla BNF Richelieu c&#8217;è un&#8217;altra chicca, sempre gratuita: la <strong>Galerie Vivienne</strong>, un passaggio coperto raffinato e pieno zeppo di negozietti e bistrot pariginissimi.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1003 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-300x225.jpg" alt="galerie vivienne" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne-1600x1200.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/galerie-vivienne.jpg 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Bonus mangereccio:</strong> ovviamente per il cibo ho dovuto cacciare fuori la grana, ma devo dire che ho sempre mangiato molto bene spendendo il giusto. Ad esempio, la sera del primo giorno ho cenato al <strong>Bistrot Victoires</strong>: se volete mangiare in pieno centro a Parigi gustando i piatti tipici della tradizione francese senza dare via un rene è perfetto. C&#8217;è sempre un po&#8217; di fila ma scorre, in più hanno il menu in italiano e sono rapidi e molto cortesi.</p>
<h2>Cosa vedere gratis a Parigi: 2° giorno</h2>
<p>Altro giorno, altro museo: sono andata a visitare la <strong>Maison Victor Hugo</strong> a Place des Vosges, dove il celebre scrittore visse dal 1832 al 1848. Quadri, memorabilia di Hugo e carte da parati pazze: ci si passa un&#8217;oretta davvero piacevole, tanto più se amate i suoi libri. E ovviamente anche qui c&#8217;è un cafè adorabile, come te sbagli?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1004 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-300x225.jpg" alt="maison victor hugo" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo-1600x1200.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/maison-victor-hugo.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Nel pomeriggio ho visitato un luogo iconico di Parigi, anche se al di fuori dei suoi sentieri più turistici: il <strong>Mercato delle pulci di Saint-Ouen</strong>, particolarmente famoso per<strong> l&#8217;oggettistica e i mobili</strong>. E che mobili! Avrei voluto comprare tutto, perché era pieno di mobili di design anni &#8217;60 e &#8217;70, ovvero quelli che preferisco ma sono troppo povera per comprare. Poco male, c&#8217;è da rifarsi gli occhi comunque: i proprietari dei vari stand, poi, sono davvero pittoreschi, sembrano usciti da un film francese noir (e hanno un sacco di cani pittoreschi quanto loro). Ci sono anche dei locali mangerecci dall&#8217;aspetto interessante che inframmezzano questo vero e proprio <strong>labirinto di antiquariato</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1005 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-300x225.jpg" alt="saint ouen" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen-1600x1200.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/saint-ouen.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Non contenta, dopo sono anche andata a visitare il <strong>Petit Palais</strong>, in pieno centro a Parigi: incredibile ma vero, anche questo museo spettacolare, che ospita collezioni permanenti insieme a esibizioni temporanee, è&#8230; gratuito! E una volta ammirate tutte le opere è possibile fermarsi a riposare nel giardino interno.</p>
<p><strong>Bonus mangereccio:</strong> a Parigi bisogna per forza provare qualche cucina esotica, e stavolta mi sono buttata sul libanese. Per la precisione, ho mangiato da <strong>Assanabel</strong>, una catena elegantina che si trova in diverse zone della città. Staff cortesissimo, cibo delizioso e locale confortevole: per me un grande sì.</p>
<h2>Cosa fare a Parigi gratis: 3° giorno</h2>
<p>Altro giorno, altra biblioteca scenografica ma gratuita: è il turno della <strong>Bibliothèque Mazarine</strong>, la più antica biblioteca pubblica di Francia, situata nientepopodimeno che sul lungosenna. Una robetta insomma. Dopo questa tappa, sono passata a vedere la <strong>Cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa</strong>, una chiesetta kitsch che sembra uscita da un film di Sofia Coppola. Hanno anche un negozio dove vendono delle medagliette carine e dei bagni gratuiti (perdoname madre por mi blasfemitas).</p>
<p>Dopo un breve passaggio davanti alla casa dove abitarono <strong>Serge Gainsbourg e Jane Birkin</strong>, mi sono dedicata al window shopping nei negozi che trovate dopo la foto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1008 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-300x242.jpg" alt="serge gainsbourg" width="300" height="242" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-300x242.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-1024x825.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-768x619.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-1536x1238.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-100x81.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-559x450.jpg 559w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg-1489x1200.jpg 1489w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/serge-gainsbourg.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p align="center">Casa di Serge e Jane</p>
<h3>Messy Nessy&#8217;s Cabinet</h3>
<p>Seguo da anni il <a href="https://www.instagram.com/messynessychic/">profilo IG di Messy Nessy Chic</a> (aka Vanessa Grall) per avere la mia dose quotidiana di Parigi insolita. Perciò, quando ho visto che aveva aperto un <strong>negozio dedicato a oggetti strani e curiosi</strong> mi ci sono fiondata. Ce n&#8217;è per tutti i gusti: Indovina Chi con i personaggi dei film di Wes Anderson, i libri di Messy Nessy dedicati a Parigi, bottigliette che contengono l&#8217;acqua della Senna (rigorosamente da tenere sigillate per non rischiare di prendere l&#8217;escherichia coli come gli atleti delle ultime Olimpiadi). E ho anche conosciuto Messy Nessy in persona: è stata proprio lei a raccontarmi del gemellaggio tra Roma e Parigi di cui sopra.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1006 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-300x215.jpg" alt="messy nessy cabinet" width="300" height="215" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-300x215.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-1024x735.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-768x551.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-1536x1103.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-100x72.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-627x450.jpg 627w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet-1600x1148.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/messy-nessy-cabinet.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3>Mariage Frères</h3>
<p>Semplicemente il <strong>tempio del tè a Parigi</strong>. Appena entri ti senti avvolgere da un profumo invitante e vorresti comprare tutte le scatole di tè che vedi, peccato che costino una scoppola. Poco male, perché puoi consolarti con una visita al piano superiore del negozio, dove c&#8217;è un piccolo museo dedicato alla storia del brand e del tè. Grazie di pensare anche a noi poveri, Mariage Frères!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1007 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-300x225.jpg" alt="mariage freres" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres-1600x1200.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2024/08/mariage-freres.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3>Sens Unique e Dover Street Parfums Market</h3>
<p>Da appassionata di profumi, non potevo lasciarmi scappare queste <strong>due chicche presenti nel Marais</strong>: negozi pieni di marchi di profumi mai visti e altri che volevo annusare da tempo. E soprattutto negozi con commessi che ti fanno annusare TUTTO. Ho tocchignato e odorato mille boccette senza che nessuno mi seguisse come un falco o mi trattasse con sufficienza. Alla faccia di chi parla sempre della puzza sotto al naso dei francesi.</p>
<p>Nella centralissima <strong>Rue Saint-Honoré</strong> si trovano invece diversi monomarca di profumi, come Byredo, Le Labo, Roger &amp; Gallet, L&#8217;Artisan Parfumeur e molti altri ancora. Anche lì potete annusare la qualunque in tutta tranquillità!</p>
<p><strong>Bonus mangereccio: </strong>per un pranzo o una merenda veloci quanto soddisfacenti andate in uno dei numerosi punti vendita di <strong>The French Bastards</strong>. Nonostante sia una catena fa dei prodotti davvero goduriosi e dalle dimensioni rilevanti: il pain au chocolat con la crema di mandorle è grande come la mia faccia. Dio, non mi fate parlare dei pain au chocolat che ora riprenoto un volo per Parigi!</p>
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		<title>I libri del 2023: la mia classifica personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2023 11:04:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anno nuovo, libri nuovi: ecco la mia classifica dei migliori romanzi letti nel 2023!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Oggi facciamo due delle mie cose preferite, parlare di libri e stilare classifiche: ecco quindi i libri del 2023 che ho più amato</h2>
<p align="left">È giunto quel momento in cui <strong>si tirano le somme</strong>: la fine dell’anno. Che orrore, vero? Infatti io tiro le somme solo sui libri che ho letto, riflettendo con attenzione su quelli che ho apprezzato o detestato (così mi distraggo dal pensare a tutti i risultati che non ho raggiunto, ai buoni propositi mancati, ai rimpianti, al tempo che passa, e va bene la smetto). Da questa analisi estremamente ponderata nasce la mia classifica sui <strong>migliori libri del 2023. </strong>Piccolo disclaimer: non sono per forza libri usciti quest’anno!</p>
<h2>Libri al cardiopalma</h2>
<h3>Posto sbagliato, momento sbagliato</h3>
<p>Hai detto viaggi nel tempo? Hai detto thriller psicologico? Eccomi! Se anche voi amate questi temi, non potete perdervi il libro <strong>Posto sbagliato, momento sbagliato di Gillian McAllister</strong>. Come ogni thriller che si rispetti, non si riesce a posare una volta iniziato, in più è ricco di tensione e colpi di scena inaspettati.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-993 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-300x150.webp" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-300x150.webp 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-768x384.webp 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-100x50.webp 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato-700x350.webp 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Posto-sbagliato-momento-sbagliato.webp 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Questi elementi più classici si combinano con una struttura insolita ma che funziona alla grande: il libro inizia subito con un omicidio, e<strong> la protagonista viaggia a ritroso nel tempo</strong> per capire come impedire a suo figlio di commetterlo, scoprendo diversi aspetti che non conosceva della sua famiglia. Grazie a questa tematica, l&#8217;autrice ne approfitta per riflettere anche sulla sindrome dell&#8217;impostore, sulle aspettative nei confronti delle madri lavoratrici nella società e altre cose simpatiche prodotte dal nostro amico patriarcato.</p>
<h3>Il mio omicidio</h3>
<p>Se il libro precedente ha una struttura particolare, <strong>Il mio omicidio di Katie Williams</strong> ne presenta una ancora più inedita: in questo caso abbiamo una protagonista che indaga direttamente sul suo omicidio. Sì, perché Williams immagina un mondo leggermente più futuristico del nostro, con macchine autopilotate e soprattutto la possibilità di <strong>riportare in vita le persone decedute</strong> creando dei cloni che assomigliano loro in tutto e per tutto. Magnifico, no? Insomma, se come la protagonista Lou sei stata vittima di un omicidio efferato e devi farci i conti continuamente. Lou decide infatti di parlare con il suo assassino in carcere per provare a cercare delle risposte, che però saranno piuttosto inaspettate&#8230;</p>
<p>Questo romanzo non è un semplice thriller, sebbene rappresenti un ottimo esempio del genere: rispetto a Posto sbagliato, momento sbagliato, riflette secondo me <strong>in maniera ancora più incisiva e sorprendente</strong> sul ruolo della donna oggi, mostrando grazie alle due Lou (pre e post omicidio) che in una persona possono convivere più aspetti, anche stridenti tra loro, e che dobbiamo rinunciare definitivamente a quest&#8217;idea della Madre senza macchia e senza desideri. Anche nel romanzo i diversi livelli che si creano convivono armoniosamente tra di loro, e Williams riesce nell&#8217;intricato compito di tenere alta la tensione e di fare riflessioni acute senza essere didascalica. Insomma, approvatissimo!</p>
<h3>La vita intima</h3>
<p>Mamma mia questo libro è una lettura da cardiopalma! L’ho finito in due giorni perché DOVEVO sapere cosa sarebbe successo a Maria Cristina, la protagonista de<strong> La vita intima di Niccolò Ammaniti</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-989 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-300x169.jpg" alt="" width="343" height="193" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-300x169.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-1024x576.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-768x432.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-100x56.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima-700x394.jpg 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/vita-intima.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 343px) 100vw, 343px" /></p>
<p>Ammaniti ci butta nella vita apparentemente perfetta di Maria Cristina, ex modella e moglie dell’attuale premier, che un giorno riceve un <strong>video compromettente sul suo cellulare</strong>. Da lì, il macello: Maria Cristina si agita, corre, indaga, cambia taglio di capelli, si scarnifica un alluce, tutto per non mandare all’aria una vita che in fondo non la soddisfa pienamente.</p>
<p><strong>Il libro funziona divinamente a livello di narrazione</strong>, è costruito in maniera certosina per non fartelo mettere giù, e anche quando lo metti giù per espletare le tue funzioni vitali non vedi l’ora di riprenderlo in mano. D’altronde<strong> la struttura a “bomba a orologeria”</strong> con lo scandire dei giorni prima del grande disastro funziona sempre benissimo, anche al cinema (infatti non mi stupirei di vedere il libro trasposto sul piccolo o grande schermo). Ma non potrebbe funzionare così bene se non ci fossero quei personaggi sopra le righe ma in qualche modo sorprendentemente verosimili alla Ammaniti.</p>
<h2>Libri sulle famiglie</h2>
<h3>Patria</h3>
<p>Hai detto saga famigliare intrecciata a eventi storici? Con <strong>Patria di Fernando Aramburu</strong> hai tutto questo e molto di più. La storia vede contrapporsi due famiglie, quelle del Joxian e del Txato, le quali vivono in un paesino nei Paesi Baschi e sono legate da una grande amicizia che si rompe quando il Txato rimane vittima di un attentato dell’ETA, di cui fa parte uno dei figli di Joxian.</p>
<p>Il libro è una strana commistione di <strong>elementi esotici e famigliari</strong>: molti termini utilizzati dall’autore appartengono all’euskera, una delle lingue parlate nei Paesi Baschi, e danno quasi la sensazione di sentir parlare di avvenimenti accaduti in un altro mondo. A questo mood ha contribuito anche la mia scarsa conoscenza delle vicende legate all’ETA, lo ammetto.</p>
<p>Aramburu mi ha riportata coi piedi per terra collegando la Storia, quella solenne e da Wikipedia, con quelle piccole nefandezze che compiono le persone nella vita di tutti i giorni, quelle che pensiamo facciano solo gli altri: Aramburu invece ci sgama di brutto e sa di parlare a chiunque con alcuni dei temi che tocca (come il rapporto con il denaro, l’invidia sociale). Ogni grande azione viene indagata a ritroso fino a ritrovarne la radice più misera, ma arrivati a quel punto hai osservato tutti i personaggi da <strong>una posizione privilegiata</strong> e li comprendi, anche se a volte vorresti picchiarli. Un po’ come succede a volte con la propria famiglia, no?</p>
<h3>Domani a quest’ora</h3>
<p>Noi <strong>rimuginers</strong> passiamo ore e ore a immaginare come avremmo potuto agire diversamente. “E se…?” è il nostro incipit preferito. Figuriamoci quindi se non avrei potuto amare Domani a quest’ora di Emma Straub, libro incentrato sugli “E se…?”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-990 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-300x93.jpg" alt="" width="377" height="117" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-300x93.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-768x238.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-100x31.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora-700x216.jpg 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/domani-a-questora.jpg 970w" sizes="auto, (max-width: 377px) 100vw, 377px" /></p>
<p><strong>Alice è una 40enne newyorkese</strong> con una vita tutto sommato ok, che però sta per diventare molto meno ok per via di suo padre Leonard, bloccato in un letto di ospedale da settimane. Alice si chiede se tornando indietro nel tempo non potrebbe cambiare le cose, aiutare suo padre ad avere una vita più sana, e perché no, modificare anche alcune cose della propria, di vita. Presto detto: dopo una notte decisamente alcolica, <strong>Alice si risveglia nel 1996</strong> con un corpo da adolescente e un padre in forma smagliante. È ancora tutto possibile.</p>
<p>A me Domani a quest’ora ha fatto venire un magone terribile, perché queste storie con un genitore da salvare e di viaggi nel tempo sono il mio <strong>Roman Empire</strong>. E poi è ambientata a New York, che <strong>è raccontata in maniera davvero speciale</strong>, tra quartieri che sembrano borghi incantati e posti iconici dove mangiare hot dog untissimi. L’unica nota un po’ negativa per me riguarda la protagonista: mi è sembrato che avesse poco carattere, che fosse quasi indefinita. Forse si perde un po’ troppo nella coolness della New York descritta nel libro e nella natura fantascientifica del libro.</p>
<h3>Dove non mi hai portata: mia madre, un caso di cronaca</h3>
<p>Accidenti a Maria Grazia Calandrone, autrice di questo libro che ogni volta mi faceva piangere in metro. <strong>Dove non mi hai portata</strong> racconta<strong> la storia vera dei genitori di Calandrone</strong>, Lucia e Giuseppe, morti suicidi e costretti ad abbandonarla loro malgrado. L&#8217;autrice scava nella loro scelta fino a ricostruirla nei minimi dettagli, con una comprensione dei gesti compiuti da ogni protagonista della vicenda che mi ha lasciata senza fiato. Penso che non tutt* sarebbero in grado di scarnificare il proprio passato e offrirlo con una tale generosità a chi legge come Calandrone, <strong>ed è questo a rendere il libro speciale</strong>. Lo sarebbe stato ancora di più, a mio avviso, se Calandrone avesse rinunciato alla sua deformazione professionale da poetessa, tratto che a volte appesantisce la storia che è già perfettamente potente di suo.</p>
<h2>Libri che inizialmente avrei snobbato e per fortuna che non l&#8217;ho fatto</h2>
<h3>Le vite nascoste dei colori + L’isola dei battiti del cuore</h3>
<p>Grazie alla mia amica Simona quest&#8217;anno ho letto ben due libri di <strong>Laura Imai Messina</strong>, scrittrice italiana che vive in Giappone da diversi anni. Devo dire che se non fosse stato per Simona, difficilmente avrei letto dei libri con dei titoli del genere: li avrei trovati troppo sdolcinati, e me ne sarei andata allegramente per la mia strada. Per fortuna però, di fronte alle sue <strong>recensioni entusiastiche,</strong> sono andata oltre l&#8217;aspetto e devo dire che ho trovato un contenuto suggestivo e in grado di catturare l&#8217;attenzione (anche se qualche nota un po&#8217; troppo mielosa l&#8217;avrei comunque evitata, scusa Simo non me ne volere).</p>
<p>Il Giappone di Laura Imai Messina non è il Giappone kawaii, e non è nemmeno il Giappone misterioso e a tratti crudo di Murakami. Si tratta di un Giappone quasi incantato, che racconta la tradizione dei kimono in <strong>Le vite nascoste dei colori</strong>, o isole lontane ma realmente esistenti in cui ascoltare i battiti del cuore registrati da varie persone nel mondo, come ne <strong>L&#8217;isola dei battiti del cuore</strong>. Allo stesso tempo i due libri riescono a essere<strong> molto concreti</strong>, perché raccontano di piccole e grandi tristezze che potrebbero essere quelle di chiunque. In questo modo si riesce ad &#8220;abbattere&#8221; la distanza relativa all&#8217;esotismo del Giappone, perché arrivi a pensare che in fondo tutto il mondo è paese, signora mia.</p>
<h3>Tomorrow, tomorrow and tomorrow</h3>
<p>Questo romanzo di Gabrielle Zevin per me vince a mani basse il titolo di <strong>libro più bello letto nel 2023</strong>. Anche in questo caso mi veniva un po&#8217; da snobbarlo perché era diventato un<strong> fenomeno virale su TikTok</strong> (boomeeeeeeer) ma invece mi sono dovuta ricredere: in metro ero così immersa nella lettura che riuscivo a ignorare con facilità anche chi ascoltava musica balcanica a tutto volume senza cuffie. E una volta ho quasi perso la mia fermata!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-991 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-300x156.jpg" alt="" width="356" height="185" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-300x156.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-1024x533.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-768x400.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-1536x800.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-100x52.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-700x365.jpg 700w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow-1600x833.jpg 1600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/tomorrow.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 356px) 100vw, 356px" /></p>
<p>Il libro mi è piaciuto così tanto perché Zevin è riuscita a fare una cosa che non riesce a tutt*: <strong>creare un mondo</strong>, e per di più un mondo verosimile e tridimensionale. Anche i suoi protagonisti per lavoro creano mondi: Sam e Sadie sono amici, un po&#8217; si amano o forse no, ma soprattutto realizzano insieme videogiochi amatissimi in tutto il mondo.</p>
<p>Non aspettatevi una storia d&#8217;amore, perché <strong>Tomorrow, tomorrow and tomorrow</strong> è più un dietro le quinte sul lavoro di un team che crea qualcosa di bello e duraturo, e su come funziona quel processo che viene dopo la frase &#8220;Ehi, ho avuto un&#8217;idea&#8221;. Questa parte mi ha raccontato tantissimo <strong>la stupenda serie TV</strong> <a href="https://www.aesseresinceri.it/recensione-halt-and-catch-fire/">Halt and catch fire</a>, la quale si basa sulle stesse dinamiche.</p>
<p>In conclusione, devo dire solo che se avessi scritto io il libro avrei lasciato da parte qualche <strong>nota troppo melodrammatica</strong>. Però non l&#8217;ho scritto io e Zevin si sta probabilmente godendo la sua ricchezza a bordo di uno yacht, quindi chi ha ragione?</p>
<h3>Dio di illusioni</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Con </span><b>Dio di Illusioni</b><b> di Donna Tartt</b><span style="font-weight: 400;"> ho finalmente fatto pace con l&#8217;autrice dopo aver letto </span><b>Il Cardellino</b><span style="font-weight: 400;">. Sì, perché il Cardellino è scritto squisitamente e quello che volete, ma non posso leggere 800 pagine fine a sé stesse. I protagonisti di Tartt sono spesso individui che vagano, sbevazzano, passano la giornata in maniera inconcludente, e dopo un po&#8217; ti senti la loro frustrazione addosso, ma almeno in </span>Dio di Illusioni<span style="font-weight: 400;"> la condizione allucinata del narratore è sorretta dalle<strong> venature thriller della trama</strong>. Infatti c&#8217;è di mezzo un omicidio, un gruppo di studenti del college e un professore di greco antico che esercita su di loro un fascino magnetico. Tutte le testoline dei protagonisti vengono magistralmente vivisezionate da Tartt, scoperchiando verità nient&#8217;affatto confortevoli.</span></p>
<h3>L&#8217;arte di saper fallire</h3>
<p>Di solito diffido dai libri di self-help, dato che spendo già abbastanza soldi per <a href="https://www.aesseresinceri.it/cosa-ho-imparato-in-terapia/">andare in terapia</a>. Però questo libro di <strong>Elizabeth Day </strong>(tratto da un suo podcast famosissimo) mi è piaciuto perché non ti offre soluzioni spicciole e non promette grandi miracoli. Ti invita invece a guardare al fallimento da un&#8217;altra prospettiva, e ti offre dei racconti di altre persone che in molti casi hanno sperimentato le tue stesse vicissitudini. E questo ti fa sentire decisamente <strong>meno sola e cretina</strong>.</p>
<h2>Libri con protagoniste pazzesche</h2>
<h3>Appunti sulla tua scomparsa improvvisa</h3>
<p>Anche il <strong>libro di Alison Espach</strong>, come molti di quelli che ho letto quest&#8217;anno, ha tutte le carte in regola per non essere mai posato mentre lo si legge, grazie alla madre di tutte le formule per non posare mai un libro, ovvero <strong>La Storia d&#8217;Amore Tormentata</strong>. In questo caso, si svolge tra Sally e Bill, rispettivamente sorella ed ex fidanzato di Kathy, morta in un incidente di macchina.</p>
<p>Il romanzo mi è piaciuto particolarmente anche per la<strong> figura di Sally</strong>, super credibile, impresa non facile da compiere dato che la conosciamo da piccola, da adolescente e da donna adulta. La sua è una storia di formazione atipica, dato che passa attraverso il lutto per la sorella, ma rispecchia tutti <strong>i canoni del genere</strong> se non per un dettaglio: finalmente vediamo una ragazza arrapata! Oh, ed era ora! Sembra che nei libri o nei film sia un privilegio solo dei maschi, mentre le ragazze dovrebbero essere delle ancelle virginali. Per fortuna Espach ha avuto una grande intelligenza e un grande intuito nel trattare questo tema, daje Alison.</p>
<h3>Poverina</h3>
<p><b>Poverina </b>di<b> Chiara Galeazzi</b> n<span style="font-weight: 400;">on è solo la storia vera di una donna di 34 anni che viene colpita da un ictus, ma è anche la storia di una persona che parte da una base già traballante: lavori complicati, colleghi del cazzo, antiacidi e attacchi di panico. Cose di cui noi millennial non sappiamo nulla, vero? A-ha.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-992 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-300x200.webp" alt="" width="344" height="229" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-300x200.webp 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-1024x683.webp 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-768x512.webp 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-100x67.webp 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina-675x450.webp 675w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/poverina.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 344px) 100vw, 344px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello di cui non sapevo molto, invece, è </span><b>come reagire quando qualcuno ha un ictus</b><span style="font-weight: 400;"> (o una malattia altrettanto invalidante), che sarebbe il perno su cui si regge il libro: non bisogna dare della poverina/o! Ossia, ho capito che sarebbe fantastico saper scindere la malattia dalla persona, senza sguazzare nel pietismo. Un po&#8217; intricato per me: a volte quando interagisco con chi ha passato un guaio fisico, anche se l* conosco poco, sento di dover mostrare la mia solidarietà, che magari può venir scambiata per compassione. Poverina però mi ha insegnato, tra una risata e l&#8217;altra, a farmi qualche domanda in più in merito a queste tematiche.</span></p>
<h3>Daisy Jones and the six + I 7 mariti di Evelyn Hugo</h3>
<p>Sempre per la serie &#8220;libri impossibili da posare una volta iniziati&#8221;, non posso non citare <strong>questi due libri di Taylor Jenkins Reid</strong>. Il primo racconta la storia di una band alla Fleetwood Mac: un sacco di componenti, un sacco di casini, un sacco di alcol e droga. Il secondo racconta invece la storia di un&#8217;attrice della Vecchia Hollywood, con un sacco di casini e alcol anche in questo caso. E un sacco di mariti, ovvero i 7 del titolo.</p>
<p>Entrambi i romanzi mi sono piaciuti tantissimo perché l&#8217;autrice è riuscita a rendere delle storie inventate di sana pianta del tutto credibili. Ad esempio <strong>Daisy Jones and the six</strong>, da cui hanno tratto anche una serie TV abbastanza mediocre, risulta verosimile e interessante anche grazie al largo spazio dedicato al processo creativo di un brano musicale, cosa di cui non sapevo molto dato che so suonare solo l&#8217;inizio de L&#8217;inno alla gioia su tastiera.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-994 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-300x225.png" alt="" width="344" height="258" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-300x225.png 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-1024x768.png 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-768x576.png 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-100x75.png 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six-600x450.png 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/12/Daisy-Jones-and-the-Six.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 344px) 100vw, 344px" /></p>
<p>Però mi piace il cinema, e lo conosco bene: infatti <strong>I 7 mariti di Evelyn Hugo</strong> rappresenta per me la vera chicca di Jenkins Reid, dato che si inventa decine di film che potrebbero essere esistiti tranquillamente e all&#8217;interno dei quali recita la finta Evelyn Hugo, basata su un mix di attrici dell&#8217;epoca d&#8217;oro di Hollywood. Questo &#8220;Frankenstein&#8221; funziona alla perfezione, e non puoi fare a meno di fare il tifo per lei durante tutti i problemi che si ritrova ad affrontare.</p>
<h2>Libri strani forte</h2>
<h3>Sirene + I terrestri</h3>
<p>Senza dubbio, <strong>Sirene di Laura Pugno</strong> e <strong>I terrestri di Sayaka Murata</strong> sono tra i libri più strani che abbia mai letto. Strani e anche parecchio disturbanti, infatti consiglio la lettura a chi ha lo stomaco forte. Io non ce l&#8217;ho, e infatti non so nemmeno perché li abbia letti, ma nonostante tutto li ho apprezzati.</p>
<p><strong>I terrestri</strong> perché presenta una protagonista irresistibile che ritiene di essere un&#8217;aliena, convinzione che ovviamente le causa non pochi problemi. In pratica, il libro rappresenta l&#8217;estensione di un esercizio che si fa spesso nei corsi di scrittura, che consiste nell&#8217;immaginare <strong>l&#8217;arrivo di un alieno sulla Terra</strong> a cui sembrano giustamente assurde le nostre abitudini e a cui bisogna spiegare quindi come funzionino. Solo che l&#8217;autrice porta quest&#8217;esercizio in territori davvero inaspettati e un po&#8217; schifosetti. A me ha ricordato anche <strong>The Dreamers</strong>, in alcuni punti&#8230; un The Dreamers cannibale, non dico altro. Gesù, che strano libro.</p>
<p>Anche<strong> Sirene</strong> non scherza, però: non aspettatevi che le sirene del libro siano quelle creature melodiose e luccicanti alla Disney, direi che sono come quelle di Ulisse, ma decisamente più selvatiche e aggressive. D&#8217;altronde fanno bene a esserlo: gli umani le hanno ridotte in cattività, e le sfruttano per farne carne da sushi e per utilizzarle nei bordelli, il tutto mentre vivono sottoterra a causa di un sole diventato ormai cancerogeno ai massimi livelli. E se vi aspettate una redenzione dei protagonisti, beh, non arriverà. <strong>Anche se c&#8217;è qualcosa che assomiglia a un lieto fine</strong>, e meno male direte voi, sennò questo libro sembrava veramente un elenco di cose brutte e basta.</p>
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		<title>Cosa ho imparato andando in terapia: i miei two cents</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/cosa-ho-imparato-in-terapia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Nov 2023 11:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto quello che ho imparato sulla terapia grazie ai Soprano, Mad Men e alla terapia stessa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Tutto quello che ho imparato sulla terapia grazie ai Soprano, Mad Men e alla terapia stessa</h2>
<p>Vado in terapia da diverso tempo. Non so se mi ha reso una persona migliore, ma sicuramente mi ha dato modo di ragionare molto sulla <strong>terapia in sé</strong>, fino a generare 5 teorie al riguardo che Unobravo non vi direbbe mai:</p>
<h4>1) In my Tony Soprano era</h4>
<p>Incazzarsi con il/la terapeuta che vi segue <strong>è normalissimo</strong>. D&#8217;altronde, ci incazziamo con perfetti sconosciuti che ci mettono un secondo di troppo per uscire dal parcheggio che stiamo bramando, figuriamoci se non possiamo prendercela con la persona a cui raccontiamo i fatti nostri una o più volte a settimana.</p>
<p>Io di solito mi incazzo perché non coglie il contesto. Magari sto insultando qualcuno che ritengo mi abbia fatto un torto, e la mia psicologa ha la <strong>fastidiosa abitudine</strong> di cercare di mostrarmi la vicenda da un&#8217;altra prospettiva. Ehi, ma da che parte stai, mi viene da dirle? Chi è che ti scrive per spostare le sedute mille volte a causa del lavoro, della vita, del gatto, e poi piange in seduta perché è troppo che non ti vede e nelle ultime due settimane ne ha subite/combinate di cotte e di crude? Io o quell&#8217;altro spregevole individ&#8230; ah, ok posso capire che stia dalla parte dell&#8217;altra persona.</p>
<p>A parte gli scherzi, per essere sicura che abbia il quadro generale di tutta la situazione, mi sforzo tantissimo di dipingere alla mia terapeuta tutto quello che è successo con dovizia di particolari (forse troppi). E a volte sento che mi capisce in pieno, mentre altre volte sento che ha travisato qualcosa. <strong>È un processo di riallineamento continuo, a volte un po&#8217; snervante</strong>: sto cercando di dire, con questo, che quando andate in terapia non dovete aspettarvi un guru illuminato che ogni cosa trascende. Da parte vostra, non basta solo lanciare un amo sperando che il pesce abbocchi: it takes two to make a tango, ma pure la terapia.</p>
<h4>2) Silenzio stampa</h4>
<p>Il punto numero uno mi porta dritto al punto numero due: poco prima della terapia, puntuale come il ricordo della ceretta all&#8217;inguine 5 minuti prima di stendersi sul lettino dell&#8217;estetista e la mia voglia di involtini primavera in preciclo, nella mia testa appare un pensiero luminoso come un&#8217;insegna al neon: <strong>&#8220;Non mi va di parlare dei miei problemi&#8221;</strong> Non mi, non mi va, non mi va. Soprattutto se ho passato una giornata particolarmente stancante al lavoro: già ho parlato tutto il giorno, ora vorrei solo spararmi una birretta, ma che ho fatto di male nella vita, eh Gesù? E poi dover ripercorrere, ad alta voce, tutte le piccole e grandi storture che mi danno filo da torcere nel quotidiano? Oh no, il mio povero cervelletto non ne può più. E pago anche per questa tortura! Che loca!</p>
<p>Sì, ma poi mi basta solo entrare in quella<strong> maledetta stanza ovattata e confortevole</strong> per rovesciare senza tanti complimenti tutto quello che ho in mente addosso a quella santa donna che mi ascolta con calore ed empatia. Questo miscuglio di emozioni mi ricorda quando, prima di cominciare una allenamento, sento di dover predisporre la mia mente pensando che il magnifico rilascio di endorfine post allenamento <strong>vale la pena di tutta la fatica</strong>. Idem per la terapia: dopo mi sento sempre come se avessi spurgato una ferita, e sapendo che mi farà sentire meglio evoco questa sensazione prima della seduta cercando di combattere la pigrizia mentale.</p>
<p>E faccio il parallelismo con l&#8217;allenamento non a caso: durante le sedute mi sento come se stessi rinvigorendo la mia mente, <strong>allenandola a essere il più chiara e obiettiva possibile</strong> per esporre alla mia psicologa uno scenario oggettivo. E mentre le consegno le mie parole, sentendomi più leggera, ci pongo allo stesso tempo particolare attenzione, per capire se e come affinare ciò che le dico. Forse è deformazione professionale, dato che lavoro con le parole, ma sono fermamente convinta che andare in terapia serva anche a imparare <strong>come organizzare i propri pensieri</strong>, come selezionarli e illustrarli. Con il risultato di avere la mente più sgombra, almeno per un po&#8217;.</p>
<h4>3) La durata della terapia</h4>
<p>So che molt* decidono di non intraprendere un percorso di terapia perché ne temono la durata: tuttavia percorsi del genere hanno tempistiche davvero variabili. Ad esempio, una persona a me vicina ha fatto un <strong>percorso di pochi mesi</strong> per risolvere una problematica specifica, mentre io sto in terapia da più anni. Cosa che per lungo tempo mi ha fatto sentire come un fallimento: pensavo che <strong>non sarei mai stata una persona risolta</strong>, ovvero la mia più grande ambizione, ma che avrei fatto sempre fatica a vivere come gli altri, almeno finché non sarei uscita dal limbo della terapia.</p>
<p>Il fatto è che come essere umani siamo sempre abituati a guardare avanti, e <strong>iniziamo qualcosa con l&#8217;obiettivo di finirlo</strong>, soprattutto se riguarda la terapia: ci sentiamo rott* e non vediamo l&#8217;ora di essere aggiustat*. La terapia, però, è refrattaria come un animale selvatico a questa nostra tensione verso il domani, dato che per definizione ci fa accartocciare su noi stessi facendoci scavare di brutto nel nostro passato (perché ricorda: è sempre colpa dei tuoi genitori).</p>
<p>Inoltre, la mia psicologa mi dice spesso di fermarmi per contemplare tutte le cose che sono riuscita a migliorare, invece di concentrarmi sugli ostacoli rimasti; tuttavia, la<strong> verità nient&#8217;affatto consolatoria</strong> che vi posso offrire oggi è che su questi ostacoli che mi bloccano continuerò a lavorarci chissà per quanto ancora. E forse non li aggirerò mai, ma dovrò semplicemente imparare a conviverci: perché quello che mi hanno insegnato la mia psicologa e quel <strong>capolavoro di Mad Men</strong> è che l&#8217;obiettivo della terapia non è diventare dei prodotti da supermercato perfettamente lustrati, ma accettare di essere un po&#8217; ammaccati e di poter finire su Too good to go: ma questo vuol dire che siamo comunque meritevoli di essere scelti. E pensate che&#8230; potremmo persino arrivare ad amare le nostre ammaccature!!! Assurdo!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-976 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-300x300.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-1024x1024.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-150x150.jpg 150w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-768x769.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-100x100.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-450x450.jpg 450w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2-120x120.jpg 120w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/11/terapia-2.jpg 1170w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h4>4) Terapia non fa rima con epifania</h4>
<p><strong>Non esistono epifanie nella terapia</strong>. Mi dispiace, ma è così: non c&#8217;è un momento da film, in cui il/la terapeuta dice qualcosa di saggio e all&#8217;improvviso tutta la nebbia si dirada per far spazio alla luce della conoscenza suprema di noi stessi. Si tratta, invece, di un lavoro faticoso e certosino, in cui lo scalpello che utilizziamo può far volar via al massimo qualche scheggia di luce. Queste poi si possono ricomporre per dar vita a un quadro del nostro passato (perché ripeto: tanto è sempre colpa dei nostri genitori) e del nostro presente, ma bisogna star lì, chinati insieme al/alla terapeuta che vi tiene la torcia e vi dice &#8220;Uè, ma parlami della tua infanzia!&#8221;.</p>
<h4>5) Change is good</h4>
<p>Questo è un punto più doloroso, perché lo sto vivendo io stessa. A volte, anche se so che può essere ok stare in terapia per più tempo, e che non si tratta di una sconfitta, mi chiedo se magari non sia arrivato il momento di <strong>cambiare psicologa</strong>. Se forse, ormai, con la mia terapeuta non ci conosciamo troppo bene e non c&#8217;è più nulla che possa fare, nonostante senta che ho ancora alcuni nodi da sciogliere.</p>
<p>Anche in questo caso una persona che conosco bene ha vissuto questa situazione, scegliendo di cambiare il proprio psicologo perché ormai sentiva che non c&#8217;era più nulla che potessero fare insieme, nonostante ci fosse rispetto e stima da entrambe le parti. Può succedere: a diversi momenti può corrispondere una persona diversa che che getti nuova luce su problemi invecchiati male come i pinocchietti di jeans. <strong>La vita evolve, noi evolviamo, e la terapia che seguiamo lo fa insieme a noi. </strong></p>
<p>Ma sapete, vero, cosa non cambierà mai, nei secoli dei secoli amen? Che la colpa è SEMPRE dei nostri genitori ❤ Scherzo vvb anche se mi fate spendere un sacco di soldi.</p>
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		<title>Cose da fare a Berlino in 4 giorni: guida insolita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 16:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giri sinceri]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cose da fare a Berlino in 4 giorni: DDR Tour, musei particolari e buon cibo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cose da fare a Berlino in 4 giorni: DDR Tour, musei particolari e buon cibo</h2>
<p>Ho avuto la fortuna di andare a Berlino 2 volte e quindi di espletare le visite ai monumenti più classici durante il mio primo viaggio. Così nella mia seconda visita nella capitale tedesca avevo voglia di scoprire tutte le cose che hanno reso <strong>Berlino iconica in vari film e serie TV</strong> che ho visto (i locali in riva al fiume! I flea market! I cinema di quartiere! Le DDR vibes! La drog&#8230; no quella no).</p>
<p>Per fortuna sono una collezionista di screenshot, una salvatrice ossessivo-compulsiva di post su Instagram, un&#8217;esploratrice di blog tematici e una compilatrice di file su Google drive e quindi erano anni &#8211; davvero, anni &#8211; che mi preparavo <strong>come un&#8217;atleta olimpica al mio secondo viaggio a Berlino</strong>. E a giudicare da quanto ho camminato ho fatto praticamente una maratona, quindi non sono così lontana dal paragone! Ma ora bando alle ciance e vediamo tutte le <strong>cose da fare a Berlino in 4 giorni</strong> &#8211; cose particolari, of course -.</p>
<h3>Cose da fare a Berlino in 4 giorni: DDR Tour</h3>
<p>Negli anni ho sviluppato una strana ossessione per <strong>l&#8217;epoca della DDR a Berlino</strong>, tanto che mi ero ripromessa che semmai fossi tornata nella capitale tedesca avrei dovuto fare un tour ispirato a quel periodo. Il terzo giorno del viaggio ci siamo così affidati a <a href="https://www.berlin-kombinat.com/">Berlin Kombinat Tour</a> e in particolare alla <strong>super guida Marta</strong>, con cui abbiamo esplorato alcune parti della città dove l&#8217;impronta della DDR è ancora presente. Inutile dire che la mattina del giro mi sono svegliata come se fosse Natale (sì, ho dei problemi).</p>
<p>Le aspettative erano quindi alte, ma poi Marta ha alzato ancora di più l&#8217;asticella: il suo lavoro da guida le ha permesso di farci un quadro ricco di dettagli riguardo alla vita nella DDR, mentre i suoi <strong>20 anni passati a Berlino</strong> le hanno consentito di spiegarci come si è evoluta la città in questo periodo di tempo, e soprattutto che aria tira oggi, come si vive davvero. Si tratta di informazioni difficili da reperire se si passano solo alcuni giorni in una città, perciò è stato bello capire qualcosa in più su Berlino, nel bene e nel male.</p>
<p>Passando al tour nel dettaglio, siamo partiti da Alexanderplatz dove abbiamo visitato l&#8217;ex casa dell&#8217;insegnante con il mosaico più grande d&#8217;Europa, insieme al <strong>cafè Moskau</strong> (dove si riunivano i capoccia della DDR, purtroppo non è visitabile) e al <strong>Kino international</strong>, cinema ancora attivo e per fortuna, dato che gli interni sono pazzeschi (nella sala del bar hanno girato alcune scene della<strong> serie TV Cleo </strong>di Netflix).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-928 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-2048x1536.jpg 2048w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_105454-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>E poi Marta ci ha portati al palazzo dove abita la madre di Daniel Brühl nel film cult <strong>Goodbye Lenin</strong>!!!!!! AAAA!!!! Ho reagito proprio così. Purtroppo non ho foto perché davanti stavano facendo dei lavori. D&#8217;altronde a Berlino fanno sempre dei lavori: il paradiso degli umarell.</p>
<p>Dopo abbiamo girato per <strong>Karl Marx Strasse</strong> (dove Marta mi ha indicato alcuni luoghi utilizzati per la serie TV <strong>La regina degli Scacchi</strong>!) e per la cosiddetta via dei Cosmonauti per avere altri assaggi di architettura DDR, culminati nella visita al <strong>quartiere di Marzahn</strong>, dove un villaggio con una fattoria coesiste con dei grattacieli infiniti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-929 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-2048x1536.jpg 2048w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_124717-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il giro si è poi concluso con una puntata alla statua del politico e rivoluzionario tedesco <strong>Ernst Thaelmann</strong>, dalle potenti vibes comuniste (infatti in molti hanno provato a eliminarla, ma ancora resiste): la foto qui sotto non rende ma era davvero mastodontica.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-930 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-300x252.jpg" alt="" width="300" height="252" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-300x252.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-1024x858.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-768x644.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-1536x1288.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-2048x1717.jpg 2048w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-100x84.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-537x450.jpg 537w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_143829-1431x1200.jpg 1431w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3>Musei particolari a Berlino</h3>
<p>Sapevate che i tedeschi, e in particolar modo i berlinesi, amano alla follia <strong>Bud Spencer e David Hasselhoff</strong>, al punto da dedicargli dei musei? Che vi devo dire, ognuno ha i suoi gusti. Ammetto che del primo abbiamo visto solo il souvenir shop perché chiedevano 12 euro di biglietto, mentre il secondo è gratuito e si trova nel <strong>corridoio di un hotel</strong>: potete immaginare perciò che sia molto piccolo, ma vale la pena vederlo perché contiene dei memorabilia del grande David che hanno un valore kitsch che va oltre il suo essere fan o meno. C&#8217;è anche una petizione per cambiare il nome di una via berlinese e intitolarla al <strong>mitico The Hoff</strong>.</p>
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<p>Nella zona di <strong>Kreuzberg</strong> si trova invece il <strong>Museum of Things</strong>: un archivio incentrato sui prodotti culturali di massa prodotti nel 20esimo e nel 21esimo secolo. Si trova di tutto, da oggetti più classici a piccole chicche come i profumatori per wc di design di Alessi.</p>
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<p>Tra le <strong>cose da vedere a Berlino in 4 giorni</strong> abbiamo poi il <strong>Museo della Stasi</strong>, che consiglio a chi è ossessionat* dall&#8217;epoca della DDR come me (chiude sul presto, alle 18, tenetene conto se decidete di andarci). Quindi altri 4 gatti che hanno visto troppe volte i film <strong>Goodbye Lenin </strong>e<strong> Le vite degli altri</strong>, con tutta probabilità.</p>
<h3>I parchi di Berlino</h3>
<p style="text-align: left;">Tra le molte cose da fare a Berlino in 4 giorni consiglio di godersi almeno una parte della sua quantità enorme di parchi, parchetti e in generale spazi verdi, tutti ben tenuti e soprattutto vissuti. Uno dei primi che abbiamo visitato è il <strong>Preubenpark, meglio conosciuto come Thaipark</strong>: se capitate a Berlino nei weekend dei mesi da aprile a ottobre troverete una miriade di stand di cibo asiatico e in particolare thailandese, c&#8217;è davvero l&#8217;imbarazzo della scelta ed è tutto delizioso. Ci ho mangiato il migliore pad thai della mia vita, mentre il mio fidanzato ci ha mangiato&#8230; delle locuste (ha detto che sapevano più che altro di salsa di soia).</p>
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<p>La cosa migliore sarebbe di andarci attrezzati con un telo da picnic e addirittura dei contenitori dove farsi mettere il cibo, come ho visto fare a molti avventori. Altrimenti tutti i venditori ti fanno pagare un euro o due in più di cauzione relativo al piatto, che ti vengono restituiti se lo riporti indietro. In generale, è una cosa che fanno in molti locali di Berlino: c&#8217;è addirittura <strong>un servizio chiamato Recup</strong>, con un sito e una mappa che mostra tutti i posti che aderiscono a quest&#8217;iniziativa.</p>
<p>Un altro parco dove siamo stati è il <strong>Tempelhofer Park</strong>, un parco in cui prima sorgeva l&#8217;aeroporto di Berlino-Tempelhof. La gente va in bici dove un tempo c&#8217;era la pista di atterraggio, e si vede ancora la vecchia torre di controllo. In alcuni degli spazi verdi adibiti è possibile anche organizzare dei barbecue.</p>
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<p>Se invece amate i <strong>flea market</strong> come la sottoscritta e capitate a Berlino di domenica, dovete fare un salto al <strong>Mauerpark</strong>: organizzano un mercatino che, come sempre a Berlino, non è mai solo un mercatino e basta. Infatti era pieno di food truck di tutti i tipi, con cibo coreano, argentino, vietnamita eccetera, zone con musica techno a palla dove si ballava, stand con la classica roba da mercatino (vasi, fumetti, abiti vintage) ma anche stand di stilisti o artigiani locali che vendevano le loro creazioni. Noi per esempio non abbiamo resistito al richiamo delle stampe ispirate a film, serie TV e cibo di <a href="https://www.instagram.com/slakepaper/">Slakepaper</a>: spediscono ovunque, io ve lo dico.</p>
<p>I berlinesi di un tempo stavano in fissa con i monumenti ai caduti sovietici nella Seconda Guerra Mondiale: ce n&#8217;è uno al <strong>Tiergarten</strong>, il parco più grande e centrale della città, che però impallidisce al confronto di quello presente al <strong>Treptower Park</strong>, davvero imponente e suggestivo.</p>
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<p>Infine, l&#8217;ultimo spazio verde che vi consiglio è un po&#8217; particolare, dato che si trova in un cimitero: si tratta dell&#8217;<strong>Alter St.-Matthäus-Kirchhof</strong>, dove sono sepolti anche i fratelli Grimm. Come ho visto accadere spesso all&#8217;estero, anche in questo cimitero berlinese si respirava un&#8217;aria più da parco che da luogo funebre, grazie alle panchine disseminate in giro e grazie soprattutto al <strong>Café Finovo</strong>, un baretto simpaticissimo presente al suo interno.</p>
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<h3>Pankow e Prenzlauer Berg</h3>
<p>Pankow è un distretto che comprende il <strong>quartiere Prenzlauer Berg</strong>, una sorta di Pigneto ma molto più cool. Oltre al citato Mauerpark con il suo flea market, altri posti interessanti da visitare sono la <strong>Kulturbrauerei</strong>, un ex birrificio con negozi, locali e un cinema, dove organizzano inoltre varie manifestazioni culturali e/o mangerecce. In zona consiglio anche di vedere l&#8217;architettura del <strong>Planetario</strong> e la <strong>Chiesa dei Getsemani</strong>, che fu un fondamentale luogo d&#8217;incontro per i cittadini che si opponevano alla DDR.</p>
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<p>Di solito non amo dare consigli del genere perché io e il mio compagno abbiamo sempre programmi molto serrati e dolorosi per le nostre povere gambe, ma se andate in giro per Pankow non cercate solo dei punti d&#8217;interessa ma girovagate un po&#8217;: si respira un mood rilassato e al tempo stesso dinamico, pieno di locali carini dove bere o mangiare, negozi divertenti e palazzi interessanti da vedere. In breve, <strong>è un vero e proprio concentrato di atmosfera berlinese</strong>.</p>
<h3>Bonus track: liberty a Berlino</h3>
<p>Non solo DDR brutalista, no: nel pieno centro di Berlino c&#8217;è un gioiello liberty! Si tratta dello <strong>Stadtgericht </strong>a Littenstrasse, ovvero uno dei tribunali presenti in città. Si può entrare esibendo un documento d&#8217;identità e passando i controlli al metal detector. In teoria non era possibile fare foto, ma sono riuscita comunque a farne qualcuna di sguincio. E pazienza se mi avessero arrestata: il tribunale era così carino che ci avrei passato volentieri del tempo in più, anche se da criminale.</p>
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<h3>Dove mangiare bene a Berlino</h3>
<p>Oltre alle cose da fare a Berlino, è arrivato il momento più importante: il paragrafo sul cosa mangiare e dove. Berlino è <strong>il paradiso del cibo proveniente da tutto il mondo</strong>, e infatti abbiamo provato diverse cucine (con un paio di incursioni in quella tedesca). Ecco un po&#8217; di locali e food truck che ci sono piaciuti:</p>
<p><strong>MAMMAM:</strong> piatti vietnamiti e thailandesi per tutti i gusti.<strong> Zuppe, curry, pad thai</strong> a cui si possono aggiungere degli extra e per finire cocktail buonissimi (serviti in bicchieri pieni fino all&#8217;orlo. Bravi, mi sono piaciuti). Il proprietario ci ha anche offerto il bicchierino della staffa: un liquore al ginseng, per darci più &#8220;power&#8221; come ha detto lui. Sarà, ma io appena arrivata in hotel sono comunque crollata e ho dormito come un ghiro.</p>
<p><strong>Viet Next Door: </strong>vietnamita healthy. Il locale è molto carino, luminoso e pieno di piante. Ottimo per fare una pausa pranzo non impegnativa ma gustosa grazie alle loro bowl coloratissime. Abbiamo preso anche il <strong>lassi al mango</strong> da bere ed era squisito (non molto vietnamita, credo, ma vabbè).</p>
<p><strong>Rogacki</strong>: si tratta di una sorta di deli nel pieno di Charlottenburg. Ci sono dei <strong>banconi dedicati alla carne e al pesce</strong> e si sceglie cosa mangiare tra i prodotti freschi oppure tra quelli già cucinati (c&#8217;erano anche dei dolci dall&#8217;aspetto godurioso). Noi ci siamo limitati a prendere un <strong>bretzel</strong> perché avevamo già pranzato, ma tutto il cibo esposto aveva un aspetto davvero invitante. Nelle recensioni su Internet leggerete che il personale è antipaticissimo ma io ho avuto l&#8217;impressione opposta, in più la gente si lamentava che si mangiasse solo in piedi sebbene fuori ci fossero anche dei tavoli per sedersi. Morale della favola: bisogna fidarsi delle recensioni fino a un certo punto.</p>
<p><strong>Wurstbar Berlin:</strong> dai, vediamo anche qualcosa di tipico! Se non sapete resistere al classico <strong>currywurst</strong> e vi trovate in centro vicino a Potsdamer Platz, date un po&#8217; di fiducia a questo baracchino dove c&#8217;è gente a qualsiasi ora del giorno. Il proprietario è un berlinese doc simpaticissimo, ci ha anche offerto dei pancakes salati molto buoni con cui accompagnare i wurstel con curry e keychup.</p>
<p><strong>Buschbeck&#8217;s</strong>: sì, so che prima ho scritto che bisogna fidarsi delle recensioni fino a un certo punto, ma su Tripadvisor questo ristorante aveva 5 stelle su 5 e ben 370 recensioni. Infatti abbiamo mangiato dei <strong>piatti di carne davvero ben fatti</strong> (io vitello tonnato perché lo amo e devo provarlo persino a Berlino, mentre il mio fidanzato ha preso il roastbeef), accompagnati da verdure sfiziose e dolci deliziosi. La proprietaria è stata gentilissima, ma il vero plus è l&#8217;atmosfera del locale: si trova in una via molto tranquilla di Charlottenburg e presenta un piccolo giardino esterno con dei tavolini in legno, mentre dentro le luci soffuse e le pareti di un giallo accogliente ti fanno sentire come a casa.</p>
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<p><strong>Pequeña Habana: </strong>ristorante cubano in un&#8217;altra via tranquillissima, abbiamo mangiato e bevuto così bene che ci ha ricordato molti dei pasti che abbiamo fatto durante il <a href="https://www.aesseresinceri.it/viaggio-a-cuba-consigli-parte-uno-2/">nostro viaggio a Cuba</a>. Anche qui ottima esperienza con il proprietario che parlava persino italiano.</p>
<p><strong>Dakwah:</strong> non avevo mai assaggiato il cibo sudanese prima di Berlino, e ora che l&#8217;ho fatto posso dire di essere una persona diversa. In particolare è stato Dakwah a rapirmi il cuore: si trova <strong>vicino alla stazione di Warschauer Straße</strong>, in una zona a cui non daresti mai una lira, eppure mi ha regalato uno dei pasti migliori della vacanza. All&#8217;apparenza serve piatti simili a quelli mediorientali, con falafel e halloumi, ma il vero segreto sono le sue salse alle arachidi e al mango, che danno tutto un altro twist a questi piatti che già conoscevo. Ne avrei voluto mangiare ancora e ancora!</p>
<p><strong>Holzmarkt 25:</strong> anche in questo posto pazzesco vicino all&#8217;East Side Gallery e affacciato sul fiume Sprea ho assaggiato il <strong>cibo sudanese</strong> (riso con verdure agrodolci e quella dannata salsa alle arachidi che ora mi ossessiona) e in più anche quello <strong>peruviano</strong> (il ceviche della vita). C&#8217;erano mille altri posti dove mangiare e bere, e la cosa più bella è farsi ispirare, provare un po&#8217; di tutto andandosi poi a sedere vicino al fiume.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-932 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-2048x1536.jpg 2048w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230813_203403-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>E alla fine della serata, potete fare una puntatina alla<strong> Teledisko</strong>: ce ne sono varie in tutta Berlino, all&#8217;apparenza sembrano delle cabine telefoniche ma una volta che ti avvicini scopri che puoi scegliere una canzone che ti piace tra quelle proposte sul minischermo, decidere se farti fare delle foto o un video e inserire le monete. A quel punto entri in cabina e il tutto si trasforma nella discoteca più piccola e pazza mai vista! Divertentissimo.</p>
<p><strong>Maroush: </strong>se vi trovate in giro per Kreuzberg, il quartiere turco di Berlino nonché uno dei più interessanti della città, potete fare una capatina anche da Maroush per un bel piatto di <strong>shawarma, falafel, hummus, halloumi e/o verdurine croccanti deliziose</strong>. Anche se devo dire che a Kreuzberg è pieno di posti autentici e buoni dove mangiare, fatevi ispirare e non vi sbaglierete.</p>
<p><strong>Alagha Konditorei &amp; Café: </strong>questa pasticceria si trova a Sonnenallee, la via araba. Vi consiglio di passarci dopo essere stati al <strong>villaggio boemo</strong> lì vicino (punto di riferimento: Richardplatz).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-936 aligncenter" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-300x225.jpg 300w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-1024x768.jpg 1024w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-768x576.jpg 768w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-1536x1152.jpg 1536w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-2048x1536.jpg 2048w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-100x75.jpg 100w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-600x450.jpg 600w, https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/09/20230815_114043-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Come ci ha detto Marta, la nostra guida del DDR Tour, il contrasto è degno di nota: si passa da una zona sonnacchiosa e favoleggiante per finire in una via decisamente più variopinta e trafficata, Sonnenallee appunto. Ritornando alla pasticceria, abbiamo provato delle <strong>baklava e altri dolci</strong> di cui ignoro il nome ma di cui non scorderò più il sapore: assurdi, meravigliosi (vivrei a Berlino solo per loro).</p>
<h3>Mappe con i luoghi e ristoranti di Berlino</h3>
<p>Un&#8217;ultima sorpresa prima di concludere questo post sulle <strong>cose da fare a Berlino in 4 giorni</strong>: ho detto che sono ossessivo-compulsiva all&#8217;inizio, e infatti ho raccolto in <strong>due liste su Google Maps</strong> tutti i posti e i ristoranti che mi ero segnata per questo viaggio. Alcuni di questi sono citati all&#8217;interno della guida, mentre gli altri non sono riuscita a visitarli/provarli per mancanza di tempo (tra i ristoranti salvati ce ne sono diversi consigliati dai local, ovvero la nostra guida del DDR Tour Marta e Flaminia, una ragazza che vive a Berlino da diverso tempo).</p>
<p><a href="https://goo.gl/maps/nt1RJyLDpwGfRSbG6">Cose da fare a Berlino in 4 giorni &#8211; la mappa</a></p>
<p><a href="https://goo.gl/maps/Y6ekefmdykfiAEYQ9">Dove mangiare bene a Berlino &#8211; la mappa</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/cose-da-fare-berlino-4-giorni/">Cose da fare a Berlino in 4 giorni: guida insolita</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosa vedere in Costiera Amalfitana in 5 giorni</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/cosa-vedere-in-costiera-amalfitana-in-5-giorni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 16:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giri sinceri]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa vedere in Costiera Amalfitana in 5 giorni? E soprattutto... cosa mangiare? Tutti i consigli nel post</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/cosa-vedere-in-costiera-amalfitana-in-5-giorni/">Cosa vedere in Costiera Amalfitana in 5 giorni</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cosa vedere in Costiera Amalfitana in 5 giorni? E soprattutto&#8230; cosa mangiare? Tutte le risposte a questi quesiti esistenziali nel post</h2>
<p align="left">In cosa consisterà questo post su cosa vedere in Costiera Amalfitana in 5 giorni:</p>
<ul>
<li>Descrizione certosina di tutto quello che ho mangiato in Costiera amalfitana</li>
<li>Le tappe imperdibili e i suggerimenti pratici riguardo le località della Costiera</li>
</ul>
<p align="left">In cosa non consisterà questo post:</p>
<p align="left">Descrizioni certosine sui tramonti, i profumi e le vedute della Costiera amalfitana che sono altresì presenti nella maggior parte dei siti che ho consultato prima del viaggio.</p>
<p align="left"><strong>Piccolo disclaimer prima di iniziare</strong>: alcune tappe di cui parlo nel post sono state fatte da me e il mio fidanzato <strong>ad aprile 2019</strong>; in seguito <strong>siamo tornati in Costiera ad aprile 2023</strong> con degli amici, rivedendo alcune cose e aggiungendone altre al viaggio: tutti gli aggiornamenti del 2023 saranno debitamente segnalati.</p>
<h3>Cosa vedere in Costiera Amalfitana in 5 giorni: la partenza</h3>
<p align="left">Il primo giorno siamo partiti verso le 10 da Roma arrivando intorno alle 12 e 30 a Caserta, dove abbiamo pranzato al <strong>caseificio-gastronomia Franco Leuci</strong>, dove ho mangiato il panino con la scamorza di bufala della vita. E se non vi basta il mio di giudizio positivo, pensate che il caseificio è stato visitato addirittura da Papa Francesco in persona.</p>
<p align="left">Non lontano dal caseificio c&#8217;è anche la celebre pizzeria <strong>I Masanielli di Francesco Martucci</strong>, la prezzemolina delle classifiche sulle migliori pizze al mondo, esatto non in Italia, in Europa, ma proprio al mondo. E di solito si trova sempre al primo posto. Se lo merita? Secondo la mia modesta opinione, assolutamente sì. Se ci passate in un giorno feriale senza aver prenotato, potreste trovare una piccola fila che scorre subito. Nel weekend temo che non sia altrettanto scorrevole; in alternativa nelle vicinanze c&#8217;è <strong>la pizzeria omonima</strong> gestita dal fratello di Francesco, Sasà.</p>
<p align="left"><strong>Aggiornamento 2023</strong>: quando siamo tornati in Costiera la seconda volta abbiamo passato il primo giorno a Sorrento: la segnalazione d&#8217;obbligo in questo caso va all&#8217;<strong>Antica Gelateria dell&#8217;Accademia</strong> e al suo gusto, vincitore di numerosi premi, tra cui quello &#8220;Gelato agli agrumi del cuore di Giulia Sinceri&#8221;. Inoltre, poco fuori dalla città, abbiamo visitato le rovine romane dei <strong>Bagni della regina Giovanna</strong>, semplicemente incredibili.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/bagni-regina-giovanna-scaled.jpg" /></p>
<h3>2° Tappa: Vietri sul Mare, Cetara, Minori e Furore</h3>
<p align="left">Nel 2019 abbiamo iniziato il nostro giro della Costiera Amalfitana partendo da Vietri sul mare. Cosa c’è da vedere a Vietri? <strong>La spiaggia dei Due fratelli, la chiesa di San Giovanni Battista, l’Arciconfraternita dell’Annunziata e del Rosario</strong> e una gran quantità di negozi di ceramiche, per le quali il paese è famoso nel mondo (vanno fortissimo degli asini di ceramica dall’aspetto deforme, se cercate dei souvenir). Diciamo che abbiamo iniziato il tour in maniera ascendente, perché se Vietri non è male, le località successive sono ancora meglio.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/vietri.webp" /></p>
<p align="left">In effetti <strong>Cetara, la nostra seconda tappa</strong>, era più caratteristica, senza contare che presenta dei souvenir che mi allettavano maggiormente rispetto alle ceramiche: mi riferisco alla <strong>colatura di alici</strong>, che potrete trovare in diversi negozi del posto. Vi suggerisco di limitarvi a quella, perché era l’unica che proveniva dalla zona FAO del Mediterraneo, mentre i filetti di tonno provenivano tutti da zone FAO relative all’Oceano Indiano (sono info scritte sul retro delle confezioni dei prodotti ittici, se ad esempio c’è scritto Zona FAO 37.1 basta googlare e scoprirete dove si trova).</p>
<p align="left">Come vedete, il mio blog non è solo ad alto tasso di glamour ma si preoccupa anche degli interessi di voi consumatori. Comunque sia, abbiamo comprato questa benedetta colatura al <strong>negozio Delfino Battista</strong>, il migliore per rapporto qualità-prezzo.</p>
<p align="left">Piccola nota malinconica: a Cetara si trova il ristorante Il convento, dove si recò <strong>lo chef Anthony Bourdain</strong> durante una puntata di No reservations di diversi anni fa. Ulteriore nota malinconica: adesso il ristorante ha delle recensioni non proprio positive, perciò per pranzo ci siamo presi un buon cuoppo di pesce fritto alla <strong>Frittura del golfo</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Cetara-scaled.jpg" /></p>
<p align="left">Sempre seguendo un itinerario gastronomico, abbiamo attraversato in macchina Maiori senza fermarci (da quel poco che ho visto ricordava un po’ Mentone in Francia), perché avevamo poco tempo e la nostra priorità era arrivare alla <strong>rinomata pasticceria Sal De Riso situata a Minori</strong>. Una volta arrivati in centro non fatevi fregare da un altro locale che si chiama semplicemente “De Riso”, perché la pasticceria originale reca il nome completo di questo uomo che non esito a chiamare ARTISTA: la sua <strong>Delizia al limone</strong> me la sogno ancora di notte.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/sal-de-riso.webp" /></p>
<p align="left">Altri dolci ottimi sono la Torta ricotta e pere e il babà (le monoporzioni costano 5 euro), inoltre ho visto veleggiare dei piatti per gli aperitivi molto invitanti, e non fatemi nemmeno iniziare con il gelato e le altre specialità perché piango dalla nostalgia. Se invece volete nutrirvi anche di cultura, le tappe imperdibili a Minori sono <strong>i resti della Villa Marittima Romana e la Basilica di San Trofimena</strong>. Infine è famosa anche per i pastifici (sì, la pasta è cultura).</p>
<p align="left">La sera abbiamo deciso di mangiare a Sorrento, ma prima ci siamo fermati a Furore, dove ha luogo il celeberrimo fiordo.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/furore.webp" /></p>
<p align="left">Rifocillati dalla vista, abbiamo deciso di badare anche al nostro stomaco andando da <strong>Lieve, un ristorante pizzeria a Sorrento</strong>: il menù presentava primi e secondi piatti che sembravano molto invitanti, ma noi ci siamo buttati sui fritti (le montanarine sono deliziose) e le ottime pizze, che vanno da quelle più classiche a quelle più particolari, come la Bronte con pomodorini gialli e pistacchi, la Cetara con filetti di tonno e alici o la Nerano nella foto qui sotto. Ulteriore nota di merito va sicuramente al personale e ai gestori del locale, sono stati tutti di una gentilezza unica.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/pizzeria-lieve-sorrento.webp" /></p>
<h3>3° Tappa: Ravello, Amalfi e Positano</h3>
<p align="left">La mattina del terzo giorno ci siamo svegliati sul presto perché ci mancavano ancora diverse località della Costiera da esplorare: a tal proposito, vi dico che in 2 giorni si possono vedere quasi tutte anche se leggermente di fretta (dipende anche dal periodo), ma <strong>3 giorni sarebbero proprio l’ideale</strong> per poter fare un giro in pieno relax.</p>
<p align="left">Passando a Ravello, se non riusciste a trovare parcheggio proprio all’interno del paese <strong>vi converrà lasciare la macchina a Scala, che si trova di fronte</strong> (a Scala c&#8217;è anche un buon ristorante che si chiama Zi’Ntonio, fanno la pasta alla genovese con ragù di carne e taaaanta cipolla): sembrerebbe una fatica immane, data la strada piena di tornanti, tuttavia ci sono delle scalinate che tagliano gran parte delle curve permettendovi di raggiungere Ravello in 15 minuti al massimo.</p>
<p align="left">Appena arrivati siamo entrati a <strong>Villa Rufolo</strong>, che oltre a me è piaciuta a menti altrettanto eccelse tra cui Wagner. Abbiamo anche visitato <strong>Villa Cimbrone</strong> e la sua Terrazza dell’infinito, il futuristico <strong>Auditorium Oscar Niemeyer</strong> e abbiamo girato per il centro di Ravello, un dedalo di vie strettissime ed elementi di interesse come gatti, limoneti, villini, ristoranti e tanto altro. In più abbiamo mangiato <strong>una pizza eccellente da Mimì</strong>, ristorante in pieno centro ma nonostante ciò decisamente abbordabile e con pizze da leccarsi i baffi.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/villa-cimbrone-scaled.jpg" /></p>
<p align="left">Dopo ci siamo spostati <strong>in zona Amalfi</strong>, dove abbiamo lasciato la macchina nel comodo <strong>parking Luna Rossa</strong>, da cui si raggiunge direttamente il centro del paese, non prima però di aver fatto un giro ad <strong>Atrani, tra i borghi più belli di Italia</strong>. Anche qui come a Ravello il centro è un minuscolo labirinto ma a base di case bianche e lenzuola stese, a cui ovviamente ho fatto più foto del necessario.</p>
<p align="left">Tra le altre tappe imperdibili:<strong> Chiesa di San Salvatore de’ Birecto, la Collegiata di Santa Maria Maddalena, la Grotta di Masaniello e la Grotta dei Santi</strong>. Purtroppo sono rimasta un po’ delusa perché avrei voluto assaggiare il sarchiapone, una zucchina fritta ripiena di mozzarella e carne trita affogata nel pomodoro, ma a quanto pare è un piatto che si mangia solamente sotto le feste.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/atrani.webp" /></p>
<p align="left">Perlomeno mi sono consolata da Il cuoppo di Amalfi e prendendo <strong>il gelato da Andrea Pansa</strong>: ottimi gusti classici a un prezzo ragionevole (un cono piccolo viene 2 euro e 50, esattamente come la maggior parte delle gelaterie di Roma). A quel punto eravamo pronti ad affrontare la scalinata che porta al celeberrimo <strong>Duomo e al Chiostro del Paradiso</strong> (l’ingresso costa 3 euro), girando in seguito il centro con le sue vie straripanti di persone e presepi.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/duomo-amalfi-scaled.jpg" /></p>
<p align="left">La nostra tappa successiva sarebbe dovuta essere <strong>la Grotta dello Smeraldo a Conca dei Marini</strong>, peccato che chiuda alle 16. Almeno abbiamo avuto più tempo per girare <strong>Positano con le sue spiagge e la Chiesa di Santa Maria Assunta</strong>, i suoi ristoranti con gli spaghetti alle vongole a 20 euro e i negozi coi caftani alla Marta Marzotto.</p>
<p align="left">Era esattamente come me l’aspettavo: <strong>una sorta di presepe vivente turistico e ipnotico</strong>. La nostra “fortuna”, chiamiamola così, è stata parcheggiare lontano dal centro (e per lontano intendo: mille scale), ma almeno così facendo abbiamo potuto vedere la parte più nascosta e tranquilla di Positano, quella per la quale una volta tornato puoi atteggiarti a local del posto. Un&#8217;altra chicca più &#8220;verace&#8221; di Positano? Il<strong> locale Delicatessen</strong>: panini e focacce farcite, torte rustiche e frittatone a prezzi onesti. E chi se lo aspettava!</p>
<h3>4° Tappa</h3>
<p align="left">Il quarto giorno eravamo dell’idea di andare a Capri in giornata, ma la pioggia ci ha fatto desistere (tanto più che col brutto tempo la Grotta Azzurra non è visitabile) indirizzandoci perciò su <strong>Pompei</strong>, la quale non distava molto dalla nostra base di Vico Equense. Abbiamo fatto una fila di 30 minuti per prendere due biglietti da 15 euro l’uno, pronti a giudicare dall’alto della nostra vicinanza a Ostia antica se Pompei fosse tanto meglio: beh sì, lo è.</p>
<p align="left">C’è molto, moltissimo da vedere, e vi consiglio di prendervi <strong>almeno 4 ore per visitare a modo gli scavi</strong>. Tip: anche se non prendete una guida, in giro ce ne sono talmente tante che sarà impossibile non carpire le utili informazioni sulla vita a Pompei che forniscono ai vari gruppi di turisti.</p>
<p align="left">Al ritorno da Pompei ci siamo fermati a <strong>Castellammare di Stabia, diretti al Caffè emozioni gustative</strong> dove si trova una selezione della pasticceria di Sal De Riso: abbiamo preso una fetta di torta Panarea a base di pistacchio e un semifreddo ai tre cioccolati, e che ve lo dico a fare, erano meravigliosi. La sera siamo tornati da Lieve a Sorrento dove abbiamo preso la nostra terza pizza nel giro di quattro giorni; del resto a Pompei avevamo camminato tantissimo.</p>
<p align="left">Il quinto giorno dovevamo tornare a Roma, ma prima sembrava un peccato non fare un salto a Napoli per provare <strong>la pasta patate e provola di Nennella</strong>, o vedere il <strong>Cristo Velato</strong> (ingresso: 7 euro) e il <strong>Monastero di Santa Chiara</strong> (6 euro), due tappe che non avevamo ancora esplorato nel capoluogo campano. Per Nennella e il Cristo Velato vi consiglio di andarci sul presto per evitare file piuttosto lunghe (riguardo al ristorante: sappiate che è decisamente folcloristico, ma non dirò nient’altro perché è un’esperienza che va vissuta e non spiegata a parole).</p>
<h3>Bonus track: il Sentiero degli Dei</h3>
<p align="left">Durante la tappa del 2023 abbiamo pensato di effettuare anche il <strong>Sentiero degli Dei</strong>, un percorso naturalistico che si snoda lungo la Costiera. Lo so a cosa state pensando: è fattibile? Quanto dura? Alla fine avrò delle megavescicone? Allora, durante il sentiero abbiamo incontrato diverse persone anziane (anche con scarpe non propriamente adatte &#8211; ricordatevi quelle da trekking), inoltre il percorso non è particolarmente accidentato o in salita. Tuttavia, dura 4 ore. No, non in tutto: 4 all&#8217;andata e 4 al ritorno.</p>
<p align="left">In molti decidono di fare il sentiero partendo da <strong>Bomerano (Agerola)</strong>, come abbiamo fatto anche noi, per poi arrivare a Positano e da lì prendere degli autobus, come non abbiamo fatto noi perché siamo masochisti. Infine, il percorso ne vale la pena? Beh, <strong>penso</strong> di sì. Penso perché noi l&#8217;abbiamo visto avvolto dalla nebbia, ma devo dire che nonostante tutto è stato uno spettacolo suggestivo. Nel caso non temiate le megavesciche ai piedi, vi lascio il <a href="https://www.booking.com/hotel/it/casa-della-regina-agerola1.it.html?aid=375119&amp;label=hotel_details-hzdbdl%401691138454&amp;sid=c7dea2144c7a7abdcabf9079370f6a3e&amp;checkin=2023-08-04;checkout=2023-08-05;dist=0;from_sn=android;group_adults=2;group_children=0;no_rooms=1;req_adults=2;req_children=0;room1=A%2CA;sb_price_type=total;type=total&amp;" target="_blank" rel="noopener">link</a> dell&#8217;alloggio di Bomerano dove abbiamo dormito, pulitissimo e comodissimo perché si trovava a soli 10 minuti di cammino dall&#8217;inizio del sentiero. Un po&#8217; prima del punto di partenza troverete anche <strong>diversi alimentari e negozi con attrezzature da trekking</strong>, in caso di bisogno.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/sentiero-degli-dei-scaled.jpg" /></p>
<p align="left">Io comunque ve lo dico, sto già pensando a quando ritornare in Costiera. E spero di aver fatto venire voglia anche a voi di andare: magari scegliete un periodo più in bassa stagione, così da evitare il traffico e le lunghe code. Per il resto, <strong>lunga vita alla Costiera Amalfitana</strong>!</p>
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		<title>L’Effetto Rachel Green: i danni delle romcom</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/effetto-rachel-green/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 09:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rachel Green, commedie romantiche e altre cose importantissime</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;Effetto Rachel Green è un fenomeno scientifico che ho individuato in molte commedie romantiche: ecco in cosa consiste</h2>
<p align="left">Tutti ti mettono in guardia dai <strong>pericoli dei film Disney</strong>. “Non funziona così nella vita vera, te la devi cavare da sola senza nessun principe azzurro che venga a salvarti!”. Ti mettono in guardia dagli effetti nefasti di certe commedie romantiche. “Non funziona così nella vita vera, te la devi cavare da sola senza nessun principe azzurro che venga a salvarti!”. Ti mettono in guardia persino dai porno. “Il sesso non funziona così nella vita vera!”.</p>
<p align="left">E guardate che <strong>io sono d’accordo</strong>: queste convinzioni sono figlie di una matrice contemporanea e femminista che mi appartiene. Mi sta più che bene non essere salvata da principi azzurri e non dover sottostare a estenuanti sessioni amorose in posizioni che alla lunga sembrano alquanto scomode (senza parlare di quei porno che degradano il ruolo della donna, ma ne parleremo un’altra volta), non è questo il problema.</p>
<p align="left">Il punto è che c’è un altro messaggio subliminale e persistente da cui in pochi ti mettono in guardia e che è strisciato dai film e i libri fino a germogliare rigoglioso nella mia povera testolina, ossia che ognuno in fondo è speciale e talentuoso, anche se non lo sa… <strong>anzi, soprattutto se non lo sa!</strong> Più il mondo gli dice il contrario, più lo sventurato protagonista vedrà riconosciuti i suoi meriti semi-nascosti, alla fine della storia. Per comodità lo chiamo <strong>l’Effetto Rachel Green</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/rachel-green.webp" /></p>
<p align="left">Sì, parlo della Rachel Green di Friends, quella interpretata da <strong>Jennifer Aniston</strong>. Le voglio bene ed è diventata il mio personaggio preferito a una seconda visione della serie TV, spodestando Monica dal trono; ma questo non significa che non sia arrabbiata con lei. Pensateci su: all’inizio di Friends Rachel è davvero messa male in arnese. Ha appena lasciato il suo promesso sposo all’altare, è viziata e inconcludente, finisce a fare la cameriera ma è un totale disastro.</p>
<p align="left">Eppure da un giorno all’altro, grazie a un incontro fortuito, quella gran culo di Rachel inizia a lavorare da Ralph Lauren dove intraprende una fulgida carriera basata sul suo occhio naturalmente visionario per la moda. E negli ultimi tempi ho visto questo meccanismo anche in molti altri film, come <strong>Non è romantico?, Come far perdere la testa al capo (di cui parlo anche <a href="https://www.aesseresinceri.it/ornella-vanoni-e-orietta-berti/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>), Gente que viene y bah</strong>, le cui trame mescolano sapientemente il genere rosa con percorsi di realizzazione personale della protagonista.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Come-far-perdere-la-testa-al-capo.webp" /></p>
<p align="left">Perché adesso l<strong>a strada per la felicità è ostacolata anche da un lavoro</strong> all’interno dell’ambito che la nostra eroina ha sempre agognato ma che non la soddisfa pienamente, vuoi perché il capo è uno stronzo, vuoi perché si trova in un’azienda obsoleta rispetto alla sua visione innovativa, vuoi perché è bloccata in un ruolo che non rende giustizia al suo potenziale che perciò rimane inespresso (potenziale enorme ma di cui lei non è pienamente conscia, a differenza del suo migliore amico/sorella che la sprona sempre).</p>
<p align="left">Ovviamente il film si conclude con la protagonista che, dopo varie peripezie, angosce e delusioni, a) si fidanza, b) grazie a un’idea che le è piovuta in testa per puro caso mentre si destreggiava tra gli affari di cuore ottiene un nuovo lavoro, nel quale manco a dirlo è finalmente apprezzata per <strong>il suo genio ormai visibile agli occhi di tutti </strong>(variazione sul tema: rimane nell’ufficio dove stava prima ma il suo capo stronzo è stato licenziato in quanto tale e lei prende il suo posto, dando l’avvio a un applaudito processo di rimodernamento).</p>
<p align="left">È palese ormai che sempre più commedie romantiche, in ordine di sopravvivere, abbiano continuato sulla strada tracciata da Friends <strong>andando oltre i propri cliché amorosi</strong>, pur conservando la natura illusoria per la quale hanno raggiunto il successo: se prima infatti si concludevano con “e vissero tutti felici e contenti”, ora recitano “e vissero tutti felici e contenti e con un ottimo lavoro”. Prima non è che le protagoniste delle rom-com non avessero un lavoro, solo che era una sfera marginale della trama, un accessorio che non diventava parte delle barriere che dovevano superare per poter essere pienamente realizzate.</p>
<p align="left">Con tutta probabilità si è deciso che questo genere di film doveva essere al passo coi tempi e quindi accompagnare l’evoluzione della <strong>giovane donna millennial</strong> (che odio questa parola, ma ci scommetto le chiappe che in qualche ufficio losangelino hanno presentato così il panel dedicato a questo nuovo corso cinematografico), dando maggiore spazio alla sua autodeterminazione nel campo lavorativo; non è politicamente corretto né moderno dar vita a una protagonista femminile che per tutto il film cerca solo di coronare il proprio sogno d’amore.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Il-matrimonio-del-mio-migliore-amico.jpg" /></p>
<p align="left">Immagino quindi gli sceneggiatori dietro a queste storie darsi delle pacche sulle spalle e dirsi <strong>“uè ma come siamo verosimili e femministi”</strong>, beh no, non lo siete. Avete solo costruito un altro oggetto di desiderio tanto facile da bramare quanto difficile da raggiungere nella vita reale, brutti idioti. Ci chiedono infatti di identificarci con la protagonista del film, suggerendo che ognuno di noi è un fiocco di neve speciale e talentuoso in una maniera assolutamente spontanea, e altrettanto spontaneamente ci verranno riconosciuti i meriti per questo.</p>
<p align="left">Peccato che si possa anche nascere con un talento incorporato, solo che nella stragrande maggioranza dei casi <strong>va assistito, e curato, e nutrito</strong>. Proprio come l’ispirazione; sì, è tanto romantico pensare di sedersi davanti al computer, che so, per poi scrivere dal nulla e in breve tempo il grande capolavoro del 21esimo secolo… ma la verità, temo, è che i capolavori richiedono anche grande fatica, e non solo una predisposizione naturale venata di genialità.</p>
<p align="left">Però nei momenti difficili, quando penso di essere una povera scema incapace, allora mi trastullo sognando di essere anche io come le ragazze dei film descritti. Magari anche io ho del talento in procinto di sbocciare ma non ne sono ben consapevole, così come non lo sono gli altri che mi circondano, e che magari devo solo aspettare e avrò dei grandi riconoscimenti fortuiti, <strong>e poi arriverà anche Tom Cruise</strong> a dirmi “Stasera, per il nostro progetto, per la nostra società è stata una serata molto importante. Ma non era completa. Perché non potevo condividerla con te. Non sentivo la tua voce e non potevo ridere insieme a te. Mi manca mia moglie. Viviamo in un mondo cinico. E lavoriamo in un ambiente di persone fortemente competitive. Io ti amo. Tu, tu mi completi”.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Jerry-Maguire.jpg" /></p>
<p align="left">Ah! Maledette commedie romantiche, i danni che ci avete fatto. Eppure starò sempre lì, pronta a vedermene una su Netflix col gelato davanti, <strong>come nei cliché più spudorati sul tema</strong> (e sempre capace di separare la realtà dalla fantasia e di incazzarmi con Rachel Green pur vedendola come somma arbiter elegantiae, ça va? E poi Tom Cruise nemmeno mi piace, è un fanatico di Scientology).</p>
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		<title>Parigi Insolita: 10 cose particolari da vedere nella capitale francese</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/parigi-insolita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Mar 2023 19:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dimentica la Tour Eiffel e gli Champs-Elysées per un attimo e scopri la Parigi insolita!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Dimentica la Tour Eiffel e gli Champs-Elysées per un attimo e scopri la Parigi insolita!</h2>
<blockquote><p>“Un forestiero farà una gran fatica a penetrare il ritmo della nostra città montagnosa, a intuire il segreto dei veri e propri villaggi che si nascondono sulla cima di Montmartre, Montparnasse, Montsouris e di altri poggi ostili ai ciclisti. Non c’è un segreto di Parigi, una Parigi segreta. Ce ne sono mille“.</p></blockquote>
<p align="left">Caro Jean Cocteau, hai ragione sulla personalità multiforme di Parigi. Però, pur essendo una forestiera, sono comunque riuscita a scoprirne diversi segreti: e quindi beccati – anzi, beccatevi! – questa Parigi insolita!</p>
<h3>Parigi insolita: la moschea e un giardino segreto</h3>
<p align="left">Voglio così bene a Parigi che apprezzo anche le sue zone più sfacciatamente turistiche, un po’ come quando sei innamorato di qualcuno e chiudi un occhio sui suoi difetti. Ma questo non vuol dire che ogni tanto non ti venga voglia di strozzarlo: quindi meno male che vicino al chiassoso quartiere Latino sorga un’oasi di pace come la <strong>Grande Moschea di Parigi</strong>, la seconda per grandezza in Europa e la più grande in Francia.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Grande-Moschea-di-Parigi.png" /></p>
<p align="left">L’ingresso costa 3 euro, un prezzo ridicolo considerato che siamo sempre nella costosa Parigi, e permette di visitare parte dell’interno (perché la sala dedicata alla preghiera si può vedere solo da fuori) insieme ai giardini. La vista vi rinfrancherà lo spirito, ma poiché siamo anche creature profondamente terrene, sappiate che in giro ci sono diversi distributori d’acqua dove soddisfare la sete a gratis; inoltre è obbligatoria una puntatina al <strong>Café della Moschea</strong> per un tè alla menta e dei dolcetti strepitosi. Se avete proprio un gran bisogno di relax so che c’è anche l’hammam, ma non ho avuto modo di provarlo. Un’ultima info: io avevo messo una gonna lunga e un maglioncino per coprire gambe e braccia, ma in caso ne siate sprovvisti all’ingresso vi forniranno gratuitamente dei teli colorati adatti allo scopo.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Cafe-della-Moschea.png" /></p>
<p align="left">Accanto alla Moschea si trova anche uno dei molti polmoni verdi di Parigi, il <strong>Jardin des Plantes</strong>, meno noto rispetto ai giardini des Tuileries e du Luxembourg ma altrettanto rilassante. La sua vera gemma, però, è ancora più nascosta: si tratta del Jardin Alpin, al quale si accede tramite un sottopassaggio apparentemente losco che però vi catapulterà in un angolo ombroso e tranquillo, in cui la parola d’ordine è indolenza. Lasciatevi cadere su una panchina e cercate su internet un ristorante per la cena come ho fatto io: è stato un momento perfetto.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Jardin-Alpin.png" /></p>
<h3>Il verde di Parigi: le passeggiate che non ti aspetti</h3>
<p align="left">Uno dei motivi per cui amo Parigi, e in particolare la Parigi insolita, è che in ogni angolo c’è una zona immersa nel verde. Ad esempio, non lontano dalla trafficata Gare du Lyon potete trovare la <strong>Promenade Plantèè</strong>, una sorta di parco sopraelevato che sorge al posto di una linea ferroviaria ormai dismessa.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Promenade-Plantee.png" /></p>
<p align="left">Se avete visto il film <strong>Before sunset</strong> lo riconoscerete perché è il posto in cui passeggiano i protagonisti Jesse e Celine, parlando a vanvera mentre fingono di non voler limonare come se non ci fosse un domani. Là vicino c’è anche la Notting Hill parigina, ovvero <strong>Rue Cremieux</strong>: vi consiglio di farci un salto rapidissimo e silenzioso, perché <a href="https://www.rivistastudio.com/rue-cremieux-parigi/" target="_blank" rel="noopener">in un articolo</a> ho letto che i residenti vorrebbero farla chiudere a causa dei troppi turisti che la visitano.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Rue-Cremieux.png" /></p>
<p align="left">I parigini comunque ce l’hanno col voler ridare nuova vita ai tratti ferroviari in disuso: anche la <strong>Petite Ceinture</strong> è esattamente questo, anche se non è sopraelevata per tutta la sua lunghezza come la Promenade. Il punto più suggestivo si trova all’interno del <strong>parco Montsouris</strong>, ma è possibile ammirarne un tratto anche passeggiando nella zona di Alésia Montparnasse. Altrimenti se siete proprio intenzionati a percorrerla potete accedere all’entrata di fronte a rue Olivier de Serres 99.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Petite-Ceinture.png" /></p>
<p align="left">Per finire il giro degli angoli verdi che non ti aspetti a Parigi, vi consiglio di fare un salto anche all’<strong>Île Saint Germain</strong>: si trova leggermente fuori mano rispetto al centro, ma questo dettaglio non fa che accrescere la piacevole sensazione, una volta arrivati, di trovarsi in aperta campagna. Si tratta di un’isola sulla Senna dove sorge un parco idilliaco con prati a perdita d’occhio, giardini selvatici con piante locali e percorsi più curati dove passeggiare o correre. C’è persino una scuderia di pony, ma cosa volete di più.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Ile-Saint-Germain.png" /></p>
<h3>Chinatown + Butte aux Cailles</h3>
<p align="left">Se volete vedere in breve un concentrato delle diverse personalità della Ville Lumière, allora questo giro fa decisamente per voi: partite dalla <strong>Chinatown parigina</strong>, dove il pezzo forte riguarda le varie rosticcerie tipiche in cui oltre ai piatti esposti si può chiedere anche un banh mi, ossia un panino farcito con carne, limone e spezie.</p>
<p align="left">Dopo mangiato ci vuole poco per arrivare a <strong>Butte aux Cailles</strong>, che chiamare quartiere è riduttivo; ricorda infatti più un villaggio all’antica, costituito com’è da stradine tortuose, taverne e case che sembrano sbucare direttamente da libri illustrati (ma a sorpresa ci sono anche diversi graffiti interessanti!).</p>
<p align="left">Vanno menzionate in particolare quelle che costituiscono la <strong>Petite Alsace</strong>, un complesso di casette il cui stile ricorda ovviamente l’Alsazia, e quelle della <strong>Petite Russie</strong>, le cui villette a schiera invece non hanno nulla a che fare con l’architettura russa (l’insieme si chiama così perché fu costruito per gli impiegati di una compagnia di taxi, i quali erano per la maggior parte di origine russa). Purtroppo non ho foto della zona perché ho fatto questo giro nel lontano 2014 e nel frattempo le ho perse!</p>
<h3>La zona di Passy e l’Île aux Cygnes</h3>
<p align="left">Vicino alla Torre Eiffel sorge il quartiere-villaggio di <strong>Passy</strong>, zona ormai residenziale che però conserva ancora qualche tratto del passato. Ad esempio potete iniziare il giro ammirando il <strong>Castel Béranger</strong>, edificio in stile Art Noveau la cui facciata formidabile gli valse il primo premio a un concorso.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Castel-Beranger.png" /></p>
<p align="left">Purtroppo essendo un palazzo abitato non si può entrare all’interno, ma potete rimediare alla voglia di ficcanasare in giro visitando la vicina <strong>Maison de Balzac</strong>, dove il celebre scrittore visse e lavorò a molti dei suoi libri. L’ingresso è gratuito, la casa deliziosa, e soprattutto dal giardino si gode di una vista nient’affatto scontata sulla Torre Eiffel (hai capito Balzac! Anche se ai suoi tempi la Torre non era ancora nata, lo scrittore ci aveva visto giusto riguardo alla posizione della casa).</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Maison-Balzac.png" /></p>
<p align="left">Sotto la Maison de Balzac passa inoltre <strong>Rue Berton</strong>, una via strettina ma piacevole da percorrere, dato che finisce sulla Senna. Una volta raggiunto il fiume potete dirigervi all’<strong>Île aux Cygnes</strong>, una lunga “striscia d’isola” disseminata di alberi e panchine su cui rilassarsi dopo la camminata.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/03/Ile-aux-Cygnes.png" /></p>
<p align="left">Esatto, non sono riuscita a resistere e ho dovuto inserire un altro di quegli angoli verdi e inaspettati con cui vi ho già rotto le scatole sopra. Ma che ci posso fare se Parigi è fatta così? Io non sono che un’umile serva al suo cospetto, cantora delle sue mille meraviglie, verdi e non, in codesto blog.</p>
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		<title>Documentari da vedere: storie vere incredibili</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/documentari-da-vedere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 23:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film e Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni sincere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madonna, politici molesti e atleti dopati: 3 storie da scoprire in questi documentari Netflix</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Non perderti questi documentari da vedere almeno una volta nella vita!</h2>
<p align="left">Oggi sproloquio sui documentari che raccontano una storia ovviamente vera ma che non stonerebbe in un film. Genere conosciuto anche come <strong>“documentari che mi fanno raggiungere il Nirvana”</strong>.</p>
<h3 style="text-align: center;">Strike a pose</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/documentari-da-vedere-1.png" /></p>
<p align="left">Questo documentario apprezzatissimo dalla critica ritrova sei dei sette ballerini che nel 1990 comparvero nel <strong>Blonde Ambition Tour di Madonna</strong>. Nonostante mostri i ballerini come sono ora (e perlopiù sono disincantati e malinconici), attraverso i loro ricordi e le immagini di repertorio è facile rintracciare il fermento di quegli anni: la maggior parte dei ragazzi proveniva infatti dalla scena del <strong>Vogueing (il ballo portato al successo da Madonna nel videoclip di Vogue)</strong> e insomma, ci sarebbe da fare un film anche solo su quel sottobosco di slip dress, brulichio culturale e sostanze non proprio legali. O una serie TV, come ha fatto <strong>Ryan Murphy con Pose</strong>.</p>
<p align="left">Ma Strike a pose sottolinea anche un altro aspetto rappresentativo dei primi anni ’90, ovvero la crescente libertà d’espressione sul sesso sicuro e il coming out: in questo discorso Madonna ha avuto un ruolo di spicco, anche grazie ai suoi 7 samurai-ballerini, i quali erano tutti gay meno uno (sebbene emerga che li abbia un po’ strumentalizzati). Non vivo certo in una caverna, ma è tramite questo documentario che mi sono resa pienamente conto di quanto la schiettezza di Madonna sia stata illuminante per molte persone, all’epoca. Risultato: alla fine avevo <strong>nostalgia di un tempo che non ho mai vissuto</strong>. Se un documentario riesce a darti quest’effetto, significa che schifo non fa.</p>
<h3 style="text-align: center;">Weiner</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/documentari-da-vedere-2.png" /></p>
<p align="left">Ecco, a proposito di schiettezza, il documentario sul <strong>politico Anthony Weiner</strong> cade proprio a fagiolo. All’inizio del film vengono mostrati alcuni interventi fatti da Weiner in TV o al Congresso, e sebbene si tratti solo di pochi minuti sono rimasta impressionata: parlava in un modo che non ho mai visto fare a nessun altro politico. Era estremamente persuasivo, sardonico ma allo stesso tempo appassionato. E schietto, appunto. Peccato che lo sia stato eccessivamente, come quando ha preso la bella abitudine di mandare delle dick pic a svariate donne (su questo argomento poi ci sarebbe da fare un altro documentario. Perché alcuni uomini sentono il bisogno di inviare dick pic non richieste?). Weiner cade in disgrazia, ma come spesso accade – soprattutto negli USA – risorge come una fenice dalle ceneri e <strong>si candida a sindaco di New York</strong>, forte dei sondaggi e del sostegno di sempre più persone. Ah, il sogno americano non delude mai.</p>
<p align="left">Gli uomini invece sì. Perché proprio quando Weiner sembra andare alla grande, i rigurgiti del suo scandalo riescono fuori, travolgendo nuovamente lui e la sua famiglia. Questa è grosse righe la storia su cui si concentra il documentario, ma io aggiungo un succosissimo extra avvenuto in seguito: se volete prendervela con una persona specifica per via di Trump presidente – oltre a Trump, ovvio -, allora vi fornisco un capro espiatorio. Prima delle elezioni presidenziali venne aperta un’inchiesta federale su Weiner, perché aveva indirizzato del sexting anche a una 15enne. Fu sequestrato il suo pc, su cui si trovavano <strong>le famigerate email di Hillary Clinton inoltrate a Huma Abedin</strong>, suo braccio destro nonché moglie di Weiner, perché quest’ultimo le stampasse a casa. Il resto è storia; e ditemi se non è una storia da film.</p>
<h3 style="text-align: center;">Icarus</h3>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/04/documentari-da-vedere-3.png" /></p>
<p align="left">Vedere Icarus, premiato come <strong>miglior documentario agli Oscar 2018</strong>, è come provare un costante déjà vu e allo stesso tempo un jamais vu, ossia l’incapacità di riconoscere una situazione familiare: perché sebbene il documentario presenti molti cliché da film di spionaggio, è quasi difficile credere a quello che si dipana sullo schermo, cioè che la Russia ha sempre e sistematicamente dopato i propri atleti. In qualsiasi disciplina. E in qualsiasi manifestazione. Da molti, molti decenni.</p>
<p align="left">Il documentario, scritto, diretto e interpretato da <strong>Bryan Fogel</strong> inizialmente doveva dimostrare come fosse facile doparsi e barare in alcune gare sportive. Ma quando Fogel ha contattato <strong>Grigory Rodchenkov</strong>, ormai ex direttore del laboratorio nazionale Russo anti-doping, la storia ha preso tutt’altra direzione grazie alle rivelazioni dello scienziato. Da lì è iniziato un carosello di aerei presi di nascosto, Fbi e Fsb appostati fuori dalle porte, minacce, sparizioni, accuse e tante altre cosette che mi facevano quasi saltare sul divano.</p>
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		<title>Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti</title>
		<link>https://www.aesseresinceri.it/ornella-vanoni-e-orietta-berti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 09:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti sinceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti": lo so, che razza di titolo eh? Nel post mi spiego meglio, promesso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aesseresinceri.it/ornella-vanoni-e-orietta-berti/">Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti</a> proviene da <a href="https://www.aesseresinceri.it">Aesseresinceri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>&#8220;Voglio poter essere Ornella Vanoni e Orietta Berti&#8221;: lo so, che razza di titolo eh? Super SEO-friendly, oltretutto. Ora mi spiego, promesso</h2>
<p align="left">Anche se mi ronzava in testa già da un po’, l’idea per questo post ha preso davvero forma grazie a due visioni differenti ma rivelatesi complementari.</p>
<p align="left">La prima è una <strong>puntata di Techetechetè</strong> incentrata su Orietta Berti, in cui ho scoperto che Orietta ha sfornato diverse hit oltre a Finché la barca va, e che è stata spesso derisa dalla stampa per il suo aspetto salubre da contadina romagnola. Si facevano, inoltre, continui paragoni tra lei e le colleghe considerate più cool e attraenti, come Mina od Ornella Vanoni: ad esempio nella puntata hanno fatto vedere uno spezzone sgradevole dove un giornalista incalzava Orietta, chiedendole perché, secondo lei, gli uomini le preferissero Ornella Vanoni (nel mentre immaginatemi seduta sul divano a strepitare “Orietta ma sputagli in un occhio a questo!!!”).</p>
<p align="left"><strong>Conclusione:</strong> avvenenza &gt; semplicità</p>
<p align="left">La seconda visione invece è quella del film <strong>Come far perdere la testa al capo</strong>, di cui parlo anche in <a href="https://www.aesseresinceri.it/effetto-rachel-green/" target="_blank" rel="noopener">questo post</a>. Qui il protagonista maschile sta con una modella dipinta come noiosa e insipida. La porta a un ristorante esclusivo, gesto di cui la modella è super felice, ma il tizio non fa che sognare il momento in cui ha mangiato una pizza seduto per terra con l’altra protagonista del film, una ragazza goffa ma carina e alla mano. Ovviamente nel finale il nostro si fidanza con quest’ultima.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/Come-far-perdere-la-testa-al-capo.webp" /></p>
<p align="left"><strong>Conclusione:</strong> semplicità &gt; avvenenza</p>
<p align="left">Allora, io mi sono rotta. Perché in entrambi i case study (madonna se me la sento calda) secondo me c’è un’immagine della donna di come deve essere. E non solo: di come deve essere per risultare giusta, e finanche per piacere agli uomini. <strong>L’ideale supremo, ovviamente, sarebbe di coniugare i due aspetti</strong> (semplicità e avvenenza) ed essere quindi una modella che però posta le foto del cheeseburger che si è appena mangiata, magari mettendo anche come didascalia “Vegano stammi lontano!”. Jackpot.</p>
<p align="left">E mica lo dico solo io. C’è un discorso simile anche nel libro e nel film <strong>Gone Girl</strong>: “Gli uomini dicono sempre così no? Il complimento assoluto: è una strafica! La strafica è sexy. La strafica è divertente […] se lui vuole, lei sarà una sciacquetta che parla di football e mangia ali di pollo al fast food.”.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.aesseresinceri.it/wp-content/uploads/2023/05/gone-girl-lamore-bugiardo-film.png" /></p>
<p align="left">Idea che poi è perpetrata dalle donne stesse. Basta pensare a pagine Facebook come <strong>Alpha Woman</strong>, i cui meme dileggiano le attività considerate femminili (mettersi lo smalto, fare shopping) per esaltare invece il ruttare, il mangiare tanto e soprattutto grasso, eccetera eccetera. Nei meme di Alpha Woman si rintraccia la convinzione che queste qualità, essendo ritenute maschili, <strong>sono intransitivamente più apprezzabili</strong>. Dunque se una donna se ne appropria verrà stimata. “Mangi quanto me! Sei una grande! Non sei come le altre ragazze che ho conosciuto!”. Quello che dico io è: se rutti o ami le costolette non c’è niente di cui vantarsi; ma nemmeno niente di cui vergognarsi. È una cosa normale. Ci vantiamo forse di respirare? Non mi sembra.</p>
<p align="left">E soprattutto, se rutti, se imprechi, non dovresti farlo perché è “da maschi”. Lo fai perché ti va, <strong>perché è un tratto della tua personalità</strong>. Così come se mi va parlo di trucchi o magari sto attenta a quello che mangio, senza che per questo debba essere considerata noiosa o una mammoletta. Se mi va posso essere la ragazza che mangia pizza seduta per terra, e al tempo stesso essere felice di andare in un ristorante chic. Se mi va un giorno voglio poter essere Ornella Vanoni, e quello dopo essere Orietta Berti (magari senza la sua predilezione per <a href="https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/orietta_berti_pd_luigi_di_maio-3481721.html" target="_blank" rel="noopener">una certa persona</a>).</p>
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